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Pratiche di social networking e loro implicazioni

Pratiche di social networking e loro implicazioni

20 Gennaio 2015 Redazione SoloTablet
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I dispositivi mobili e le loro applicazioni, i social media e le applicazioni di social networking hanno prodotto profonde trasformazioni nelle modalità di fruizione del tempo libero, nelle dinamiche relazionali di coppia e familiari, nella cultura aziendale e nei rapporti lavorativi. Sono trasformazioni che incidono sulle persone in modo diverso ma con le medesime implicazioni psicologiche.

L’influenza della tecnologia interessa comportamenti, abitudini e stati d’animo di tutte le generazioni, ma ha effetti molto più importanti sui cosiddetti ‘nativi digitali’ (Prenski 2001), giovani nati e immersi nelle nuove tecnologie e che vivono in simbiosi con i loro dispositivi mobili, ecosistemi applicativi, videogiochi, internet e nuovi media.

Questa influenza non è meno importante per gli immigrati digitali, cittadini della rete e utilizzatori della tecnologia che non sono nati e cresciuti con essa ma che hanno dovuto adattarvisi e con la quale devono fare i conti ogni giorno, nella vita professionale, ma anche in quella individuale e personale. Mentre i giovani si muovono nel nuovo contesto senza paure e si destreggiano con rapidità, gli adulti, da immigrati quali sono, devono fare i conti con il disagio della novità, la difficoltà del mezzo, le nuove regole non sempre note e accettate, e con realtà  nelle quali si trovano impacciati e senza difese.

I benefici e i vantaggi derivanti dall’uso dei social media alla Facebook sono numerosi e si possono sintetizzare nella possibilità di socializzare con altre persone connettendosi a loro per scambiare idee, di conversare e di scambiare informazioni che con altri strumenti sarebbe più complicato fare. Benefici e vantaggi non ci vengono regalati gratuitamente. I nuovi media tecnologici incidono sul nostro modo di pensare, sulle nostre pratiche quotidiane, sui nostri modelli relazionali e sulla nostra comunicazione. Gli effetti che ne derivano sono diversi a seconda che la persona coinvolta sia un nativo digitale o un immigrato digitale.

I giovani nativi digitali sono immersi nelle nuove tecnologie come cellulare, videogiochi, internet e nuovi media da sempre. Non hanno bisogno di interrogarsi sul perché fare uso di queste tecnologie e su eventuali effetti collaterali. La loro capacità giovanile di muoversi rapidamente si sposa perfettamente con la velocità delle nuove tecnologie e le nuove forme brevi e immediate di comunicazione.

“Marcia, 16 anni, studentessa al liceo, ha i suoi problemi: al momento la sua vita sullo schermo è insopportabile. Non le pice coò che Internet le tira fuori, e ha la certezza che non si tratti dei suoi lati migliori. Online si da il permesso di dire cattiverie – racconta- […] puoi dire quello che ti passa per la testa, perché sei a casa tua e nessuno può farti niente. Non interagisci con una persona, non vedi la sua reazione, è come se stessi parlando allo schermo di un computer, per cui non si capisce come si potrebbe ferire qualcuno.” - Sherry Turkle, Insieme ma soli

Gli adulti immigrati digitali hanno invece bisogno di imparare, e di sperimentare. Nel farlo sono condizionati dal bisogno di lentezza, da un apprendimento per errori e da una costante riflessione critica sulle motivazioni all’uso e sulle destinazione di scopo di dispositivi e applicazioni (what is in it for me).

I nativi digitali vivono la partecipazione a piattaforme della blogosfera come un modo per trovare affinità elettive in rete e frequentare comunità di potenziali amici con interessi e progetti simili. La costruzione di un blog, come quella di un profilo Facebook, è un modo per raccontare e rappresentare sé stessi alla ricerca della stima di altre persone e delle loro gratificazioni. Partecipare ad una piattaforma blog così come frequentare un gruppo Facebook è come praticare una terapia finalizzata a favorire l’autostima, la socialità e la relazione. Si cercano gratificazioni sociali e compartecipazione sulle proprie visioni future e aspirazioni e lo si fa spesso presentando se stessi in modo idealizzato e poco reale. Si usa Pinterest o Facebook anche per capire come altri stiano affrontando le spesse problematiche e lo si fa curiosando cosa viene raccontato su matrimoni e amori extraconiugali, su viaggi e bambini, su amicizie e rapporti sentimentali. La comparazione può produrre effetti negativi ogni qualvolta si comprende che ciò che appare o viene raccontato online non è vero.

Gli immigrati digitali vivono la loro esperienza di social networking come un percorso di apprendimento. Non tutti si lasciano coinvolgere e molti si separano dai nuovi media quasi subito. Coloro che si lasciano coinvolgere si aprono con entusiasmo al nuovo e si predispongono per nuovi cambiamenti. Lo fanno assorbendo e praticando le logiche di funzionamento dei social network e adottando comportamenti e abitudini simili a quelle dei nativi digitali.

