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Il lato oscuro della voglia di cambiare smartphone ogni anno

Il lato oscuro della voglia di cambiare smartphone ogni anno

23 Maggio 2014 Redazione SoloTablet
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Più che una moda è diventato un comportamento compulsivo. L’uscita di una nuova versione di cellulare, smartphone o tablet innesta reazioni a catena incontrollabili che portano numerosi consumatori all’acquisto e al conseguente abbandono del dispositivo in uso perchè considerato obsolescente. Nessuno si interroga sugli effetti del consumismo tecnologico e dove finiranno i dispositivi usati . Forse conviene cominciare a chiederselo. Forse potrebbe servire adottare comportamenti e abitudini eco-compatibili e solidali. Compatibili con l'ambiente e solidali con le vittime...

Nessuno può mettere in dubbio l’utilità delle apparecchiature elettroniche che hanno reso la nostra vita più semplice, più facile e riposante e più efficiente. Pochi o nessuno dispone però di conoscenze sufficienti a permettergli di comprendere l’entità e la dimensione dell’impatto negativo che il ricambio di questi prodotti genera. Interrogarsi su questi effetti potrebbe generare una maggiore consapevolezza e determinare nuovi comportamenti eco-sostenibili e capaci di proteggere la nostra vita futura sulla terra come genere umano.

Le discariche di rifiuti elettronici crescono in numero e dimensioni in ogni parte del mondo e soprattutto in paesi, come il Ghana, che si stanno offrendo volontariamente ad accoglierle perché interessate alla materie prime (rame, ferro, alluminio)  di cui questi rifiuti sono composti.  La quantità di rifiuti elettrici e elettronici cresce in modo esponenziale ovunque. In Italia ogni anno si perdono le tracce di 700.000 tonnellate di rifiuti di cui non si conosce destinazione e uso finale. Molti di questi rifiuti, che forse prima venivano trasportati nella terra dei fuochi nostrana, prendono oggi la via verso le numerose terre dei fuochi che sono sorte un po’ ovunque nei paesi sottosviluppati o in via di sviluppo. Paesi meno attenti al conseguente pericolo di inquinamento, meno dotate da legislazioni adeguate alla protezione ambientale e anche meno preoccupate dei danni alla salute e delle condizioni di lavoro precarie delle persone che se ne occuperanno.

Per capire quali effetti collaterali stia producendo la produzione, diffusione e il rapido consumo di oggetti elettronici nel mondo è sufficiente usare il motore di ricerca e visualizzare le numerose immagini presenti in rete che illustrano in modo inequivocabile il danno ambientale che stiamo tutti contribuendo a creare e le nuove problematiche emergenti.

 

La foto è vera.....

In queste discariche c’è di tutto: tonnellate e migliaia di frigoriferi, personal computer e computer più grandi, apparecchiature medicali, console, video antiquati e recenti, televisori al plasma o con tubo catodico e schermi grandi e sottili, ma soprattutto migliaia di smartphone e telefoni cellulari e ora anche di tablet piccoli, medi e grandi. Le immagini che ritornano queste discariche, spesso a cielo aperto, sono desolanti e preoccupanti. Forse lo sono meno per coloro che vi lavorano per estrarre da questi rifiuti tutto ciò che può essere separato e venduto sul mercato con l’obiettivo di generare un reddito economico per vivere. Chi vi lavora opera spesso senza alcuna protezione ed esponendo sé stesso al rischio di incidenti e possibili malattie. La mancata protezione non è casuale ma collegata al volontà di chi possiede queste discariche di ottenere il massimo vantaggio economico con il minimo costo.  Questo spiega perché il budget per la protezione e la sicurezza è praticamente inesistente e perché il salario dei dipendenti è ridotto a pochi dollari al giorno.

In queste discariche lavorano spesso ragazzi e bambini che dovrebbero essere  a scuola. Sono loro a smontare a mani nude frigoriferi e computer, a bruciare cavi e cavetti per recuperare il rame in essi contenuti e sono loro i primi a respirare ampie dosi di diossina e altri prodotti cancerogeni e pericolosi.

