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Robot e intelligenza artificiale: le macchine impegnate a rubare posti di lavoro

Robot e intelligenza artificiale: le macchine impegnate a rubare posti di lavoro

25 Gennaio 2016 Redazione SoloTablet
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La discussione, tra coloro che vedono nelle macchine intelligenti un pericolo reale per molti posti di lavoro attuali e coloro che al contrario vedono nella tecnologia una grande opportunità, è sempre più accesa e dialetticamente aperta. Un nuovo contributo alla discussione è stato offerto da un rapporto di quasi 200 pagine diffuso durante un recente incontro del World Economic Forum.

Il rapporto, per chi lo volesse leggere, è corposo e con le sue quasi 200 pagine non si presta a una rapida lettura. Il suo messaggio di fondo però offre nuovi spunti polemici a coloro che vedono nei robot e nelle macchine intelligenti come la massima espressione del potere della tecnologia (La nuova rivoluzione delle macchine). Un potere oggi capace di mettere a rischio milioni di posti di lavoro, 5 milioni entri il 2020 secondo il rapporto del World Economic Forum qui citato.

La nuova potenza della tecnologia (Digital disruption e opportunità di crescita) evidenzia che siamo entrati in una seconda età delle macchine e alla quarta rivoluzione industriale. La rivoluzione di digitale sta ridisegnando il panorama del lavoro a anche quello economico e delle professioni. E’ una rivoluzione che vede diffondersi in modo pervasivo le tecnologie dell’informazione, reti degli oggetti, biotecnologie e nanotecnologie ma anche robot umanoidi e intelligenti dotati di intelligenze artificiali e capacità utili a sostituire, in attività lavorative, competenze, skill e capacità umane.

 

Le nuove tecnologie stanno dando forma a una rivoluzione strisciante ma sempre più pervasiva che porta alla creazione di case e città intelligenti ma anche fabbriche e aziende avanzate tecnologicamente e sempre più dipendenti da artefatti tecnologici. E’ una rivoluzione che richiede grande capacità di adattamento, alle aziende e alla loro organizzazione e ai lavoratori, siano essi colletti blu o colletti bianche e manager. Il tutto avviene all’interno di un contesto economico, demografico, sociale e geopolitico fatto di grandi e profondi cambiamenti, tra loro tutti intrecciati e in grado di creare sempre nuove criticità e urgenze di nuovi adattamenti (La sparizione del lavoro per gli umani apre infinite opportunità ai robot!).

Tra le criticità c’è la trasformazione che sta subendo il mondo del lavoro, non solo in termini di precarizzazione e perdita di posti di lavoro a causa della crisi economica e dei cambiamenti da essa dettati, ma anche dalla crescente penetrazione di robot e macchie intelligenti nelle aziende e conseguente cancellazione di ulteriori posti di lavoro.

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La trasformazione in atto non tocca tutti i mercati e le professionalità in modo uguale ma proprio per questo uno studio più approfondito di quanto sta succedendo si impone oggi come sempre più urgente. Lo è per le aziende che devono competere sul mercato e lo è, a maggior ragione, per le persone che vedono le loro opportunità, professionalità e fortune dipendere sempre più dall’introduzione di robot tecnologici sul posto di lavoro.

Il rapporto del World Economic Forum di Davos è sicuramente un contributo importante per tutti coloro che non vogliono fermarsi alla superficie o ai semplici numeri e sono intenzionati a comprendere meglio la profondità della rivoluzione in corso e quanto essa sia densa di rischi e pericoli o di sfide e opportunità, o di entrambe le cose.

L‘importanza del rapporto nasce dalle conoscenze sulle trasformazioni in atto condivise con gli estensori del rapporto da parte di Direttori delle risorse umane e dirigenti aziendali (quasi 400 le aziende coinvolte per un totale di 13 milioni di dipendenti) chiamati a non facile scelte strategiche a causa dei cambiamenti continui imposti dalla tecnologia. Le conoscenze non sono solo quelle sui posti di lavoro a rischio ma anche sulle trasformazioni necessarie in termini di professionalità, di skill e competenze utili ad affrontare la forza dirompente della innovazione tecnologica e la sua carica, potenzialmente distruttiva, sull’occupazione (Rise of the Robots: Technology and the Threat of a Jobless ).

Le prospettive di crescita economica continuano a essere limitate dalla incertezza economica e dal perdurare sul mercato di crisi geopolitiche. Ne deriva una elevata instabilità che si ripercuote anche sull’occupazione e sulla tipologia di skill e competenze richieste (The Future of the Professions: How Technology Will Transform the Work of Human Experts). La situazione è tale da rendere estremamente complicata e incerta qualsiasi attività di ricerca di nuovo personale da parte delle aziende. La difficoltà è accresciuta anche dall’incapacità da parte dei governi e della politica di prevenire scenari negativi come quelli dei licenziamenti di massa che interessano interi settori di mercato e di mettere in capo adeguate e innovativi programmi di formazione per la riqualificazione della forza lavoro.

La formazione e la riqualificazione sono tanto più urgenti quanto maggiore è oggi la capacità delle macchine di andare a sostituire diverse tipologie di lavori, non solo manuali (fabbriche e manifatture, costruzioni, estrazione e manutenzione) ma anche cognitivi, d’ufficio e amministrativi. I posti di lavoro a rischio sono, secondo l’indagine riportata nel rapporto del World Econoic Forum cinque milioni entro cinque anni. Il rischio non sta solo nella effettiva sostituzione di lavoratori in carne e ossa con macchine intelligenti (Felici e sfruttati. Capitalismo digitale ed eclissi del lavoro) ma anche nella difficoltà a cambiare che sperimenteranno molti lavoratori chiamati a ripensare la loro professionalità e ad acquisire nuovi skill e competenze diverse.

A leggere il rapporto si comprende meglio in cosa di declini la potenza della tecnologia in termini di machine ma anche di cloud computing e Big Data o Internet degli Oggetti. Tecnologie che compongono una infrastruttura diffusa e capace di fornire quello che serve alle macchine a svolgere al meglio il lor lavoro in ambiti crescenti della vita lavorativa e aziendale. Complessivamente i posti di lavoro a rischio sono più di sette milioni e i due terzi di essi fanno riferimento a lavori di ufficio. Quasi una vendetta dei lavoratori manuali, i primi a essere fortemente penalizzati nella prima rivoluzione delle macchine, quelle che caratterizzarono la Rivoluzione Industriale. Il fatto che i posti perduti calcolati siano stati ridimensionati a cinque milioni dipende dalla creazione di due milioni di posti di lavoro come effetto delle nuove opportunità di lavoro aperte dalla rivoluzione tecnologica.

I dati evidenziati dal rapporto non sono dissimili da quelli pubblicati in anni recenti. Tutti gli studi evidenziano l’avvicinarsi di scenari apocalittici per l’occupazione e per il mondo del lavoro in generale a causa delle difficoltà di adattamento e dell’incapacità, da parte del sistema educativo, di stare ai passi con i cambiamenti indotti dalla rivoluzione tecnologica.

Più che preoccuparsi di quella che sembra essere una trasformazione inarrestabile del mondo del lavoro, aziende, sindacati, istituzioni e  dipendenti sono chiamati a cambiare cultura e approccio. Serve una formazione permanente, una grande capacità di adattamento e una motivata proattività. Le istituzioni e la politica si devono invece interrogare maggiormente sulle crescenti disuguaglianze e sul fatto che la tecnologia le possa, in un futuro non lontano, esacerbare e fare esplodere.

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