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Per nativi e immigrati digitali i rischi in termini di implicazioni psicologiche sono gli stessi. Tutti dipendono dall’abuso del mezzo tecnologico, dalla dipendenza più o meno forte al media e dagli approcci cognitivi adottati. I rischi sono solitamente associati a situazioni di malessere e privazione che possono sfociare in depressione, ansia, senso di solitudine e isolamento e altri disordini psicologici. A cadere in queste situazioni sono in genere le persone con un elevato numero di connessioni online. Un numero solitamente elevato ma che non coincide con quello delle reti sociali della vita reale dell’individuo e che evidenzia un uso del social media, principalmente come strumento per trovare risposte al bisogno di maggiore socialità e di uscita dalla propria solitudine e isolamento personale. La discrepanza tra contatti virtuali e reali finisce per dare forma e manifestazione a nuove tipologie di solitudine che si traducono in ansia e reazioni emotive negative tali da incidere sul benessere e livello di felicità personale.

Tutto nasce dalla natura performativa dei social network e dal loro essere costruiti intorno ad un profilo, solitamente idealizzato, per rappresentare il sé e per costruire versioni aggiornate di narrazioni capaci di comunicare una immagine mutaforme di se stessi alla ricerca di socialità, stima e solidarietà.

 

Fonte: www.theatlantic.com

Il profilo agisce come uno specchio usato per ritocchi (interventi botulinici per il miglioramento delle rughe e delle crepe di profili invecchiati) e metamorfosi continue nel tentativo di aumentare la cerchia di amici e collegamenti alla ricerca di nuovi coinvolgimenti emotivi e affettivi. E’ uno specchio che viene usato anche per misurare costantemente la propria autostima, in termini di gratificazioni ricevute, e per determinare le azioni da intraprendere per trasformare la propria condizione di solitudine in uno strumento di creatività e interazione con il mondo.

Il problema dei profili e delle loro caratteristiche online è di essere semplici rappresentazioni di contatti che non si traducono in legami reali e che fanno perdere valore al significato stesso della parola legame. Nella vita sociale online è facile trovare compagnia (collegamenti) ma si finisce vittima della propria rappresentazione metaforica, idealizzata e virtuale. E’ facile disporre di centinaia di contatti ma difficile avere la loro attenzione a lungo, veloce fare nuove conoscenze ma complicato trasformarle in rapporti duraturi nel tempo. Nella gestione della nostra rete sociale siamo costantemente sopraffatti dalla velocità e dal ritmo imposti dalla tecnologia utilizzata e finiamo per illuderci di vivere esperienze e relazioni profonde quando sono invece solo temporanee e superficiali e incapaci di dare forma a legami stabili e a farci sentire legati.

La rete sociale online e la sua socialità, praticate attraverso l’uso di applicazioni di social network, sono condizionate dalla tecnologia esattamente come lo sono nella vita reale. Online ci mandiamo messaggi e aggiornamenti di stato, nella vita reale comunichiamo con SMS e cinguettii anche se siamo a pochi metri di distanza gli uni dagli altri, viaggiamo su metro e treno con gli auricolari attivati, non ci distacchiamo dal dispositivo mobile neppure quando siamo in compagnia dei bambini. In entrambi i casi, online e nella vita reale perdiamo occasioni vere per socializzare e interagire, per essere vicini e dialogare, per mostrarci agli altri per come siamo senza nasconderci dietro lo schermo di un telefonino o profilo online.

La prima conseguenza di tutto ciò è che ci si trova nei guai perché a una solitudine reale sostituiamo una socialità superficiale e illusoria. I numerosi contatti di cui essa è caratterizzata finiscono per essere il rumore di fondo di una compagnia (amicizia) che si manifesta nella sua inadeguatezza, a causa dei troppi legami deboli e anche dal fatto che ci impedisce, qualora lo desiderassimo, di rimanere soli con noi stessi, in un sano isolamento fatto di pace e solitudine e alla quale potremmo aspirare. Fuori dalla rete, e dal chiacchiericcio senza voce, dei social network, e dentro la vita reale e il rumore caldo e piacevole della voce umana, dello sguardo e del contatto fisico.

Abitare un social network è per molti un modo per rivendicare un proprio spazio privato, una zona autonoma e protetta nella quale dare spazio ai propri sogni e desideri. La pagina del muro delle facce, il gruppo o la comunità online sono tutti spazi percepiti come liberi e privati pur se condivisi con altri. Gli altri sono generalmente persone con cui si ha piacere a fraternizzare e socializzare e si collabora alla costruzione di spazi condivise e nuove iniziative.

