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Taxi senza autista: che fine faranno gli autisti umani?

Taxi senza autista: che fine faranno gli autisti umani?

26 Agosto 2016 Redazione SoloTablet
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Nella calma agostana è stato tutto un fiorire di notizie sulle auto senza autista prossime venture. Tra le notizie ha fatto rumore Uber con l’annuncio del rilascio di auto destinate al trasporto pubblico e di avere acquisito la startup Otto che sta sviluppando camion autonomi e senza autista.

L’annuncio di Uber ha catturato le prime pagine di molti media ma non è il solo e non sarà l’ultimo. Ad esempio in Singapore una società praticamente sconosciuta come nuTonomy ha messo in strada un prototipo di auto pubblica per un servizio Taxi che è attivo da aprile 2016 all’interno di un perimetro delimitato del centro città. I dati e le informazioni raccolte durante la fase di test iniziale serviranno a potenziare e perfezionare il software AV di intelligenza artificiale che fa da motore dell’auto per un rilascio definitivo di un robo-taxi previsto per il 2018. Test simili sono in fase di organizzazione anche in Michigan, negli stati Uniti, e in Inghilterra con la partnership di Jaguar Land Rover Ltd., e altri produttori di automobili.

Il test prevede di invitare un numero selezionato di cittadini a usare il robo-taxi nuTonomy prenotandolo attraverso una apposita APP sul loro smartphone per un trasporto che sarà gratuito. L’auto è una versione speciale di una Renault Zoe o di una automobile elettrica Mitsubishi i-MiEV. A bordo ci sarà sempre un ingegnere con il compito di osservare le prestazioni del sistema di bordo e di intervenire in caso qualcosa non funzioni adeguatamente. Superata la fase di test il robo-taxi sarà reso operativo in altre aree della città di Singapore. Nel frattempo a Pittscurgh Uber continuerà la sperimentazione dei suoi taxi autonomi, finalizzati anch’essi alala raccolta di dati e informazioni per nuovi sviluppi futuri e per consolidare le soluzioni finora create.

Google, Tesla, Uber, nuTonomy, e una miriade di altre startup stanno accelerando il passaggio evolutivo verso l’auto senza autista del futuro. L’attenzione rivolta alle auto private ha evidenziato finora i benefici e i vantaggi derivanti dalle nuove tecnologie per le persone. L’arrivo di automobili senza autista utilizzabili per il servizio pubblico al contrario sta catturando un altro tipo di attenzione, quella che da tempo si sta interrogando sugli effetti collaterali di queste tecnologie sul lavoro umano.

La maturità di numerose soluzioni di intelligenza artificiale sta alimentando la riflessione, a volte tecnogolica e preoccupata, sui Robot che stanno arrivando per sostituirsi al lavoro umano e creando nuove situazioni di disoccupazione in ambiti che sembravano finora intoccabili, compresi quelli del lavoro cognitivo.

Chi non è tecnofobo sottolinea la distanza che ancora esiste tra un robot e un umano e i limiti del primo ne compiere attività e azioni che un computer non sarà mai in grado di praticare e gestire.

La realtà è più complessa. L’evoluzione continua della tecnologia, in particolare quella software legata alla intelligenza artificiale è tale da favorire e attrarre gli investimenti di grandi corporazioni e aziende che intravedono negli sviluppi futuri grandi opportunità di guadagno. Se il mercato dell’auto è una di queste opportunità è facile immaginare cosa potrà succedere in un futuro che, dagli annunci di questa estate, sembra essere già arrivato.

La storia e il futuro rischiano però di essere diversi per chi fa della guida di un taxi o di un mezzo pubblico la sua attività per vivere. Se le automobili e i robo-taxi senza autista si affermeranno cosa potranno i tassisti? Auto-pensionarsi o andare ad aumentare il numero degli esodati? E se non avessero i requisiti per l’una o l’altra cosa? Cosa molto probabile per lavoratori autonomi che non sempre navigano nell’oro?

Probabilmente la soluzione, almeno nella visione del trasporto pubblico di Uber, è di diventare uno delle centinaia  di migliaia di autisti che oggi sfruttano il servizio di Uber per costruirsi un reddito mensile. Un numero destinato a calare nel momento in cui il robo-taxi alla nuTonomy sarà completamente operativo e sicuro.

La sicurezza è l’argomento più usato oggi per sostenere l’insostituibilità del tassista con un computer di bordo ma è chiaro a tutti che è una tesi perdente in partenza considerando la rapidità con cui la tecnologia sta evolvendo, in termini di intelligenza artificiale e capacità di apprendere.

E a nulla servono i cinguettii provocatori di Uber che, per garantirsi il business attuale, in attesa di quello futuri e più remunerativo delle auto senza autista, ha affermato che la transizione alla nuova realtà del trasporto durerà decenni.

Vero, ma nel frattempo il tassista che perderà il suo lavoro cosa farà?

 

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