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Trump, viralità dei cinguettii e futuro di Twitter

Trump, viralità dei cinguettii e futuro di Twitter

14 Novembre 2016 Redazione SoloTablet
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La sorte di Twitter sembra segnata da tempo anche, se nella realtà, nessuno sembra realmente intenzionato al suo acquisto e forse neppure alla sua vendita. Nel frattempo, mentre l'azienda mette in opera il suo piano di ridimensionamento con il licenziamento di 300 dipendenti, negli USA tutti parlano del ruolo che i cinguettii hanno avuto nella campagna elettorale.

L'intenzione di recuperare sui costi con una riorganizzazione era chiara da tempo e ora è operativa. Trecento dipendenti di Twitter dovranno lasciare l'azienda e tra questi anche i 16 dipendenti, incluso il direttore generale, della filiale italiana destinata alla chiusura. I licenziamenti evidenziano le difficoltà di un'azienda che sembrava, con i suoi cingettii che avevano cambiato la comunicazione e in particolare quella politica, destinata al successo planetario e alla leadership tecnologica. Oggi sembra voler ritirarsi dal mondo con la chiusura delle sue filiali in giro per il mondo.

Proprio mentre la sua crisi appare come irrisolvibile, Twitter è sui media di tutto il mondo per il ruolo che gli viene attribuito nell'elezione di Trump alla Casa Bianca. Un ruolo non solo aziendale (molti in America accusano il management di Twitter e di Facebook di avere lavorato per l'elezione di Trump) ma anche come piattaforma. E' quanto  emerge da numerose critiche che esponenti della realtà tecnologica americana della Silicon Valley hanno manifestato all'indomani del risultato delle elezioni.

La critica è sugli effetti che una piattaforma globale di comunicazione può generare ("Technology has a role in that we provide communication platforms for the rest of the fucking country." - Dave McClure del GeekWire Summit) se e quando viene usata come strumento di propaganda e soprattutto se e quando i destinatari dei messaggi non sono capaci di comprenderne la validità o veridicità, se e quando le persone nn sono capaci di comprendere di essere semplicemente usati.

La critica viene da molte parti e sembra confermare la distanza tra una minoranza di intellettuali che sembrano capire tutto e la folla o il popolo bue che non capisce e non vuole capire nulla. Che dire però di notizie come quelle circolate su Facebook che Papa Francesco so era schierato per l'elezione di Trump quando tutti dovrebbero ricordarsi che Francesco lo aveva minacciato di scomunica per le sue posizioni sulla immigrazione? Una domanda legittima considerando che ormai Facebook è una delle principali fonti di informazione usata dalle persone. Una fonte che sta facendo cresce quella che è chiamata misinformazione. Una  realtà nuova e preoccupante e che ve ben oltre Facebook o Twitter. Una realtà che sembra ormai non più arginabili, tanto è pervasivo lo smartphone e tanto è diffusa la pratica di affidarsi ai social network e a Internet per informarsi. Se tanti si affidano alle bufale e alla disinformazione online diventa è facile pensare che la società sia diventata sempre più irrazionale e che a prevalere siano proprio quelli che alimentano bufale e disinformazione, spesso con il solo scopo di alimentare i Like e i Clic e di trasformare le persone in semplici consumatori ( di bufale digitali e di Like).

Se l'uso dei media digitali fosse solo limitato ad alimentare i consumi il problema sarebbe ancora circoscritto. Preoccupa invece l'uso politico che di questi media viene fatto da gruppi estremisti di vario tipo e che, nel caso di Trump, hanno aderito con entusiasmo alla sua campagna diffondendo i suoi messaggi e, nel farlo, facendo propaganda a se stessi e alle loro ideologie. I gruppi estremisti non sono solo quelli mussulmani ma movimenti che si oppongono alla immigrazione, neo-nazisti, nazionalisti per la razza bianca, ecc. Gruppi che si sono moltiplicati in rete andando a occupare spazi crescenti nei forum di Reddit o sulle pagine di Facebook. Uno studio americano ha evidenziato che un account di estremisti bianchi dal 2012 ha accumulato 22.000 nuovi membri con una crescita del 600%. I gruppi online dei neonazisti durante la campagna elettorale hanno usato Twitter per creare un numero infinito di hashtag a supporto Di Trump. Difficile dire quanto questi gruppi abbiano realmente contribuito alla elezione di Trump ma è un fatto che il loro attivismo abbia evidenziato quanto siano sentite alcune problematiche come quelle della immigrazione, della paura dell'uomo bianco americano di perdere il suo potere, dell'aborto e dell'omosessualità, dei valori della famiglia e del lavoro.

Su questi temi Google, Facebook, Twitter, Reddit e molte altre piattaforme hanno dato voce ai messaggi più radicali ed estremi e hanno contribuito a far crescere il consenso nei confronti del candidato repubblicano. Ora questi gruppi dovranno fare i conti con le azioni di Trump che molto probabilmente finiranno per deluderli, confermando anche per loro la realtà di misinformazione nella quale tutti siamo imbtigliati.

Non si tratta più di semplice disinformazione ma di una realtà nella quale chi fa uso dei mezzi tecnologici si rende complice della costruzione di informazione non affidabile e poco credibile o semplicemente costruita ad arte per raggiungere uno scopo, economico (più acquisti online o al supermercato) o politico (personaggi politici che per vincere cavalcano il populismo).

In questo gioco, tutto digitale e tecnologico, ciò che viene a mancare è la realtà, quella vissuta da ognuno dopo avere spento il display dello smartphone o anche il display delle macchinette per le scommesse online. I politici che vogliono fare Politica devono oggi lasciar perder i messaggi brevi i Twitter e immergersi nella realtà, quelli che dovrebbero votarli devono fare altrettanto, spegnere i loro smartphone o usarli in modo meno irrazionale ed emotivo. Così facendo questi ultimi potrebbero scorgere per tempo le bufale che vengono loro servite, creare degli anticorpi robusti per difendersi dall'uso manipolato degli strumenti tecnologici e sviluppare conoscenze condivise, idee e visioni capaci di creare percorsi futuri diversi.

 

 

 

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