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Poche immagini raccontano perfettamente il 2015 e si prestano a molte riflessioni

Poche immagini raccontano perfettamente il 2015 e si prestano a molte riflessioni

11 Dicembre 2015 Redazione SoloTablet
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Cento scatti pubblicati dalla rivista Time Magazine servono a ricordare a tutti cosa è stato il 2015, un anno che molti vorrebbero dimenticare e molti altri ricordare. In realtà un anno triste segnato principalmente dalla migrazione di milioni di persone in fuga da guerra, povertà e mancanza di libertà. Un anno marcato indelebilmente con gli attacchi terroristici di Parigi, con le decapitazioni di Daesh in Siria e dai disastri naturali che suggeriscono a tutti l’urgenza di una azione comune e globale sul clima.

Le fotografie pubblicate da Time Magazine (Top 100 Photos of 2015) sono cento. Qui ne offriamo una selezione dettata da scelte soggettive legate a percezioni, paure, valori e sensibilità che non sono necessariamente condivisibili da tutti. Le immagini sono ovunque e hanno il potere di scatenare e condizionare le nostre scelte e azioni, ci provocano emozioni forti, ci confondono, ci attraversano, ma soprattutto continuano a catturare la nostra attenzione come oggetti desideranti che hanno bisogno di attenzione costante e continua.

© Bulent-Kilic / AFP / Getty Images – Musa,un curdo di 25 anni gaurda dall'alto di un edificio distrutto la città curda di Kobane (Gennaio 2015)

Le immagini pubblicate da Time Magazine attraversano la pagina web e lo schermo del display da cui le state guardando per parlare alla mente attraverso una comunicazione tutta visuale, guidata dagli occhi e dal magnetismo attrattivo dei display. Da questi display le immagini ci guardano, si muovono, si presentano in modo attivo e ci influenzano, andando a dare forma, anche culturale, agli ambienti da noi abitati e alle nostre percezioni delle molteplici realtà che stiamo vivendo. Ad esempio le immagini degli obbligazionisti che hanno perso i loro risparmi con le banche da poco salvate dal governo italiano, parlano a milioni di altri correntisti e investitori più di un testo scritto o di un manuale per chi investe. Sono immagini così forti da mettere in difficoltà anche un primo ministro che sull’immagine ha puntato tutta la sua comunicazione politica e auto-promozionale. Immagini in ogni caso meno emotivamente forti di quanto lo siano quelle numerose che hanno raccontato le varie odissee dei migranti che in ogni modo e con ogni mezzo hanno cercato nel 2015 di raggiungere un luogo dove vivere meglio, in tranquillità e lontano dalla guerra e dalla povertà.

© Dan Kitwood / Getty-Images –Migranti in cammino sulle rotaie ai confini tra Serbia e Ungheria. (settembre 2015)

Un paramilatare impegnato a recuperare la salma del bambino Alan Kurdi di tre anni, morto insieme a numerosi altri migranti sulla spiaggia dell'isola di Kos (settembre 2015)

© Bernadett-Szabo / Reuters –Migranto siriano che forzano il muro spinato ungherese al confine con la Serbia (agosto 2015)

© Christophe Archambault / AFP / Getty Images –Migranti asiatici che raccolgono in acqua viveri lanciati da un elicottero per offrirli ai loro compagni sul barcone (maggio 2015)

Il ruolo di queste immagini, che scorrono sugli schermi dei televisorii e su quelli più piccoli dei dispositivi mobili, non è passivo, come non lo è probabilmente mai stato neppure quando l’immagine era quella che usciva dalla cornice di un quadro o dalla corporeità di una statua. Le immagini ci inseguono ovunque dando forma ai nostri pensieri, creando nuove sensibilità e producendo nuove culture. Il legame che unisce occhio e immagine è così forte dal generare simpatia, empatia e immedesimazione. Le immagini attivano i nostri neuroni a specchio, sfruttano le protesi tecnologiche di cui siamo dotati e le loro interfacce e media digitali per occupare attivamente la nostra mente.

Il ruolo attivo e significante delle immagini è stato nel 2015 ben rappresentato dagli scatti fotografici, rubati sulle spiagge, che rimarranno come testimonianza futura, del fenomeno dei migranti e delle loro tragedie, individuali e familiari. Immagini di bambini e bambine, morti sulla spiaggia, che offrono biscotti alla guardia nazionale schierata per bloccare viaggi e speranze o che avanzano gattonando verso un muro di poliziotti schierati a difesa di discendenti di altri migranti del passato.  Sono immagini che vengono incontro allo sguardo, come se uscissero dai display attraverso i quali sono guardate, che parlano una loro lingua, visuale e sensoriale, che incutono paura, suscitano emozioni forti, hanno il potere di colpire e di fare male così come di determinare il destino futuro di chi le guarda.

