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Strumenti di produttività. Tablet o PC, cosa scegliere?

Strumenti di produttività. Tablet o PC, cosa scegliere?

18 Gennaio 2016 Redazione SoloTablet
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Si è soliti distinguere i dispositivi mobili di personal computing tra strumenti utili alla produttività e mezzi per l’intrattenimento e il divertimento personale fatto di gioco, navigazione Web e consumo di contenuti. E’ una distinzione rasa labile dalla capacità di molti dispositivi tecnologici di offrire l’una e l’altra cosa ma anche dalla difficoltà a definire in modo chiaro che cosa si intenda per lavorare online. Nella vita reale la distinzione può forse essere più semplice ma online e dotati di strumenti tecnologici la distinzione è un po’ più complicata.

Supponete di essere in aereo e di viaggiare, grazie alla generosità della vostra azienda, in business class. Mentre voi siete impegnati nel rilassarvi con la visione di un film sorseggiando un gin & tonic, i vostri vicini di viaggio sono impegnati sulle tastiere dei loro tablet con movimenti rapidi e silenziosi delle loro mani e polpastrelli delle dita. La loro abilità nell’interagire con la testiera è magica ed ha richiesto sicuramente ore di apprendistato. E’ un’abilità che però non è necessariamente associata ad attività lavorative e praticata per produrre. La difficoltà a indovinare cosa i vostri vicini di viaggio stiano facendo dipende sia dall’indefinito confine tra ciò che si intende per lavoro e la sua realtà, sia dalla impossibilità di riuscire a farlo dal tipo di dispositivo da essi usato.

Interrogarsi su cosa significhi realmente lavorare non è un interrogativo capzioso. Trovare una risposta concreta può servire a definire meglio anche la differenza che oggi esiste nella nostra percezione o nelle comunicazioni marketing tra un dispositivo e un altro. Ad esempio tra un PC desktop e un laptop o tra un Surface Pro 4 e un iPad Pro.

Cominciamo con il definire quale sia l’essenza di un’attività lavorativa. Al di sotto della superficie del concetto di lavoro c’è uno standard predefinito di criteri usati per giudicare o valutare alcuni esempi concreti di attività lavorative e misurarne la loro efficacia ma anche conformità o devianza dagli standard. I giudizi e le valutazioni su cosa si intenda per lavoro reale servono a esplorare i diversi punti di vista, le percezioni e le opinioni sui criteri ad esso sottesi e le diversità di significato e comprensione che caratterizzano il dibattito corrente.

Un dibattito simile è in corso anche sugli strumenti tecnologici che oggi tutti noi usiamo per le nostre attività personali e per quelle professionali e lavorative. Il dibattito si è complicato enormemente dall’arrivo nel 2010 dell’iPad di Apple con le sue prerogative e pretese di sostituto del personal computer come strumento di produttività individuale. L’ipad per l’immagine marketing che Apple e i media hanno voluto costruirgli intorno è stato ed è oggetto di riventi discussioni e polemiche tra chi pensa che il tablet senza tastiera e senza mouse possa svolgere le stesse funzioni di un PC con tastiera e mouse e chi pensa al contrario che questa sia una bestemmia anche solo al pensarla.

Il dibattito, comprensibile da un punto di vista marketing e di mercato, è diventato sempre più capzioso assumendo anche una vena di umorismo involontario. E’ infatti un dibattito che ha fondamenta fragili poggiando su una distinzione netta tra due mondi che distanti non lo sono più. Una distanza labile come quella che impedisce di distinguere un’attività lavorativa da un’altra per giudicarla come il vero esempio di ciò che significa lavorare per davvero.

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Tra gli argomenti usati da coloro che negavano l’assimilazione, come strumento di lavoro, del tablet al PC c’era l’assenza di strumenti di produttività individuale come Photoshop o applicativi Office, l’impossibilità di accedere al file system, la mancanza di porte USB o di tastiere fisiche, l’insufficienza in termini architetturali e di prestazioni della piattaforma di sistema operativo. A fare la differenza era soprattutto, nella visione dei numerosi critici del momento, l’assenza di prodotti come Microsoft Office, da sempre associato al mondo produttivo del personal computer, sia per un uso domestico che aziendale. La presenza di APP capaci di offrire funzionalità e servizi assimilabili a Office non venivano neppure prese in considerazione.

