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Tecnonativi e tecnologia

Tecnonativi e tecnologia

03 Novembre 2016 Redazione SoloTablet
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Il termine di nativi digitali è applicato a persone cresciute con le tecnologie digitali, a partire dagli anni 80, persone che non provano alcun disagio a manipolarle e a interagire con esse. Gli studiosi hanno raggruppato i tecnonativi in tre categorie o gruppi diversi: i ragazzi da 0 a 12 anni definiti come nativi digitali puri, quelli tra i 14 e i 18 anni definiti come Millennial e quelli tra i 18 e i 25 denominati nativi digitali spuri.

I tecnonativi sono nativi digitali che hanno vissuto fin dalla nascita in simbiosi con le nuove tecnologie e che oggi trovano connaturato l’uso di dispositivi mobili come iPod, smartphone e tablet, percepiti e usati come protesi bioniche del loro corpo e estensione virtuale della loro mente. Sono persone abituate da sempre a interfacciarsi e interagire con realtà tecnologiche multischermo che hanno plasmato il loro modo di apprendere, di conoscere, di comunicare e di interagire con il mondo esterno. Per loro le molteplici realtà virtuali rese possibili dalle nuove tecnologie sono semplici realtà parallele e indistinguibili da quelle reali e attuali.

I tecnonativi non saprebbero esistere senza Internet e una connessione attiva. Devono sentirsi sempre interconnessi e in comunicazione con gli altri in realtà sociali online fatte di scambio di informazioni e vissute come estensione della loro sfera sociale personale. L’uso che fanno della tecnologia li porta a praticare il multitasking e a sperimentare usi alternativi e complementari dell’attenzione selettiva e della memoria associativa a lungo termine. Pratica ritenuta impossibile o complicata dai tecno-immigrati.

Al contrario i tecnonativi possono scrivere, parlare, guardare, ascoltare, ecc. come se stessero facendo zapping (Ferri) con il loro cervello modificato tecnologicamente. Non sentono il bisogno di accrescere la loro memoria selettiva perché si affidano alla immensa memoria della rete e agli strumenti della rete. Procedono per sintonizzazioni successive, registrando i cambiamenti rilevati e dedicando loro le risorse cognitive che servono, nel momento esatto in cui servono. Un time sharing efficiente e quasi sintonizzato su quello delle piattaforme di sistema operativo utilizzato sui loro dispositivi.

A differenza dei tecno-immigrati, fortemente caratterizzati dalla stampa, dal libro e dalla televisione, i tecnonativi digitali preferiscono lo schermo di dispositivi mobili perché interattivi, tattili e sempre connessi e comunicanti. Mentre per i tecno-immigrati molte tecnologie digitali sono strumenti, per i tecnonativi sono parte integrante della loro immagine pubblica, della loro vita sociale e inter-relazionale, della loro identità e dell'immagine del sé da loro percepita come frammentata in realtà tra loro parallele, online e offline.

I tecnonativi sono in grande maggioranza attivi online, vivono sullo schermo e attraverso di esso si esprimono, si mostrano, comunicano, socializzano e sperimentano senza turbamento alcuno le loro emozioni, affettività e relazioni amorose. Il loro modo di costruire il mondo intorno a sé è diverso perchè costantemente condizionato e intermediato da strumenti digitali che caratterizzano il loro modo di apprendere, di percepire e intuire la realtà a loro esterna, di relazionarsi, di conoscere, di valutare e di agire. Il loro approccio non è lineare ma creativo e determinato dall’insorgenza di fattori attrattivi capaci di catturare (distrarre) la loro attenzione. Il loro apprendimento è ‘by doing’ e attraverso sperimentazioni continue che permettono di raggiungere obiettivi e scopi per approssimazioni successive.  Un approccio che non tutti giudicano positivo ma che per la generazione dei nativi digitali è diventato la manifestazione di una realtà evolutiva di fatto. Non leggono ma navigano perché hanno sviluppato maggiormente la capacità di visualizzazione e di lettura per immagini (vere e proprie fotografie/scatti del testo) ma anche perché si sentono attori attivi del loro apprendimento (il potere tattile dell’interfaccia e del motore di ricerca). Si muovono rapidamente sull’ipertesto e sullo schermo del loro smartphone così come prendono decisioni rapide e adatte al contesto e al momento. Lo fanno quasi sempre socialmente e in contatto con i loro pari con i quali condividono codici, linguaggi, pratiche individuali e sociali, comportamenti e modi di pensare.

Tecnonativi sono tutti i membri delle generazioni che si sono susseguite dagli anni 80, ma i veri nativi digitali sono i bambini che hanno da pochi mesi a 12 anni. Sono loro ad avere sperimentato fin da subito una interazione digitale con la realtà esterna, per divertirsi, per socializzare ma sempre più anche per apprendere e formarsi alla vita. Hanno usato lettori di musica digitale, videogiochi, videocamere, telefoni cellulari e computer ma soprattutto hanno passato più tempo a interagire con la tecnologia di quanto ne abbiano passato su un libro.

Questi bambini e adolescenti (Generazione Z)  che parlano la lingua della Rete come madre-lingua compongono un gruppo completamente digitale e capace con i loro comportamenti di dare forma al futuro tecnologico che verrà. Hanno cervelli di nuova generazione e con strutture cerebrali diverse capaci di elaborare pensiero e costruire sinapsi con modalità e velocità diverse da quelle dei tecoimmigrati e delle generazioni che li hanno preceduti. I processi cognitivi che li vedono coinvolti operano in multitasking per permettere esperienze di realtà parallele nelle quali si perde la percezione di ciò che è reale (attuale) e virtuale (potenziale). Alla linearità della lettura preferiscono la rotondità e l’immediatezza colorata dell’immagine, al testo preferiscono la grafica e quando leggono in realtà lo fanno in modalità random navigando l’ipertesto, alla matita o alla penna stilografica preferiscono la penna digitale o la punta del loro polpastrello perché per loro ogni foglio è implicitamente elettronico, digitale, tattile e interattivo.

La vita intensamente digitale dei tecnonativi finisce per influenzare e ripercuotersi in modo significativo nella vita reale segnando grandi cambiamenti a livello sociale e inter-relazionale. La ricerca spasmodica di spazi privati nei quali sperimentare in forma diversa interazione, collaborazione e partecipazione non si svolge nella realtà sociale in cui sono inseriti (famiglia, scuola, oratorio, comunità) ma in quella virtuale online.

In questa ricerca manifestano atteggiamenti, comportamenti, emozioni ricchi di nuovi significati e motivazioni. Sono curiosi (aggiornamenti di stato degli amici sui social network) e invadenti (messaggi, cinguettii e WhatsApp), individualisti e narcisi, bisognosi di affetto e di emozioni forti, esibizionisti (io so tutto) e senza inibizioni nel mostrarsi e raccontarsi e infine, sempre alla ricerca di conferme identitarie capaci di far crescere l’autostima e la stima degli altri.

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