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Tecnologia e posti di lavoro: aumentati o diminuiti?

Tecnologia e posti di lavoro: aumentati o diminuiti?

08 Settembre 2015 Redazione SoloTablet
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Uno studio recente di Deloitte indica nella tecnologia uno strumento positivo di creazione di nuovi posti di lavoro. Mentre alcune professioni sono sostituite dalle macchine, la tecnologia fa nascere nuovi mestieri e favorisce nuova occupazione. Una tesi non condivisa da tutti e da molti contrastata perché la tecnologia sta cambiando tutto e rischia di schiacciarci con la sua velocità e potenza.

Fisici e filosofi sono spesso d’accordo nel sostenere la tesi che la realtà non è come appare o che il mondo al di fuori di noi non esiste in maniera oggettiva ma solo e sempre in contesti di senso. La stessa visione applicata al tema da molti dibattuto sul ruolo della tecnologia nella creazione di nuovi posti di lavoro porterebbe a sostenere che non esiste alcuna prova certa di quanto stia realmente avvenendo.

Possiamo solo cogliere fenomeni emergenti, connetterli a posteriori ai nostri pensieri e derivarne alcune convinzioni. Ne deriva che ognuno coglie gli eventi emergenti che è in grado di cogliere o ha la possibilità di individuare, per contiguità contestuale, per modi di pensare alla realtà, per cultura, per le informazioni disponibili e per la conoscenza che ne ha derivato.

 

 

Questa introduzione per sostenere che nessuno può negare la validità dello studio di Deloitte (un articolo pubblicato sul quotidiano inglese  Guardian presenta numerose tabelle contenute nello studio condotto dai consulenti Deloitte) quando evidenzia il ruolo della tecnologia nella creazione di nuove opportunità lavorative in ambiti industriali e economici diversi e come volano di nuove rivoluzioni industriali o fenomeni come quelli della Silicon Valley, dei comparti manifatturieri di Shenzen cinesi o delle Silicon Valley indiane e coreane. Deloitte sembra volere fornire rassicurazioni a quanti, con spirito più o meno tecnofobico e luddista, paventa i rischi associati ai cambiamenti introdotti dalla tecnologia e i suoi effetti sul mondo del lavoro (sull'argomento leggi anche questo articolo). A loro Deloitte sembra volere ricordare come la Rivoluzione Industriale abbia dato luogo alla più rapida crescita di popolazione, reddito e produttività della storia, mettendo in secondo piano tutti gli effetti negativi associati in termini di sfruttamento delle risorse del pianeta e umane, di inquinamento, di impoverimento e di distruzione di molti stili di vita tradizionali e relative attività o mestieri.

Lo studio Deloitte è interessante perché propone una prospettiva storica, anche se limitata ad una regione del Regno Unito, a partire dall’analisi di dati risalenti alla Rivoluzione Industriale incrociati con le numerose rivoluzioni e innovazioni tecnologiche che si sono susseguite da allora. Lo studio dei dati esaminati porta Deloitte a sostenere una tesi ottimistica che sottolinea la potenza e il ruolo che la tecnologia ha svolto nella creazione continua di nuova occupazione. Un ruolo di cambiamento che obbliga a guardare agli effetti della tecnologia con occhi diversi e slegati dalla condizione individuale e professionale o lavorativa di ognuno. Lo sguardo deve essere olistico, complessivo e puntare a individuare quanti nuovi lavori e mestieri la tecnologia sia stata capace negli anni di generare. Con una analogia si potrebbe dire che l’invenzione della ruota (una delle prime grandi rivoluzioni tecnologiche) ha eliminato il lavoro dei facchini ma ha creato infinite opportunità per nuovi mestieri come carrettieri, arrotini, gelatai ambulanti, fabbri ferrai, fabbricatori di carrozze e calessi e loro postiglioni. Allo stesso tempo la tecnologia moderna sta eliminando sia lavori manuali che di concetto ma creando infinite nuove opportunità per lavoratori specializzati e istruiti, capaci di usare la tecnologia per creare e catturare valore.

