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Twitter, a cinguettare sono rimasti i politici, forse incapaci di superare i 140 caratteri!

Twitter, a cinguettare sono rimasti i politici, forse incapaci di superare i 140 caratteri!

27 Gennaio 2016 Redazione SoloTablet
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La crisi di Twitter è notizia di questi giorni. A evidenziarla è il cambiamento del management e il ritorno del suo fondatore che mira a trasformare il cinguettio breve e ritmato in un suono lungo e articolato. La crisi è dovuta al calo di utenti che preferiscono a Twitter altri social network, più congeniali a scambiare pensieri e a condividere sensazioni e sentimenti che non possono essere trasmessi nella forma di 140 caratteri o frasi brevi come quelle dei bigliettini dei baci perugina.

Per chi ama i media sociali e li frequenta in modo consapevole e attento fa quasi tenerezza vedere l’insistenza con la quale i politici continuino a perseverare nel cinguettare i loro brevi pensieri con Twitter. Fa altrettanta tenerezza osservare come e quanto questi messaggi brevi vengano scrutati e analizzati da giornalisti e blogger della Rete allo scopo di produrre articoli redazionali o contenuti da proporre in rete alla ricerca di qualche forma di remunerazione.

L’uso del cinguettio digitale e mediatico da parte di personaggi pubblici e in particolare di politici è diventato negli anni recenti un fattore forte per la notorietà e la diffusione di Twitter e per le persone pubbliche note cha hanno usato la sua piattaforma. L’uso di Twitter da parte di politici e persone famose ha permesso all’azienda di attrarre un numero maggiore di inserzionisti e di investimenti pubblicitari ma non sembra essere stato sufficiente per crescere e diffondersi sul mercato in competizione con altri social network oggi disponibili.

Popolazione di Twitter in calo

La popolazione di utenti Twitter è in costante calo e soprattutto non sfonda tra i giovani che gli preferiscono altri media sociali. La fuga o la disaffezione non è certamente legata all’affollamento generato da cinguettii di personaggi famosi per la forza dei messaggi come Gasparri, Alfano o lo stesso Renzi (pur sempre efficace…) ma è indicativo di una incapacità della piattaforma ad andare incontro ai bisogni emergenti, agli stili di vita praticati e ai comportamenti dei potenziali utenti.

Twitter, ma anche Facebook, sono stati percepiti immediatamente dai politici (in realtà dai loro uffici marketing e spin doctor) come una grande opportunità per trasformare la comunicazione con il cittadino, anzi con l’elettore. Un’opportunità reale legata alla componente interattiva e democratica di questi mezzi che permettono di superare la comunicazione top-down che caratterizza l’azione pubblica e politica di molti personaggi politici. Quanto questa comunicazione cinguettante abbia realmente stabilito un contatto con il cittadino è ancora tutto da dimostrare. Sicuramente ogni cinguettio, ad esempio quelli di Renzi, è servito ai media per fare da cassa di risonanza e per costruirci intorno le narrazioni e le informazioni che erano gli obiettivi finali del politico cinguettante

Nessuno mette in discussione le potenzialità e le opportunità offerte da Twitter.

E’ uno strumento che permette una comunicazione rapida, concisa, efficace e sintetica, di creare slogan e idiomi memorabili e capaci di risuonare nella mente come gingle. La sua crisi dovrebbe sorprendere ma è spiegabile dal punto di vista del tipo di comunicazione che lo caratterizza e dalle persone che lo frequentano.

Con quasi 316.000 account, Twitter è oggi ben distanziato da social network come Facebook (1,5 miliardi di utenti registrati) ma anche da WhatsApp (900 milioni) e da Instagram (400 milioni) o Wechat (650 milioni). Tra gli utenti di Twitter molti, come i politici, lo usano come strumento innovativo ma con modalità vecchie e top-down. Quante sono le interazioni reali tra un politico cinguettante e i destinatari del loro cinguettio? Molti cinguettii sono oggi opera di collaboratori e uffici marketing e, quando il cinguettio è originato direttamente dal politico, lo si capisce quasi subito e ci si chiede come faccia a trovare il tempo per cinguettare

Comunicazione Twitter e sua utenza

Dal punto di vista della comunicazione Twitter produce flussi continui di messaggi difficili da seguire e da comprendere, soprattutto se non si è fatto parte del cinguettare dalla sua origine. Se non ci sta dentro sfuggono motivazioni, significati e il senso stesso della comunicazione. La specificità di Twitter è il feedback immediato e il tempo reale, la sinteticità e nettezza dei giudizi espressi, la loro frequente brutalità. Tutti aspetti che generano un diffuso rumore di fondo che non facilità la sintonizzazione cognitiva fra persone cinguettanti, la comprensione dei messaggi e i temi di riflessione che spesso sono necessari per la pragmatica della comunicazione.