Pesanti sono anche le conseguenze ambientali derivate dalla combustione di plastiche e gomme e dallo smantellamento dei prodotti derivanti da frigoriferi e congelatori dotati di gas che incidono sul livello dell’ozono terrestre. Le componenti chimiche e elettriche di molte apparecchiature elettroniche finiscono per mescolarsi all’acqua inquinando le falde acquifere sotterranee e mettendo a rischio la vita di persone e animali. I gas prodotti dalla combustione e dalla semplice decomposizione inquinano l’aria e la terra.

Altrettanto inquinanti sono i liquidi e gli acidi che fuoriescono da batterie e motori e materiali come piombo e mercurio. Molti di questi materiali, come è successo anche nella terra dei fuochi, finiscono in terre coltivate o pascolate da animali con conseguenti effetti nocivi sulla salute degli abitanti e di chi lavora la terra, degli animali e dei consumatori.

 

Perchè non ce ne curiamo

La data di scadenza non è mai stata l'elemento determinante per decidere se cambiare o meno un dispositivo elettrico o elettronico. Un personal computer o dispositivo mobile diventa vecchio per altri motivi: perchè lo percepiamo improvvisamente come superato dopo aver visto e provato modelli più aggiornati, perchè ci disamoriamo del suo design o ci innamoriamo di quello dei nuovi modelli, perchè veniamo bombardati quotidianamente da promozioni, proposte e pubblicità che con grande abilità riescono a solleticare il nostro desiderio di possedere nuovi gadget tecnologici per stare al passo con le tendenze emergenti e i nuovi stili di vita. Nulla ci impedisce di resistere alle sirene del marketing e della pubblicità ma farlo è sempre più difficile perchè gli standard di qualità proposti sono sempre più allettani e soprattutto perchè non conviene andare contro tendenza. Anche quando forse invece ce ne sarebbe il bisogno.

Le grandi marche produttrici di gadget tecnologici conoscono molto bene come fare ad alimentare atteggiamenti consumistici incoraggiando comportamenti di acquisto e condizionando i processi decisionali che li accompagnano, fin dall'insorgere dei primi bisogni ancora impliciti. Spesso questi bisogni sono falsi perchè associati a prodotti dai quali facciamo dipendere, in maniera ingiustificata, la nostra felicità e identità sociale.

Lo shopping è diventata una pratica corrente da cui facciamo fatica ad esimerci perchè si è trasformata sempre più in un'attività sociale e compulsiva legata all'insorgere di vere e proprie patologie. Ne deriva la ricerca costante della novità, dell'acquisto e del possesso finalizzati ad alimentare stili di vita e percezioni del sè individuale e sociale senza preoccuparsi in alcun modo della suprefluità dell'acquisto fatto e della sua frequente inutilità. Come descrivere diversamente la spesa di 700 euro per l'aacquisto di un iPhone 5 dopo averne spesi altrettanti solo un anno prima per il modello 4?  Come spiegare a chi ha appena concluso l'acquisto che ci sono consumatori ancora in possesso del primo modello di iPhone perfettamente funzionante e in grado di soddisfare i loro bisogni digitali primari? E come motivare la rinuncia ad un aggiornamento tecnologico anche per motivazioni etiche, eco-sostenibili e ambientali che possono essere percepite come fortemente ideologiche e icnomprensibili ai più?

La realtà che tutti conosciamo, anche se non condivisa o partecipata, è fatta da una tendenza elevata alla ricerca costante di nuovi prodotti, alla pratica dello shopping e alla mania del comprare. Spesso sull'onda del passaparola sociale della rete o dell'abile e intelligente promozion marketing del produttore, sempre più frequentemente per soddisfare il proprio disagio personale per non avere provveduto a degli acquisti, per non aver aggiornato la propria dotazione di prodotti tecnologici ai nuovi modelli e soprattutto per essere rimasti indietro rispetto agli altri.

Colpisce che molti acquisti di gadget tecnologici si manifestino anche in assenza di budget adeguati o nella consapevolezza delle conseguenze finanziarie che essi possono avere su persone con redditi sempre più colpiti ed erosi dalla crisi economica in corso. Colpisce anche la disponibilità diffusa di genitori e adulti a regalare nuovi dispositivi a figli e nipoti per soddisfare le loro richieste di essere sempre 'a la page' e in linea con i trend del momento ( Galaxy o iPhone per me pari sono basta che vadano a sostituire modelli di fascia bassa e di minore qualità). Ma colpisce ancora di più che consumatori, genitori e adulti non considerino, nel loro processo di acquisto, l'inutilità di aggiornamenti così frequenti considerata la longevità, durata e qualità dei molti prodotti in circolazione.

