Lifestyle /

Sensori GPS raccontano il viaggio della spazzatura tecnologica

Sensori GPS raccontano il viaggio della spazzatura tecnologica

13 Maggio 2016 Redazione SoloTablet
SoloTablet
Redazione SoloTablet
share
La tecnologia usata bene può fornire utili servizi a coloro che vogliono bene al pianeta. Lo testimonia un esperimento fatto per investigare dove vanno a finire i rifiuti tecnologici degli Stati Uniti. L’azione, durata due anni, ha visto l’utilizzo di sensori GPS inseriti in 200 dispositivi elettronici buttati nella pattumiera tecnologica collegata ai processi di riciclaggio degli scarti urbani e delle sostanze nocive.

L’investigazione ha mostrato l’insuccesso delle molte campagne e programmi finalizzati a gestire il traffico delle sostanze tossiche e nocive collegato ai prodotti tecnologici. Lo studio condotto negli Stati Uniti ha evidenziato come un terzo dei dispositivi dismessi e buttati nella spazzatura finiscono in nazioni in via di sviluppo in laboratori nei quali vengono smontati e smaltiti con lavoro minorile e con elevati rischi di contaminazione per le persone e l’ambiente circostante.

Il rapporto derivato dall’indagine è stato pubblicato da Basel Action Network (BAN), un’organizzazione non profit di Seattle focalizzata sullo smaltimento dei rifiuti tossici e politicamente attiva per monitorare le pratiche governative che gestiscono il business e le procedure per il riciclo dei prodotti elettronici.

In assenza di dati certi da verificare e studiare provenienti dalle organizzazioni statali preposti alle attività di smaltimento dei rifiuti tecnologici, BAN ha deciso di agire direttamente con una azione che ha visto l’installazione di 200 GPS in altrettanti dispositivi vecchi e non più funzionanti e che sono stati inseriti nel processo di raccolta e smaltimento dei prodotti tecnologici. Lo scopo era di tracciare i percorsi e le destinazioni di questi dispositivi a partire dai 12 stati diversi in cui sono stati buttati in un periodo che va da luglio 2014 a dicembre 2015. 149 di questi dispsositivi sono finiti nelle mani di aziende dedite allo smaltimento, 49 in quelle di negozi specializzati (negli USA Goodwill) nel recupero di prodotti di questo tipo e due nel mercato della distribuzione.

La scoperta più importante però è stata l’elevata percentuale (31%, 65 dispositivi su 200) di questi dispositivi che prende la strada, in modalità illegali, per l’estero e verso paesi prevalentemente asiatici meno attenti e poco vincolati alle norme che regolano lo smaltimento di rifiuti elettronici. A finire nel giro illegale dei rifiuti è stati il 39% dei prodotti finiti nelle mani delle aziende specializzate nello smaltimento e il 15 di quelli dei negozi dell’usato.

Le destinazioni principali scoperte sono state Hong Kong e a seguire Cina, Taiwan, Pakistan, Messico, Tailandia, Cambogia e Kenya.

I numeri di questo traffico sono inimmaginabili perché rapportati a una quantità di materiali elettronici da riciclare calcolati solo per gli USA in quasi 400.000 tonnellate di rifiuti, un traffico di quasi 50 container giornalieri. Una fetta minima se rapportata al valore complessivo dei rifiuti prodotti calcolato in 3,14 milioni di tonnellate ma pur sempre molto importante per i danni che può causare uno smaltimento non adeguato in termini di sostanze tossiche rilasciate nell’ambiente ed effetti sulle persone, spesso bambini, anziani e donne, incaricate di farlo.

Il traffico dei prodotti elettronici da riciclare è noto da tempo ma poco trasparente e per nulla regolamentato. In particolare non vengono controllate le procedure e i processi applicati al recupero dei materiali e delle sostanze. Il mancato controllo o la difficoltà a farlo dipende anche dalla consapevolezza che lo smaltimento ha costi elevati non sempre gestibili industrialmente nelle economie sviluppate. Meglio far fare il lavoro sporco a nazioni con bassi livelli di salario e minori restrizioni in termini di controllo dei processi di smaltimento, dei rischi per la salute delle persone e di potenziale inquinamento ambientale.

A dimostrazione che il problema è essenzialmente economico dall’indagine sono emersi i legami con l’esportazione dei rifiuti tossici di alcuni enti governativi preposti alla gestione dei rifiuti.

Tutto ciò grazie a 200 sensori GPS inseriti in altrettanti dispositivi e usati per un’azione finalizzata a creare una campagna di sensibilizzazione, conoscenza e consapevolezza con l’invito a tutti di svegliarsi e porre maggiore attenzione ai rifiuti elettronici e a dove finiscono una volta che li si è buttati.

 

comments powered by Disqus

Sei alla ricerca di uno sviluppatore?

Cerca nel nostro database


devAPP

Community italiana di programmatori iOS (iPhone e iPad) e Android. Con devAPP, se siete...

Vai al profilo

Italia Multimedia

Italia multimedia, web agency a Milano, progetta, disegna e realizza Siti Web, Portali...

Vai al profilo

AnguriaLab

Mobile Apps & WebApps for agencies and companies. Reusable and flexible components...

Vai al profilo

Appytech Srl

Vai al profilo