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Perdere tempo su internet

Perdere tempo su internet

14 Giugno 2017 Redazione SoloTablet
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Perdere tempo su Internet è il titolo di un libro di Kenneth Goldsmith che racconta come la generazione dei selfie usi la Rete e le sue applicazioni. Secondo molti critici le nuove tecnologie e i dispositivi mobili hanno reso le persone superficiali, indifferenti alla realtà della realtà e insensibili alle persone reali. Secondo l'autore la situazione è diversa anche se invita tutti ad acquisire una diversa conspaevolezza nell'uso della tecnologia.

Il libro di Kenneth Goldsmith è del 2016, da quest'anno disponibile anche in Italia edito dalla Piccola Biblioteca Einaudi. E' un libro ricco di richiami suggestivi alle esperienze artistiche e letterarie ma anche un manifesto che invita tutti a ripensare completamente il rapporto con il web e le nuove tecnologie.

L'autore è noto a livello internazionale come poeta, intellettuale, editor di UbuWeb, un archivio digitale di arte contemporanea e insegnante alla Università della Pennsylvenia, oltre che autore di numerosi saggi sui linguaggi dell'era digitale. Il libro nasce da un corso universitario finalizzato a sperimentare l'uso che viene fatto del web esplorandone la numerose gli effetti sulla creatività, sulla comunicazione e sulle relazioni umane. Il risultato di questa esplorazione presentato nel libro presenta caratteri sovversivi, avvincenti e imprevedibili per chi è abituato a usare in modo superficiale e inconsapevole Internet ma anche per chi ha della rete una visione negativa, spesso determinata da eccessivo conservatorismo e criticismo. Il lettore si troverà a confrontarsi con un testo ottimista sia sul Web sia sui social, visti entrambi come spazi essenzialmente creativi, ma anche con la teorizzazione di cosa significhi essere maggiormente consapevoli dell'uso che facciamo della tecnologia.

L'elemento di partenza del libro è la costatazione di quanto la tecnologia sia diventata fondamentale nel definire l'esistenza stessa della persona. Senza uno smartphone o un account Facebook non c'è vita, senza cinguettare o scattare selfie non si esiste, senza postare o cambiare il proprio stato sulla pagina di Facebook è come essere invisibili e non esistere. Al contrario, stare dentro un social network, pubblicare testi e foto, cinguettare o messaggiare significa dare un senso alla propria vita e percepirsi come vivi. Per capire il fenomeno bisogna contestualizzarlo e collegarlo alle sue radici più profonde che stanno dentro il pensiero umano e la cultura che hanno preceduto l'era tecnologica attuale.

Il primo passo per capire le nuove tecnologie e perchè perdiamo così tanto tempo online è il superamento di una visione puramente critica del mezzo tecnologico come strumento che fa perdere tempo. Il secondo passo è di interrogarsi su come potrebbe essere utilizzato meglio il tempo di Internet se venisse dedicato alla creatività o se gli elaborati, le azioni, i contenuti in esso prodotti venissero usati come materiale grezzo per dare forma a opere letterarie e artistiche, capaci come altre di emozionare e coinvolgere anche se con mezzi diversi come Twitter, Instagram o facebook.

Il corso da cui è nato il libro è un'idea del 2014, nasceva dall'assunzione che Internet non ci rende stupidi ma più intelligenti e creativi e prevedeva che gli studenti passassero tre ore del loro tempo a usare Internet e le sue applicazioni dividendo il loro tempo e la loro attenzione tra le loro attività online e la classe. Lo scopo era di verificare se e quanto la cosiddetta distrazione provocata da Internet potesse anche generare nuove produzioni artistiche e al tempo stesso favorire una maggiore consapevolezza critica delle potenzialità di Internet. L'idea era di aiutare gli studenti a trarre vantaggio teorizzandole dalle pratiche già diffuse di utilizzo di un dispositivo in classe, spesso usato semplicemente per cercare materiali e risposte da copiare e usare per le esercitazioni e i test in classe. Il corso è stato di grande successo ed è oggi inserito stabilmente nella proposta della facoltà di letteratura dell'Università presso cui insegna Godsmith.

Chi volsse leggere il libro lo trova anche sullo store della Feltrinelli.

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