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Siri, Cortana, Alexa, Denise, Viv, Jaesa, Tay: tutte belle, sexy e capaci di intimidire!

Siri, Cortana, Alexa, Denise, Viv, Jaesa, Tay: tutte belle, sexy e capaci di intimidire!

08 Giugno 2016 Redazione SoloTablet
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I dispositivi tecnologici si stanno popolando di presenze strane, entità che si propongono come assistenti personali, badanti in grado di facilitare e fluidificare l’interazione con entità tecnologiche sempre più complesse in forma di software, APP, funzionalità, capacità decisionale e di scelta. Sono quasi sempre entità di genere femminile, dai nomi accattivanti e tranquillizzanti, sexy e suadenti e così simili a esseri umani da intimidire i loro interlocutori o di farli innamorare.

Da semplici interfacce vocali, componenti software capaci di riconoscere e interpretare la voce umana per fornire risposte e ingaggiare conversazioni, i numerosi assistenti personali che in pochi anni hanno popolato numerosi dispositivi tecnologici hanno assunto un corpo umanoide e una loro identità e personalità distintiva.

Le interfacce vocali non hanno avuto fin qui grande successo. L’uso è sempre rimasto privato e poco pubblico, come se gli utenti si sentissero poco a loro agio nell’interagire parlando al proprio smartphone in strada o su un mezzo pubblico. Uguale riservatezza si manifesta nell’uso di interfacce vocali che si presentano ora nella forma smagliante e sorridente di un chatbot dalle perfette forme umane, spesso nella veste sexy e ammiccante di un assistente personale femminile dal nome esotico di Viv, Alexa o Cortana.

La timidezza nell’interagire con queste entità è evidenziata dalle indagini condotte che raccontano di una grande curiosità nello sperimentare la conoscenza dell’assistente personale ma anche lo scarso ricorso al suo supporto e ai suoi servizi. Una recente indagine negli USA condotta su possessori di dispositivi iPhone ha evidenziato che il 98% degli utenti ha provato almeno una volta Siri ma solo il 3% lo ha fatto in un luogo pubblico.

La diffusione degli assistenti personali su dispositivi mobili ma anche su automobili e domani elettrodomestici casalinghi è il risultato di una evoluzione tecnologica software che sembra avere accelerato rispetto a quella hardware. E’ un’evoluzione che poggia su decenni di sviluppo e ricerca che hanno portato ad una facilità crescente nell’assemblaggio e integrazione di componenti e oggetti tra loro diversi ma anche allo sviluppo di entità dotate di intelligenza artificiale, capaci di apprendere, parlare, capire e interagire con un interlocutore umano.

L’utilità degli assistenti personali è evidente, soprattutto se l’utente ha le mani impegnate in altre attività o se ha urgenza di attivare una interazione con il suo dispositivo per svolgere una attività a trovare una informazione. Questa utilità, confermata costantemente dai numerosi sviluppi e dalle innovazioni in arrivo, contrasta però con l’umanità degli utilizzatori. Persone umane che non sempre sono disponibili, per riservatezza, timidezza, ricerca di privacy e altro, a formulare e verbalizzare comandi o domande ad alta voce in luoghi pubblici. In privato il problema non sembra esistere, come ha ben raccontato anche il film Her nel quale il protagonista finisce anzi per maturare una forma di attrazione assimilabile all’innamoramento per Samantha, la protagonista femminile e artificiale del film.

La scarsa disponibilità a verbalizzare comandi indirizzati ad un dispositivo tecnologico con le sue interfacce artificiali è confermata da un’altra indagine condotta da Creative Strategies negli Stati Uniti. Secondo questa ricerca, che ha coinvolto 500 consumatori, solo il 6% usa il suo assistente personale in pubblico. E’ come se l’utente umano non volesse rendere pubbliche le informazioni richieste ma soprattutto non volesse mostrarsi a parlare con una entità tecnologica. Una reazione strana se si pensa a quante persone si possono incontrare intente a conversare con altri umani attraverso le cuffie e il microfono dei loro smartphone. Come se parlare da soli camminando mettesse meno a disagio di interloquire con la conturbante essenza di Cortana o la vivida presenza di Viv.

La ricerca ha rivelato che il ricorso agli (alle) assistenti personali cresce e interessa tutti gli utenti ma l’uso è per il momento principalmente relagato a luoghi più o meno privati come l’automobile, la casa o l’ufficio, ma solo se non è un open space.

La presenza contestuale di persone può condizionare l’attitudine al ricorso all’assistente personale incidendo sui suoi comportamenti pubblici. Il pensiero di essere osservati e ascoltati agisce sulla psicologia della persona e modificare il comportamento a causa di una maggiore attenzione che viene posta alla situazione di contesto e che può alterarne la valutazione.

Alla timidezza o riservatezza delle persone adulte fa da contrasto l’estrema facilità e disponibilità con cui i bambini si indirizzano a Siri o altri assistenti personali con le loro richieste vocali. Non è tanto un bisogno di parlare con qualcuno, attività spesso resa complicata dalla scarsa attenzione parentale, ma un’espressione di una inibizione inesistente per generazioni di nativi digitali nati e cresciuti immersi nella tecnologia. L’immaturità dell’intelligenza di cui sono dotati gli assistenti personali attuali rende sovente complicata la interazione anche per i più piccoli ma ciò non incide sul loro utilizzo e la percezione che essi siano l’interfaccia naturale del dispositivo tecnologico. Una percezione veritiera visto che il futuro dei nostri dispositivi tecnologici è sempre più umanoide e caratterizzata da intelligenza crescente.  

Per 200000 anni gli umani hanno parlato con altri umani. Oggi stanno sperimentando conversazioni con agenti software, avatar, assistenti personali dalla veste grafica umana e con robot umanoidi che stanno popolando le hall degli hotel, le sale di attesa degli aeroporti e numerosi altri luoghi pubblici come aziende e ristoranti.

 

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