La capziosità di molta parte della discussione sul tema dell’era post-PC è ben esemplificata dal ruolo assunto dalla tastiera virtuale e dal declino rapido di un dispositivo di successo e diffusissimo nelle aziende come il BlackBerry. Famoso per la sua tastiera ma non per questo insostituibile, soprattutto da parte di persone che con il BlackBerry lavoravano prevalentemente con la loro casella di posta elettronica. La discussione sul ruolo della testiera è diventato ancor più capzioso con l’introduzione, da pret di molte aziende come Logitech, di tastiere fisiche come semplici accessori dell’iPad.

Il secondo argomento cardine del confronto è la disponibilità di capacità di memoria di massa e dispositivi storage, nella forma ad esempio di dispositivi USB. La novità in questo contesto, che ha tolto munizioni a quanti sottolineavano l’assenza di porte USB e la limitatezza delle risorse di storage, è venuta dall’offerta di soluzioni come Dropbox e Box con i loro servizi in Cloud Computing e con il diffondersi di numerose proposte di servizi Cloud come quelli OneDrive di Microsoft, di Drive di Google e iCloud di Apple. Microsoft ad esempio ha introdotto già dal 2014 un servizio Cloud per le sue applicazioni Office di produttività individuale.

Il dibattito mai spento sulla effettiva sostituibilità di un PC con un tablet professionale non si è mai spento ed è stato anzi rinvigorito dall’arrivo sul mercato di prodotti come l’iPad Pro di Apple e il Surface Pro 4 (anche il Surface Book) di Microsoft. Il prodotto d Apple con il suo schermo grande da 33 centimetri, il suo potente processore, una piattaforma multitasking (limitata) che permette ad esempio di avere contemporaneamente due finestre attive con applicazioni diverse, la disponibilità di una tastiera (opzionale) e di uno stilo (anch’esso opzionale).

Ad alimentare il dibattito è stato il rilascio da parte di Microsoft del tablet ibrido Surface Pro 4 dotato anch’esso di tastiera staccabile, di uno stilo e di un display da 32 centimetri (12,3 pollici). I sostenitori del PC come strumento di lavoro, hanno subito individuato nel Surface lo strumento ideale di produttività, delimitando il perimetro dell’iPad nel gioco e nel consumo dei contenuti. A dimostrazione di quanto la discussione sia per molti versi ideologica e legata a Marche e loro visioni del mondo.

Molte attività da sempre associate al mondo PC e oggi Surface, come la scrittura di codice software, l’uso di protocolli FTP, la realizzazione di video o l’esecuzione di software particolari legati ai flussi di lavoro, possono essere svolte tranquillamente anche sull’iPad con APP apposite come Workflow o Pythonista e molte altre. La diffidenza verso le numerose APP disponibili viene giustificata dalla insufficiente adeguatezza delle piattaforme di sistema operativo. Una inadeguatezza che, con l’arrivo e la diffusione di Windows 10, è in realtà riferita ad Android e a iOS.

La realtà racconta un’altra storia, quella che da sempre caratterizza anche le molte realtà lavorative esistenti. Tutte diverse tra di loro e tutte condizionate da ciò che si intende per lavoro e dall’uso che degli strumenti ad esso associati viene fatto.

Nella realtà dell’evoluzione tecnologica attuale le differenze, che animano la discussione in atto, stanno scomparendo evidenziando come molte attività svolte sul personal computer sono definibili come lavorative anche quando sono eseguite su un tablet o tablet ibrido nelle sue attuali configurazioni. Attività come la gestione della posta elettronica, la navigazione del Web, le conferenze via Skype o tecnologie simili, ecc. 

Se le differenze sono diventate labili e quasi inesistenti, cosa blocca allora la percezione di una pariteticità tra mondo PC e mondo tablet o tra iPad Pro e Surface Pro? Probabilmente tre aspetti tanto importanti quanto duri ad essere scalfiti a breve nel tempo:

  • Il peso che nelle aziende hanno coloro che possono giustificare le loro attività solo per la presenza di determinate tipologie di strumenti di personal computing
  • Il ruolo che nelle decisioni aziendali hanno gli amministratori IT e la loro volontà di rinviare nel tempo potenziali problemi o difficoltà che sempre seguono l’introduzione di nuove tecnologie in azienda
  • La scarsa integrazione tra il mondo tablet e le sue applicazioni all’interno di infrastrutture informatiche aziendali ricche di applicazioni cosiddette mission-critical che, per essere rese disponibili su dispositivi diversi, hanno bisogno di passare serrati esami di compatibilità, usabilità e integrazione applicativa ma soprattutto di compliance e di sicurezza.

E se a prolungare la discussione in corso fosse solo l’assenza di argomenti alternativi altrettanto validi e coinvolgenti? Qualora essi emergessero si avrebbe l’immediata conferma di quanto la discussione PC-tablet sia diventata capziosa e inutile.

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