Lifestyle /

Piattaforme social gratuite in cambio di spot

Piattaforme social gratuite in cambio di spot

03 Aprile 2018 Redazione SoloTablet
SoloTablet
Redazione SoloTablet
share
Mentre Facebook si interroga sul suo modello di business e gli analisti si stanno prodigando in suggerimenti che prevedono abbonamenti o forme di condivisione dei guadagni, l'utente continua a mostrarsi disponibile alla trasparenza e agli spot pubblicitari in cambio della gratuità.

I consumatori hanno oggi accesso a una miriade di contenuti. Un universo di dati, informazioni, testi e immagini in continua espansione che nella realtà catturano l'attenzione e il tempo dei consumatori, ma non allo stesso modo per tutte le tipologie di contenuti. Molti dei contenuti attorno ai quali si concentra sia l'attenzione sia il tempo dell'utente sono caratterizzati dalla presenza di spot pubblicitari, testi sponsorizzati e altre attività promozionali. Questi contenuti rappresentano secondo una ricerca Nielsen l'86% del tempo dedicato ai vari canali mediali oggi disponibili, siano essi televisione o radio, smartphone o tablet e video-giochi.

Questa realtà dovrebbe tranquillizzare Facebook che con un modello di business fondato sulla pubblicità sta ora affrontando lo scandalo Cambridge Analytica con il timore di perdere i suoi inserzionisti. Un timore reale visto che P&G, uno dei più grandi acquirenti al mondo di spazi promozionali online abbia tagliato nel 2017 fino al 50% del suo budget per piattaforme social come Facebook e non solo.

Nel frattempo, mentre alcune minoranze abbandonano Facebook o dicono di volerlo fare, la stragrande maggioranza degli abitanti degli spazi sociali continua a passare più tempo online, attraverso uno dei numerosi dispositivi tecnologici di cui dispone. Non solo smartphone e tablet ma anche PC, schermi TV, console di videogiochi e canali in streaming.

Il tempo passato online è in costante crescita dall'arrivo dello smartphone. Nel secondo trimestre 2007 il tempo, dedicato a interagire con qualche media tecnologico, era in media pari a cinquanta ore alla settimana, oggi è di 75 ore. Un tempo elevato, soprattutto se si confronta con la percezione che di questo tempo solitamente abbiamo e di quanto possano essere fastidiose e irritanti le pubblicità online.

Il fatto che, nonostante la presenza costante di contenuti sponsorizzati o accompagnati da inserzioni pubblicitarie e promozioni, la frequentazione dei canali tecnologici e mediali non cali, indica quanto siano cambiati le abitudini e i comportamenti dei consumatori-utenti e sottolinea anche la validità di un modello di business. Un modello che si basa sulla facilità con cui è possibile raggiungere grandi audience di potenziali consumatori o clienti e che oggi rischia di essere messo in crisi dal modo con cui i proprietari delle principali piattaforme digitali gestiscono i dati e le informazioni di coloro che le frequentano.

A essere chiamata in gioco è in primo luogo Facebook, una società il cui fatturato dipende per quasi il 100% delle inserzioni pubblicitarie. La fuga degli inserzionisti, in apparenza legata agli scandali recenti, evidenzia l'emergere di una percezione diffusa sull'efficacia e la convenienza delle promozioni pubblicitarie sulle piattaforme social.

Se da un lato gli utenti sembrano non essere disturbati dalla invasività di spot e sezioni pubblicitarie sulle loro pagine, gli inserzionisti si trovano a fare i conti con il ritorno sugli investimenti effettuati. Un ritorno che in termini di risultati non sembra più soddisfare e tantomeno giustificare le elevate spese pubblicitarie digitali effettuate. In discussione è oggi sia il tempo sovrastimato di esposizione dello spazio promozionale e il suo reale consumo da parte dell'utente, sia la personalizzazione elevata dello spot promozionale, non necessariamente conveniente per la proposizione di prodotti di largo consumo.

Il fatto di avere una popolazione superiore ai due miliardi sarà sicuramente di aiuto a Facebook per mantenere elevato il numero di inserzionisti così come il numero di utenti. Nonostante gli abbandoni sempre più frequenti. Ciò che non può più fare Facebook è di sottovalutare le tendenze emergenti che raccontano una storia diversa, sia in termini di fiducia da parte degli utenti sia di convenienza per gli inserzionisti. I cambiamenti sono necessari e forse dovrebbero anche essere molto più profondi di quanto suggerito dalle indagini e analisi dettagliate messe in cantiere dopo il caso Cambridge Analytica. Non è un caso che qualche importante azionista dell'azienda stia pensando di chiedere che Zuckerberg si faccia da parte.

comments powered by Disqus

Sei alla ricerca di uno sviluppatore?

Cerca nel nostro database


Temovo

Siamo un’azienda italiana che guarda al business in maniera internazionale. Ci...

Vai al profilo

Appspa - Sviluppo App Personalizzate

Sviluppiamo l'app personalizzata per il tuo business! L'app che realizzeremo per te ti...

Vai al profilo

Visual Meta

La più innovativa app per lo Shopping online è ShopAlike.it, la piattaforma...

Vai al profilo