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Sono in vacanza e soffro di nomofobia

Sono in vacanza e soffro di nomofobia

08 Agosto 2014 Redazione SoloTablet
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La vacanza 2014 può regalare numerose reazioni allergiche e fobie varie. Le prime possono essere collegate ad espozioni troppo prolungate al sole o alla salsedine o anche all'impossibilità di partire a causa di carenza di liquidità. Tra le fobie una in particolare, chiamata nomofobia, potrebbe rovinare la vacanza. Soprattutto ai giovani che mostrano da tempo una dipendenza eccessiva dal loro dispositivo mobile.

Tutte le indagini condotte negli utili due o tre anni e finalizzate a evidenziare nuovi comportamenti e stili di vita tra le diverse generazioni che fanno uso di dispositivi mobili, illustrano una pervasività del dispositivo de 90% ma soprattutto l'emergere di nuove patologie e comportamenti compulsivi che interessano in modo particolarealcune fasce generazionali.

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Una di queste patologie, nota con il termine di nomofobia, si manifesta a causa di un eccessivo utilizzo del dispositivo mobile che scatena un attaccamento psicologico malato. E' una patologia che interessa per il momento una percentuale limitata di persone e che si manifesta ogni qualvolta lo smartphone o il tablet posseduto non è a disposizione. I segnali della patologia si manifestano sotto forma di attacchi di panico, di nervosismo, di mancanza di concentrazione e disattenzione, di bisogni simili a quelli che interessano persone che fanno uso di stupefacenti.

Nomofobia è un termine di recente introduzione (nomophobia nel mondo anglosassone) che designa la paura incontrollata di rimanere sconnessi dal contatto con la rete di telefonia mobile. (Wikipedia)

Uno studio condotto in Gran Bretagna recentemente ha rilevato che il 53% degli utenti che possiedono un telefono cellulare, tendono a mostrare uno stato ansioso quando non possono utilizzarlo per aver finito i crediti o per esaurimento della batteria. A soffrirne di più sono i maschi (58%) seguiti dalle donne (48%). Il 9% si dichiara stressato quando il dispsoitivo è fuori uso. Le reazioni di stress e gli stati ansiogeni sono legati all'impossibilità di collegarsi per mancanza di campo o di presa elettrica o per avere dimenticato il dispositivo a casa o per aerlo perso e interagire con amici o parenti. Sono reazioni paragonate dagli studiosi alla 'tremarella' che colpisce persone che devono affrontare scelte quali il matrimonio o la visita dal dentista. E' un'ansia tipica del mondo globale e interconnesso nel quale è impensabile rimanere disconessi dal mondo esterno. E' una patologia che colpisce i paesi più ricchi e nei quali la tecnlogogia è più pervasiva e diffusa. A sentirsi perdute sono persone che non vorrebbero mai spegnere il loro dispositivo, persone che viaggiano in aereo e devono tenerlo spento, che non riescono a distaccarsene nemmeno per poco tempo, ad esempio quando va in bagno, che sentono il bisogno compulsivo di controllare continuamente se sono arrivati messaggi o se ci sono chiamate perse.

 

Fonte: www.fromnothingcomics.com


A parlare di nomofobia ci hanno pensato i media, a partire da quelli inglesi che nel 2008 hanno dedicato numerosi articoli all'argomento, a partire da quello del Daily Mail, ed. online del 31 marzo 2008, CBS News, 3 aprile 2008, The Statesman, 2 aprile 2008,

La nuova patologia, impensabile solo alcuni anni fa (chi ha mai sofferto di una cosa simile quando ad essere diffuso era solo il PC?) è diventata oggetto di studio e di ricerca, una attività che ha permesso di darle una fisionomia e una dimensione e soprattutto di identificare alcune cure possibili. Oggi si sa che la causa del malessere è collegata a situazioni simili legate a dipendenze e a disfunzioni nella produzione del neurotrasmettitore della dopomina. Il 'malato' è spesso inconsapevole ma proprio la negazione della sofferenza come legata ad una dipendenza è il rpimo segnale della patologia e della necessità di un intervento o di una cura.

La cura sulla carta sembre essere molto semplice, difficile è praticarla. Si tratterebbe semplicemente di fare un utilizzo meno costante e compulsivo del proprio dispositivo e sperimentare, anche con un vero e proprio esercizio di apprendimento, la vita senza di esso. Cosa molto facile a dirsi per chi non soffre di nomofobia, più complicato per chi nomofobo lo è già diventato.

 

Fonte: www.gorocketfuel.com

 

 

 

 


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