La rete sociale e le comunità (gruppo, tribù, branco, smart mobs) che ne derivano diventano spazi accoglienti e attraenti per chi ha deciso di sfuggire al mondo materiale fatto di rapporti percepiti come più importanti e reali di quelli sperimentabili all’interno di istituzioni sociali tradizionali come la famiglia, l’oratorio, il partito, la scuole o la società intera. E’ una libertà molto virtuale ma sostenuta dalle logiche applicative del social network in termini di opportunità di interazione senza tempo e senza spazio, di creare nuovi gruppi e dare forma a nuove reti sociali e soprattutto di vivere queste esperienze sociali aggiustando in continuazione e liberamente il proprio profilo personale, la personalità multiforme con cui ci si racconta online e la propria identità. E’ una liberta ampia che giustifica l’adesione ai social network e la sottomissione in termini di condizionamento tecnologico (algoritmi matematici che danno forma e struttura alle reti sociali costruibili) e commerciale (uso delle informazioni personali e dei profili a scopi marketing per le grandi marche).

La caratteristica del social network come spazio immaginario di incontro e di aggregazione ne tradisce la sua realtà, quella di essere, come ha scritto Maria Calabretta nel suo libro ‘Sempre Connessi’, “un limbo dove stazionare per non affrontare il reale”.  Se la tecnologia e il social network sono usati in modo inconsapevole e ci si lascia incantare dagli oggetti inanimati e intercambiabili rappresentati dai contatti, i ‘MiPiace’, i commenti, i tag, si finisce per ritrovarsi più soli e fragili di prima. Si era sfuggiti dalla realtà per non accettare i propri limiti e perché troppo faticosa e ci si ritrova a fare i conti con una realtà che evidenzia anche i limiti degli altri, quelli dei contatti e dei collegamenti online e di quanta fatica sia pur sempre necessaria per costruire futuri di autorealizzazione personale e vissuto sociale.

 

 

I social network hanno effetti anche sulle nostre personalità. Lo ha evidenziato uno studio del dottor Ambrogio Pennati, psichiatra e collaboratore di Freedata Labs e della psicologa Samantha Bernardi (“Social Networks: Digital Personalities and Styles of Affiliation”). La ricerca ha permesso di individuare nei bisogni di sicurezza (visibilità del profilo e interazioni con persone delle proprie reti), di associazione (relazione, comunicazione e interazione per la condivisione di contenuti) e di stima (fondamentale con le sue gratificazioni e ricompense nella formazione dell’autostima personale) le tre motivazioni forti che spingono una persona, soprattutto se è giovane, ad aderire ad un ambiente di social network. Secondo Pennati “Nel processo di creazione di un profilo online, i soggetti rivelano molto di se stessi, sia attraverso quello che condividono con la propria rete di amicizie […] sia attraverso quello che scrivono […] ma quanto queste informazioni ci rivelano qualcosa riguardo i tratti di personalità dei soggetto? Se i profili online sapessero realmente prevedere e descrivere la personalità di un soggetto, i Social Network potrebbero diventare un’importante fonte di informazione, che aiuterebbe a comprendere meglio il comportamento degli individui nel mondo reale”.

Alla base delle motivazioni a frequentare i social network c’è un forte bisogno di autorealizzazione e protagonismo, alla ricerca di stati armonici nei quali poter dare sfogo alle proprie capacità creative, passioni e abilità. Si frequenta il social network perché la tecnologia permette di lasciare tracce durature del proprio passaggio. Facebook, l’account Twitter e Pinterest o Instagram possono diventare la nostra memoria online, l’archivio nel quale registriamo i fatti e gli oggetti (fotografie, file audio e video, immagini) che caratterizzano il nostro vissuto quotidiano ma anche i nostri comportamenti (le iniziative a cui partecipiamo e le scelte che facciamo), le nostre reazioni emotive (mi piace, non mi piace, messaggi, feedback) e tutto ciò che ci permetterà in futuro di visualizzare le molte personalità con le quali abbiamo abitato lo spazio sociale online.

L’influenza dei social network sulla personalità delle persone non ha valenze necessariamente negative. Il social network si dimostrato strumento potente di disvelamento del vero sé, più di quanto non avvenga nella vita reale. Si usa Facebook per combattere la solitudine di cui si soffre, perché si è introversi e si vuole comunicare con strumenti che garantiscono l’anonimato e non obbligano all’incontro fisico, ma anche per dare risposte concrete alla proprio carattere estroverso alla costante ricerca di nuove opportunità di socializzazione.

Le diverse motivazioni si traducono in usi diversi delle piattaforme di social network e la scelta della piattaforma. Ad esempio ci sono differenze significative tra chi usa preferenzialmente Twitter rispetto a chi preferisce Facebook. Gli utilizzatori di Twitter ad esempio sono tendenzialmente più anziani di quelli di Facebook ma Twitter è sempre rivolto al futuro (si comunica l’attimo fuggente e il qui e ora) mentre Facebook è più legato al passato, alla memoria e ai ricordi (album fotografici di famiglia condivisi, racconti di vita passata e ricordi di amicizie perdute nel tempo). Twitter è un messaggio che vale il tempo di un cinguettio, Facebook è un archivio e un  album dei ricordi (anche a memoria futura se si sono sottoscritti i servizi per far parte dei memoriali digitali post-mortem).

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