Il rumore di fondo, la brevità e la brutalità del cinguettio sembrano essere però spazi di sperimentazione perfetti per politici a caccia di visibilità e effetti speciali, di provocazioni e reazioni immediate capaci di creare effetti farfalla e di rubare attenzione.

La crisi di Twitter ha portato in questi giorni alla sostituzione della squadra di comando, quattro figure chiave che stavano lavorando a un piano di rilancio, e al ritorno al comando di Jack Dorsey, la persona che ha creato il social network. Una delle novità sulle quali starebbe lavorando Dorsey è di eliminare il vincolo dei 140 caratteri. Una scelta critica perché l’utenza di Twitter è molto attaccata alla brevità del cinguettio. Una scelta che poi metterebbe in crisi anche utenti speciali come i numerosi politici che il limite non saprebbero in ogni caso superarlo per la incapacità di elaborare pensiero o proposte che richiedono più di 140 caratteri

L’andamento di Twitter sul mercato ha subito nel 2015 una accelerazione in negativo. Ha perso la forza virale di cui era inizialmente portatore, non incide sulle relazioni e non contribuisce in modo determinante a coltivarle nel tempo, sta perdendo utenti ed è sempre più uno strumento di comunicazione di tipo narcisistico per comunità chiuse che si parlano spesso addosso.

L’assenza dei feedback che caratterizza molti dei cinguetti politicanti indica la difficoltà a costruire fiducia e a stabilire relazioni. Se Renzi con l’hashtag de #labuonascuola avesse realmente seguito i cinguetti dei professori e delle loro iniziative digitali forse avrebbe introdotto alcuni cambiamenti nella sua legge. Il non averlo fatto indica un uso di uno strumento innovativo in modo vecchio e tradizionale, non costruttivo e alla fine offensivo per i destinatari del messaggio. Forse però l’hashtag de #labuonascuola serviva a suggerire l’attivismo della stampa e a interagire con altri interlocutori politici impegnati nell’approvazione della legge e in un gara a chi cinguettava più forte!

Perchè i politici amano cinguettare

Uno dei motivi che ha indotto molti politici a preferire Twitter ad altri social network è stata la ricerca di un contatto diretto con gli utenti e gli elettori non mediato dai media tradizionali. L’obiettivo è stato raggiunto solo in parte, visto che i media si sono impossessati fin dall’inizio dei cinguettii costruendovi sopra la loro informazione e le loro scelte redazionali. Cinguettare è comunque servito a raggiungere audience più larghe e a farlo in tempo reale cogliendo il momento più adeguato per il messaggio da comunicare. Oggi che queste audience si stanno restringendo c’è da interrogarsi se e quanto i politici continueranno a persistere nell’uso della piattaforma di Twitter.

Una previsione facile dà a questo interrogativo una risposta positiva. Mentre gli utenti della Rete, soprattutto i giovani, hanno già trovato il modo di demistificare ruolo e forza di Twitter e sono già in viaggio verso altre piattaforme e forme di comunicazione, i politici italiani si accorgeranno del cambiamento nei gusti e delle tendenze emergenti con il solito ritardo.

Per questo motivo il rischio vero è che si ritrovino da soli a cinguettare nel bosco della politica, a sorridere e ad arrabbiarsi per la validità o stupidità dei loro messaggi parlandosi addosso, cinguettando in coro o, forse più frequentemente contro, come uccelli di varie specie in lotta per il controllo del territorio o della pianta su cui stare.

Forse oggi è meglio così! Provate a immaginare cosa succederebbe se colonizzassero anche Pinterest, Instagram, WhatsApp, SnapChat o Wattpad come hanno fatto con Twitter!

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