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Tecnoignoranti e tecnoingenui

Tecnoignoranti e tecnoingenui

22 Aprile 2015 Redazione SoloTablet
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Lo smartphone e il gadget tecnologico sono diventati una specie di sveglia che ci mettiamo al collo come facevano i selvaggi con quelle regalate loro dai primi bianchi sbarcati per colonizzare le loro terre e dominarli. In questo senso siamo tutti tecnoignoranti. Alcuni anche molto tecnoingenui!

Scrive Oddifreddi che in Italia "è difficile diffondere la cultura scientifica perchè siamo tutti vittime di Croce e della Chiesa ma soprattutto del pensiero umanistico in generale". La nostra cultura umanistica impregnata di storie, di letteratura, di narrazioni fantastiche e di filosofia ci impedisce di prestare attenzione a ciò che è scientifico e ci porta a dedicare alla tecnologia uno sguardo superficiale fatto di sorpresa e di incantamento ma di scarsa comprensione, nessuna riflessione e limitato approfondimento.

Lo smartphone e il gadget tecnologico diventano così una specie di sveglia che ci mettiamo al collo come facevano i selvaggi con quelle regalate loro dai primi bianchi sbarcati per colonizzare le loro terre e dominarli. In questo senso siamo tutti tecnoignoranti, almeno in parte e sicuramente quando abusiamo delle tecnologie moderne come smartphone, tablet, webTV, iPod senza interrogarci su cosa stiamo manipolando, con quali strumenti stiamo interagendo e su quali effetti cognitivi essi possano avere.

 

 

L'ignoranza scientifica va di pari passo con quella tecnologica. Non è una ignoranza nell'uso degli strumenti tecnologici ma sul loro ruolo e sugli effetti che hanno sempre avuto nell'evoluzione culturale e sociale che ha caratterizzato la nostra società dalla rivoluzione industriale ad oggi. I tecnoignoranti, in genere esperti nell'uso efficace e rapido di ogni tipo di strumento tecnologico, vivono il loro rapporto con la tecnologia in modo passivo, senza preoccuparsi di conoscerne gli aspetti culturali, cognitivi, sociali per tentare di governarli o almeno comprenderli per indirizzarli a scopi umani e sociali. L'ignoranza dei tecnoignoranti, trova riscontri concreti in quella dei tecnoingenui che usano la tecnologia in modo naïf e completamente incosciente, senza interrogarsi sulle implicazioni psicologiche, relazionali, sociali, culturali e politiche che ne derivano.

Tecnoignoranti e tecnoingenui condividono una scarsa conoscenza della tecnologia che li porta a una limitata comprensione e consapevolezza delle loro azioni. La scarsa conoscenza li conduce a non comprendere le grandi trasformazioni della politica guidate dalla tecnologia in ambiti quali la salute pubblica e la sanità, l'economia e il lavoro (delocalizzazione e robotizzazione), l'ambientee e il clima, le biotecnologie e i temi etici (provreazione eterologa e eutanasia), le grandi opere e la politica energetica.

Sfugge al tecnoignorante il ruolo della tecnologia nell'innovazione e nella trasformazione delle infrastrutture produttive, della scuola e dell'impresa. Tra i tecnoignoranti che non colgono questo ruolo ci sono quelli politici che non hanno alcuna visione concreta di una società moderna della conoscenza basata sulla tecnologia e sulle conoscenze scientifiche e tecnologiche necessarie. Provate a pensare ai molti politici dotati di iPad che accarezzano in modo compulsino durante interviste televisive e talk show e alla loro ignoranza sul ruolo della tecnologia nella comunicazione politica. Sfugge a questi tecnoignoranti rappresentanti della politica, la rilevanza strategica della tecnologia e della scienza, sfugge loro la netta relazione tra sviluppo e conoscenza tecno-scientifica così come non comprendono i danni causati da anni di rinvio nel rioformare la scuola, l'università e la ricerca in senso tecnologico (sarebbero forse bastati investimenti in teconologia).

Sono tecnoignoranti anche molti esperti, intellettuali, ricercatori, scienziati e studiosi italiani, incapaci di definire con accuratezza gli ambiti della loro conoscenza così come i suoi limiti, e immobili nella difesa di pratiche obsolete e conservative con lo scopo di proteggersi da rischi e inconvenienti derivanti da innovazione, incertezza e sperimentazione di nuove vie. L'ignoranza culturale sul ruolo della tenologia moderna porta a sottovalutare le conseguenze che le ricerche scientifiche possono avere sulle persone nel medio o lungo periodo, sull'etica e sulla salute e il benessere del cittadino. Rientrano in questo ambito le numerose tecnologie oggi disponibili per la ricerca genetica, biotecnologica, agricola (OGM), d energetica (estrazione del petrolio attraverso il fracking), della neurologia e della telefonia (inquinamento elettronico).

 

 

Tecnoignoranti sono i consumatori che non dedicano alcuna riflessione al problema della privacy dei loro profili digitali e dati sensibili e che non si interrogano sull'uso che di essi viene fatto da parte di entità note e meno note a scopi prevalentemente commerciali ma anche politici, di spionaggio e controllo. Sapere che ogni azione in rete (mail, pagamento, visita, post, ecc.) genera informazioni utilizzabili nel Big Data per elaborare conoscenze e profili personalizzati, non è garanzia sufficiente di conoscenza. Tutto dovrebbe essere contestualizzato (tecnologie usate quali RFID, GPS, carte di credito elettroniche, ecc.) e rielaborato in termini di perdita di libertà e di movimento, di condizionamento dei processi di scelta e decisionali, di orientamento negli acquisti e di imposizione di stili di vita e dei comportamenti.

La tecnoignoranza è un fenomeno fotografato costantemente da numerose indagini che illustrano l'arretratezza italiana nell'uso di Internet e altri strumenti tecnologici innovativi. Siamo sicuramente primi al mondo nel possesso di smartphone e gadget tecnologici ultracostosi e dal design attraente ma lontani dalle medie statistiche di altri paesi più avanzati tecnologicamente. Una distanza che fa parlare di analfabetismo digitale, una condizione nella quale non siamo comunque soli. Uguale ignoranza manifestano fette consistenti di consumatori in paesi tecnologicamente avanzati come gli Stati Uniti, consumatori che pensano all'HTML come a una malattia infettiva (11%) o al Gigabyte come ad un insetto (27%), alla motherboard di un computer come alla tolda di una nave (42%), al dispositivo MP3 come al robot di Guerre Stellari (23%) a al termine USB come all'acronimo di una nazione Europea (12%).

L'ultima categoria di tecnoignoranti che vale la pena menzionare è quella dei giornalisti che si occupano di tecnologia, sia quelli improvvisati che frequentano la rete con blog, articoli e commenti, sia quelli professionisti che scrivono sulle testate nazionali. In genere molto bravi nello scrivere di prodotti, marchi e brand, lo sono meno quando devono parlare di tecnologie e loro effetti sulla vita delle persone. Bravi a navigare la rete per trovare spunti e informazioni da rielaborare (nulla di negativo, anzi una attività di plagio che farebbe cotenti i tecnosituazionisti) per comporre il loro articolo, meno attenti a verificare i fatti o a fornire opinioni utili a regalare spunti di riflessione a chi li legge.

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