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Preferiamo le false notizie a quelle vere

Preferiamo le false notizie a quelle vere

11 Giugno 2018 Redazione SoloTablet
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Uno studio sulla misinformazione su Twitter, pubblicato da Science, evidenzia il ruolo degli individui nella proliferazione di false verità. La colpa non è degli algoritmi o della tecnologia ma di esseri umani che non sembrano in grado di gestire le nuove libertà di Internet.

Da tempo i media sono pieni di articoli e approfondimenti sul ruolo che gli algoritmi stanno assumendo nella vita di tutti i giorni, di persone sempre più dipendenti da Internet e dalla tecnologia. Molti di questi articoli hanno presentato analisi e riflessioni sul ruolo che questi algoritmi hanno su piattaforme social come Twitter e Facebook. Piattaforme ritenute determinanti nelle più recenti vicende politiche che hanno portato alla Brexit, alla elezione di Trump e alla vittoria di 5Stellie e della Lega in Italia. Un ruolo che le ha viste protagoniste nella diffusione di false notizie che hanno finito con l'influenzare l'opinione pubblica e le scelte elettorali.

Uno studio recente pubblicato sulla rivista accademica Science evidenzia al contrario che sono le persone che usano le piattaforme tecnologiche a preferire le false notizie alla verità e ad operare per la loro proliferazione in rete. Lo studio ha analizzato i cinguettii di quasi 130000 conversazioni/argomenti, fatti circolare dal 2006 al 2017 da tre milioni di persone. I dati hanno evidenziato comele false notizie abbiano raggiunto un numero maggiore di persone rispetto alle notizie vere e si siano diffuse a cascata con maggiore velocità.  Il fenomeno ha mostrato una rilevanza significativa per le notizie legate alla politica. Mentre gli utenti hanno mostrato una netta preferenza per le false notizie (una notizia falsa ha il 70% di probabilità di venire rilanciata), i bot e gli algoritmi della piattaforma Twitter si sono mostrati neutrali, impegnandosi a far circolare le false notizie così come quelle vere.

Secondo i ricercatori che hanno condotto lo studio le persone sembrano più propense a far circolare la false notizie perché preferiscono condividere cose sorprendenti, provocatorie e differenti. La buona notizia al contrario viene percepita come noiosa e soprattutto incapace di provocare reazioni online, da parte delle reti di contatti e degli utilizzatori delle piattaforme social. La preferenza per le false notizie è particolarmente elevata quando sono riferite alla politica. Il comportamento diffuso in Rete conferma il  fenomeno del pregiudizio di conferma così come l'attrattività di ogni forma di teoria complottistica.

Lo studio ha preso in esame la piattaforma Twitter ma avrebbe potuto esaminare anche Facebook con risultati simili in termini di disinformazione, misinformazione e post-verità. Twitter e Facebook funzionano perfettamente come catene di Sant'Antonio che fanno circolare pezzi di informazione, spesso inventata, non veritiera e senza alcun collegamento a fatti reali, come se fossero memi in grado di replicarsi come virus maligni.

Internet e la tecnologia avevano promesso maggiore libertà, democrazia e informazione ma oggi i fenomeni emergenti che caratterizzano l'uso che ne viene fatto sembrano negare le promesse iniziali con risultati diversi da quelli attesi.  Emerge un uso distorto della tecnologia che sta dando spazio all'irrazionalità e ai comportamenti emotivi e alimentando la sfiducia e altri sentimenti negativi come la rabbia, l'acredine e l'astio. Spesso rivolti verso tutto ciò che è percepito come istituzione, elite o gerarchia ma anche verso chiunque percepito estraneo alle comunità o tribù frequentate. Incapaci di leggere e codificare la realtà e l'informazione molti utenti della rete finiscono per auto-ingannarsi e fare delle scelte che contribuiscono all'inganno e alla disinformazione di altri.

In un periodo di crisi le piattaforme di social networking non fanno che rivelare la natura e i sentimenti delle persone. Credendo di essere sempre informati e acculturati su tutto, grazie alla disponibilità di strumenti potenti come Google Search ma soprattutto di Twitter, Facebook e Instagram, non si perde occasione di puntualizzare, commentare, condividere esprimendo le proprie opinioni. Nel farlo molti diventano protagonisti e responsabili della proliferazione di notizie false, di complotti e post-verità. La responsabilità non può essere assegnata agli algoritmi ma all'incapacità diffusa nel saper leggere i dati e nel saperli interpretare nella loro complessità. 

Pretendere la verità in Rete può sembrare eccessivo ma lo era anche prima dell'avvento dei media digitali. Lo studio di Science mostra come più che l'aderenza ai fatti conta l'appartenenza a reti di contatti e l'adesione a visioni del mondo condivise con altri utenti che fanno la stessa cosa. La falsa notizia prevale perchè soddisfa bisogni reali come quello della semplificazione e della sicurezza (se lo dicono altri o la mia rete di contatti vuol dire che è vero!). Servirebbe al contrario una maggiore capacità di leggere, selezionare e filtrare i fatti, ma questo genera insicurezza e complessità, due ambiti nei quali molti non vogliono vivere o confrontarsi.

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