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Si chiama Panda, il progetto per una APP futura per il sindacalismo 3.0

Si chiama Panda, il progetto per una APP futura per il sindacalismo 3.0

19 Settembre 2016 Redazione SoloTablet
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Si chiama Panda il progetto frutto della collaborazione tra OMA e Bengler presentato alla Triennale di architettura di Oslo 2016. Panda è una esibizione finalizzata a investigare l’influenza crescente delle poattaforme di sharing economy come Uber e Airbnb, le loro implicazioni sociali e politiche e l’impatto pervasivo che possono avere negli spazi urbani e abitati del pianeta.

L’idea di Panda è di fornire ai lavoratori delle aziende emergenti della sharing economy uno strumento di tipo disruptive e self-service per negoziare ruolo, diritti e richieste con i produttori e le piattaforme in cui sono impegnati. Uno strumento o servizio utile per relazionarsi con un ambiente Web sempre meno democratico e sempre più centralizzato e monopolizzato da pochi protagonisti e per demistificare le molte promesse della sharing economy.

Panda punta a far nascer un nuovo senso di appartenenza e solidarietà e ad offrire uno strumento di empowerement ai lavoratori per meglio difendersi dall’oppressione tecnologica e per sopravvivere ai nuovi regime digitali emergenti.

Il progetto Panda. Presentato alla Oslo Architecture Triennale 2016, è stato realizzato da Ippolito Pestellini Laparelli di OMA e da Even Westwang e Simon Svale Skogsrud di Bengler.

L’idea è di fornire ai lavoratori una applicazione dotata di funzionalità e servizi utili alla mobilitazione nella sharing economy del terzo millennio, utile alla creazione di una rete assimilabile a quella sindacale tradizionale. Il progetto è al momento una semplice idea dalla forma di una APP che fornisce ai singoli individui servizi e strategie negoziali per la costruzione di una rete di comunicazione ma anche ad esempio per avere accesso a supporti di tipo legale. La funzione principale dell’applicazione è di aggregare istanze comuni e condivise per definire la strategia utile ad un maggiore potere negoziale.

L’applicazione Panda vuole essere una risposta alle tipologie contrattuali che caratterizzano molte delle aziende della sharing economy. Tipologie contrattuali che definiscono il lavoratore come semplice individuo (imprenditore, padroncino, ecc.) invece di membro di una organizzazione o forza lavoro. In questo modo aziende come Uber possono chiedere/obbligare agli/gli autisti o tassisti di sottoscrivere un accordo nel quale si impegnano a non entrare in alcune forma di contenzioso con l’azienda aderendo a forme collettive di protesta o di rivendicazione. Una situazione non dissimile, sostiene Laparelli, uno dei creatori di Panda, da quella generata dalle politiche di Margaret Thatcher, il primo ministro dell’Inghilterra che aveva sostenuto che la società non esiste puntando tutto sull’individuo e la famiglia.

Panda aiuta a creare aggregazioni temporanee tra persone che vivono condizioni di lavoro e situazioni o problemi simili. Dalla condivisione dei problemi e delle istanze e dalla aggregazione sociale che ne può derivare possono nascere le strategie negoziali per nuove piattaforme di rivendicazione e/o difesa dei diritti.

Così come il lavoratore che vuole essere tutelato paga una quota di adesione al sindacato, anche per l’uso di Panda si dovrà sottoscrivere una forma di abbonamento. Panda è presentata come strumento di resistenza contro lo strapotere di aziende digitali poco rispettose dei diritti dei lavoratori e/o degli individui e per la creazione di un sindacato 3.0 ma anche come opportunità di business.

Il lavoro presentato alla esibizione di Oslo si basa su una ricerca che ha portato a studiare 400 casi legali che hanno visto contrapporsi lavoratori e aziende digitali proprietarie di piattaforme condivise. L’analisi ha puntato ad evidenziare il rischio dirompente legato alla dialettica del lavoro attuale che ha portato o porterà a ribellioni potenziali e violenze di massa. Per sostenere la propria visione i creatori di Panda hanno usato l’esibizione di Oslo per condividere materiali vari come contenuti propagandistici o notizie giornalistiche.

Panda è uno dei 33 progetti cha danno forma a On Residence, una delle due principali esibizioni di architettura che caratterizzano il 2016 a Oslo e che si tiene presso il Norwegian Centre for Design and Architecture.

Fonte: Dezen

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