Il carattere simbolico di queste immagini evidenzia la loro forza e la loro capacità iconica di agire come soggetto attivo e di raccontare la realtà, senza addomesticarla ma neutralizzando o amplificando i significati, le narrazioni e gli ambiti in cui operano. Lo sguardo catturato dall’immagine che scorre su un display è uno sguardo teleguidato da entità che diventano attive e capaci di farci vivere nuove esperienze percettive, così forti da esiliarci o allontanarci dalla realtà in cui siamo inseriti e dettando i nostri comportamenti mentali e pratici. Le immagini che seguono suggeriscno al contrario quanto il nostro sguardo dovrebbe focalizzare meglio ogni singola immagine per cogliere il messaggio urgente che da essa deriva sul cambiamento climatico in corso e sulla necessità di cambiare regole, leggi e soprattutto comportamenti e stili di vita.

Residenti in attesa di essere recuperati e salvati da un elicottero nella città di Kinugawa inondata da una esondazione causata dal tifone Etau in Giappone (settembre 2015)

Case residenziali invase dalla sabbia del deserto a Rancho Mirage in California (aprile 2015)

Fumo e fiamme nei pressi di Rocky Fire Clearlake in California che ha impegnato quasi 2000 pompieri nella battaglia per lo spegnimento dell'incendio (agosto 2015)

La tempesta di neve che ha spazzato il campo base dell'Everest causando durante il terremoto che in Nepal ha causato più di 2000 morti

Uguale forza attiva, con effetti collaterali associati, hanno assunto le tragiche immagini degli attentati terroristici di Parigi del novembre 2015. Lo spazio ampio dedicato dai media all’attacco di Daesh e l’uso diffuso e ripetuto delle immagini ha permesso a tutti di seguire in tempo reale l’evento ma ha anche svelato quanto l’immagine possa essere manipolata e asservita a puri scopi giornalistici e di comunicazione.

Semplici attività di controinformazione (debunking, messa in dubbio, riflessione critica) avrebbero potuto permettere di smascherare l’uso manipolatorio o superficiale di numerose immagini che hanno riempito con la loro forza iconica gli schermi ma che erano completamente false. Falsa era l’immagine della Tour Eiffel spenta in segno di lutto perché spenta la torre lo è ogni notte dopo la mezzanotte, false erano le immagini del concerto della banda rock che si esibiva al Bataclan perché riprese in un concerto precedente di Dublino, false erano le immagini delle piazze piene di francesi raccolti a manifestare perché riferite all’attentato di inizio anno al giornale satirico Charlie Ebdo , ma soprattutto false sono state moltissime immagini fatte circolare sui social network e cinguettate (retwittate), whatsappate, instagrammate superficialmente e senza alcun tipo di verifica da migliaia di persone in tutto il mondo. Come se a guidare l’azione fosse la potenza dell’immagine e non il suo significato, il simbolismo e in particolare l’attinenza alla realtà dei fatti.

Tra le numerose immagini che hanno riempito le pagine dei quotidiani impegnati a narrare l'attacco al Bataclan, una su tutte può bastare a simboleggiare cosa è accaduto:

Una vittima dell'attacco terroristico di parigi, coperta da un telo di fronte al Batclan (novembre 2015)

L’immagine ha da sempre la capacità di prendere il sopravvento sulla parola e sul pensiero razionale ma oggi può sfruttare gli strumenti tecnologici e i media digitali per amplificare il suo potere relegando lo sguardo di chi li usa al rango di spettatore passivo, complice del messaggio che è stato loro associato.

Grazie ai molteplici display moderni e seducenti, la realtà rischia di scomparire, il mondo di trasformarsi in pura illusione (il mondo come appare e il velo di Maya del filosofo Schopenhauer simile a uno schermo che nasconde all’uomo la vera realtà), parvenza e sogno. La visione del filosofo è forse un po’ unilaterale e pessimistica ma si sposa bene con quella postmoderna dei nostri tempi che vede i fatti e la realtà come semplici interpretazioni. A dare forza e consistenza al velo di Maya della filosofia indiana e ripreso dal filosofo tedesco, ci ha pensato il display con le sue immagini, digitali, virtuali, perfette nella loro risoluzione ma anche distorte e capaci di numerose illusioni ottiche che eliminano la differenza tra realtà e sua raffigurazione.

Le immagini che ci guardano dai display non sono però le sole responsabili della distorsione e manipolazione costante della realtà che operiamo. Sono semplici unità di senso, sono rappresentazioni e riproduzioni di ciò che già esiste, sono strumenti di visibilità di ciò che spesso è invisibile alle parole. Tocca a noi decodificarle e interpretarle e decidere cosa farne ma soprattutto dobbiamo chiederci cosa esse vogliano.

E potrebbero anche non volere nulla.

Per decidere cosa fare e capire cosa le immagini vogliano o siano capaci di comunicare è sufficiente scorrere le immagini che seguono, tratte anch'esse dall'elenco dii 100 immagini selezionate da Time Magazine per raccontare e ricordare l'anno 2015.

Campo di rifugiati siriani con Zubaida Faisal, 10 anni chegioca al salto della corda nei pressi di Mafraq in Giordania (luglio 2015)

Infezione di Ebola in Africa: un piccolo sopravvissuto in braccio a un medico di Medici Senza Ftontiere (gennaio 2015)

Per chi pensasse che il 2015 sia un anno da dimenticare due immagini possono servire come toccasana, tisana o salvavita....

 

 



 


 



 

 



 

 

 

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