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Sorveglianza Facebook: la si conosce ma la si ignora!

Sorveglianza Facebook: la si conosce ma la si ignora!

10 Maggio 2017 Redazione SoloTablet
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Tutti o quasi sono consapevoli che il mondo sociale di Facebook è gratuito perchè ci si presta ad essere target e prodotto pubblicitario. La consapevolezza che si traduce in coscienza critica porta alcuni all'abbandono ma per la stragrande maggioranza non genera il bisogno di alcuna riflesione critica e tantomeno ql'urgenza di una scelta alternativa.

Il fatto che Facebook usi la sua piattaforma per raccogliere innumerevoli dati (non solo demografici ma anche personali, sensibili  e comportamentali) utili a fornire informazioni e conoscenze a chi ne può fare un uso commerciale è cosa nota da tempo. Il fatto di trovarsi sul display del proprio dispositivo mobile una promozione pubblicitaria collegata al fatto di essere in un aeroporto o in un centro commerciale non sorprende più di tanto ma neppure provoca reazioni di sdegno o di fastidio per un uso poco etico della piattaforma tecnologica a cui si è deciso di partecipare. A sollevare questioni etiche è l'uso in generale che viene fatto dalla piattaforma per raccogliere, catalogare, organizzare e analizzare i dati per poi cederli a terzi per scopi puramente commerciali.

L'attenzione di tutti dovrebbe però essere richiamata da alcuni dei dati raccolti, quelli che permettono di cogliere gli stati emozionali ed i comportamenti online degli utenti, in particolare se essi sono di teenager che vivono, come tutti gli adolescenti le tipiche problematiche di insicurezza, ricerca di autostima e confidenza che caratterizza la loro età. La loro frequentazione di uno spazio sociale come Facebook è spesso dettata dalla ricerca di sicurezza e socialità ma può trasformarsi in una specie di confessionale dal quale Facebook fa dipendere diagnosi e analisi da usare per le sue categorizzazioni e analogie classificatorie finalizzate al profitto commerciale.

Per Facebook questo tipo di attività è perfettamente congeniale a strategie di marketing che, per fornire ai consumatori, esperienze di prodotto e di Marca di qualità ed emozionanti, devono poter contare su dati e informazioni sempre aggiornate e dettagliate. Per sostenere questa strategia e provare la sua validità Facebook conduce anche esperimenti, in genere resi significativi dai grandi numeri di cui può disporre, per sperimentare in che modo messaggi, immagini, post, azioni ma anche manipolazioni varie  diverse scatenino comportamenti, emozioni e azioni diverse. Questi esperimenti permettono, anche in assenza di informazioni fornite dagli utenti, non solo di identificare con precisione i profili degli utenti, sulla base dei contenuti pubblicati, ad esempio attraverso le analisi delle parole usate, dei contenuti o delle immagini postate, ma anche di cogliere la realtà emotiva, sentimentale, mentale del momento. Informazioni fondamentali per agenzie pubblicitarie e Grandi Marche alla costante ricerca di conoscenze utili a definire al meglio e a personalizzare le loro campagne promozionali e marketing.

La capacità di cogliere gli aspetti più nascosti della realtà del momento degli utenti (gli algoritmi di Facebook sanno identificare un gay o una lesbica, un nero o un bianco, un uomo o una donna senza neppure guardare i dati personali di un profilo....) è tale da rendere possibile a Facebook, in modo spesso non trasparente, di costruire campagne ad hoc anche per persone che, frequentando la sua piattaforma sociale, denotano il loro stato di persone depresse, vulnerabili e generalmente in difficoltà. Anche per questo tipo di audience Facebook diventa la piattaforma perfetta per pubblicità mirate di ogni tipo, una situazione distopica che evidenzia da un lato il grande potere di Facebook ma anche l'assenza di regole etiche e valori che dovrebbero suggerire comportamenti e scelte diverse.

Benchè molte delle iniziative azioni di Facebook siano inaccettabili, poche sono in genere le reazioni e le iniziative di condanna o di protesta. Eppure basterebbe abbandonare il social network e favorirne l'abbandono da parte di molti altri. Cosa che in realtà sembra stiano facendo molti teenager, forse stufi di vedersi trattati come semplici prodotti o target per la commercializzazione e promozione di merci e servizi, di cui spesso non hanno alcun bisogno o per i quali non hanno alcuna capacità di acquisto.

 

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