Chi studia il fenomeno seriamente ha notato che molti comportamenti d'acquisto, tipicamente compulsivi, sono in realtà da considerare ormai come standard perchè coinvolgono un pubblico esteso di consumatori. Così come negli acquisti compulsivi, il consumatore a caccia di un nuovo gadget tecnologico finisce per acquistare un prodotto inutile o non necessariamente indispensabile, di spendere budget non disponibili o al di fuori delle proprie finanze e di diventare facile preda di messaggi e promozioni su prodotti non molto dissimili da quuelli già posseduti e utilizzati con piena soddisfazione per i servizi da essi offerti.

Se questa è la realtà non è difficile capire come il problema dell'inquinamento ambientale causato dall'eccessiva produzione di rifiuti elettronici sia l'ultima delle preoccupazioni del consumatore dipendente e compulsivo della nostra società post-moderna e Mobile.

 

La legislazione corrente

Nonostante gli ambientalisti e semplici cittadini attenti alla salute di Gaia siano impegnai da anni nel segnalare i rischi provenienti dall’inquinamento da materiali tossici provenienti dalle discariche elettroniche, poche sono per il momento le misure prese da istituzioni e governi per governare il fenomeno. Ad essere privi o carenti nella legislazione e nella definizione di policy per lo smaltimento dei rifiuti elettronici non ci sono solo paesi in via di sviluppo come Nepal, Pakistan e Ghana. La stessa Unione Europea non si è ancora dotata di una legislazione adeguata. L’unica azione intrapresa è stata la pubblicazione di linee guida per lo smaltimento dei rifiuti che suggerisce come e dove raccoglierli, come riciclarli e separarli e come smistare e gestire le componenti più inquinanti e pericolose.

A livello internazionale esiste la Convenzione di Basilea nota come Control of Transboundary Movements of Hazardous Wastes and Their Disposal che ha definito alcune regole e pratiche concordate per ridurre il movimento e la circolazione illegale di rifiuti elettrici ed elettroni nel mondo e soprattutto per impedire il traffico di questi rifiuti dalle nazioni più ricche a quelle più povere.Le nazioni che hanno sottoscritto il trattato sono 172 ma poche lo hanno poi ratificato e poco si sa su quante siano le nazioni che lo applicano o la fanno rispettare.

Per saperne di più su cosa avviene nelle singole nazioni si può consultare la pagina wikipedia sul tema.

 

Alcune segnalazioni

Per chi volesse contribuire ad affrontare il problema dell'inquinamento da prodotti elettronici Ecodom ha attivato dal 2010, in collaborazione con Legambiente, una campagna di sensibilizzazione ambientale sulla corretta gestione dei rifiuti elettronici. La campagna si rivolge a tutti chiedendo di contribuire semplicemente scattando delle foto o realizzando un video e poi caricarli sul sito www.raeeporter.it . Le segnalazioni fatte vengono prese in carico da Edocom e inoltrate agli enti competenti sollecitando il loro interessamento e intervento. L'iniziativa sembra aver raccolto il favore del pubblico della rete producendo più di 2000 segnalazioni e soprattutto dando forma ad un circolo virtuoso fatto di scambio di informazioni, di conoscenza e di collaborazione dal basso.

Per chi fosse consapevole della compulsività con cui procede all'acquisto di nuovi gadget tecnologici e volesse capire meglio la sua sindrome da shopping suggeriamo un TEST utile alla valutazione delle tendenze a fare acquisti in modo incontrollato e impulsivo. In genere un acquisto normale avviene ogni qualvolta il consumatore è in grado soddisfare i propri bisogni o desideri ma anche di controllare i propri comportamenti e di limitare quantitativamente le spese. Un acquisto compulsivo al contrario è poco controllabile, porta a comperare prodotti non sempre compatbili con gusti e preferenze e a spendere di più. Se siete attori e vittime di acquisti compulsivi il TEST che vi segnaliamo può aiutarvi a valutare meglio la vostra reale propensione a spese incontrollate. Per ottenere risultati validi è importante che assumiate un atteggiamento di sincerità ed apertura con sé stessi”.

Discariche nel mondo, una immagine vale più di un commento o descrizione

Fonte: www.greenpeace.org

 

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