 

Fonte: www.citylab.com

Il secondo elemento interessante dell’analisi di Deloitte è l’indicazione di guardare al mercato da nuove prospettive. La tecnologia ha cambiato il mondo, generando nuova ricchezza e facendo aumentare redditi, potere di acquisto e budget di spesa dei consumatori, riducendo i costi di produzione e i prezzi al consumo di molti prodotti di prima necessità e beni di consumo. La maggiore ricchezza ha permesso la creazione di nuova offerta di prodotti e servizi e la nascita o l’aumento di lavori diversi in ambito medicale, infermieritico e assistenziale, educativo, artistico e creativo, tecnologico e dei servizi.

Lo sguardo di Deloitte, utile per la mole di dati analizzati, rischia di delegittimarsi per una visione che appare in parte molto ideologica. Come quando sostiene l’erroneità della tesi di coloro che vedono nella tecnologia un potenziale divoratore di posti di lavoro, quando sostiene che il principale scopo della tecnologia è quello di sostituire l'essere umano nei lavori più debilitanti o  quando sottolinea che molti lavori stiano scomparendo semplicemente perché molti non li vogliono più fare.

I dati dello studio si prestano anche ad una lettura diversa da quella che viene suggerita. I dati indicano infatti in percentuale anche quanti e quali siano i lavori e le attività che hanno subito maggiormente l’effetto della rivoluzione tecnologica come i tessitori (-79%9, i dattilografi (-57%), le segretarie (-50%). Una indicazione che a rischio non sono solo lavori poco qualificati e manuali ma anche di persone che hanno da offrire soltanto capacità ordinarie facilmente acquisibili anche da robot, computer e macchine più o meno intelligenti.

 

 

Se è vero che la tecnologia ha prodotto nuova abbondanza in termini di aumento di volume, qualità e varietà e di abbassamento dei costi di produzione, è ancor più vero che ha generato o contribuito alla produzione di nuove e grandi disuguaglianze. Negli ultimi anni, quelli dell'era delle tecnologie dell'informazione, la disparità tra le persone è aumentata i modo esponenziale, sia in termini di opportunità che di successo economico, di ricchezza e di reddito, di mobilità e altri parametri importanti. E' mutata in modo drammatico anche la condizione di vita del lavoratore, sempre più ricattabile per la potenziale meccanizzazione e robotizzazione delle fabbriche ma anche dalla presenza di una domanda di lavoro crescente e disponibile a salari sempre più bassi. Queste disuguaglianze non sono associabili automaticamente allo sviluppo tecnologico ma evidenziano la sua problematicità e il rischio che, nell'era delle macchine, gli effetti negativi o indesiderati potrebbero accelerare.

La fede moderna nel progresso tecnologico di molti consulenti informatici tende ad attribuire alla tecnologia e alla scienza poteri quasi magici ma rischia di cadere in forme di feticismo che impediscono di guardare alla realtà in tutta la sua complessità. Nulla di grave in un contesto dialettico nel quale si confrontano pariteticamente tecnofobi e tecnofili, sostenitori entusisati del progresso tecnologico e detrattori impauriti del potere crescente della tecnologia. Ciò che manca è però la consapevolezza che, proiettando forze sovrannaturali su oggetti tecnologici e sulla tecnologia, non si fa altro che cercare delle rassicurazioni razionali per evitare quello che al contrario sarebbe utile fare. La responabilità di ognuno, consulenti e studiosi compresi, è di andare oltre a quanto rilevato o pensato, di contestualizzare e dare senso ai dati raccolti, ai loro significati e alle loro infinite concatenazioni, evitando di fornire come certe e provate verità che in realtà sono solo costruite culturalmente.

Un modo per avvicinarsi alla realtà dei fatti e di evitare allucinazioni.

 

* Spunti per l’articolo tratti da un articolo pubblicato sul quotidiano inglese  Guardian


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