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Twitter rovinata dai cinguettii dei politici e delle celebrità?

Twitter rovinata dai cinguettii dei politici e delle celebrità?

03 Febbraio 2016 Redazione SoloTablet
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Sembra una provocazione ma forse non lo è poi così tanto! Twitter sta attraversando una situazione di crisi reale mentre molte altre applicazioni di social networking continuano a crescere. Alcuni analisti paventano scenari nei quali Twitter potrebbe anche non esistere più anche se tutti sottolineano il ruolo rivoluzionario avuto nel cambiare le forme della comunicazione digitale grazie al microblogging caratterizzato da messagi brevi, normalmente fino a 140 caratteri.

Nessuno vorrebbe perdere uno strumento come Twitter o vedere dissolversi l’ecosistema cinguettante a cui ha dato origine. Con soli 316 milioni di utenti registrati, Twitter deve però fare i conti con i costi e i mancati guadagni (calo della pubblicità degli inserzionisti e minori invetimenti) e con la preferenza accordata ad altre soluzioni di social newtorking e comunicazione online da parte dei consumatori.

Il merito di Twitter è stato quello di fare emergere il microblogging trasformandolo ina pratica diffusa, sia per utilizzi e finalità personali sia aziendali e lavorative. Molte aziende che hanno costruito molte delle loro iniziative marketing e comunicazionali su Twitter verrebbero private di un importante strumento di branding dei loro prodotti e di immagine della lor Marca.

Lo strumento si è diffuso rapidamente per la sua potenzialità e destinazione d’uso. Con un cinguettio è facile informare, promuovere, tenersi informati e aggiornati su cosa fanno amici e conoscenti, il tutto in tempo reale e con semplici cinguettii esprimibili in pochi caratteri ma dalla elevata efficacia.

L’utilità pratica di Twitter è stata scoperta subito dagli uffici marketing aziendali che ne hanno sfruttato la componente di micro-blogging ma anche per la sua capacità di creare dipendenza e di catturare l’attenzione del destinatario del cinguettiio-messaggio.

Non è un caso che Twitter sia stato scoperto immediatamente da politici, celebrità e personaggi dello spettacolo, musicisti famosi e artisti rampanti e da molte figure professionali e leader di mercato espressione del mondo tecnologico. Tutti ne hanno tratto grande visibilità e attenzione. Pur non essendo stato creato come strumento per la politica, il servizio è stato adottato immediatamente dalla classe politica, prima in modo diffuso negli Stati Uniti e poi in molti altri paesi, da buon ultima l’Italia con l’arrivo sulla scena della nuova generazione di politici alla Renzi. Twitter è diventato così in tempi rapidi strumento di lotta e di provocazione, di attivismo dei movimenti ma anche media per la comunicazione e l’organizzazione delle agende e delle iniziative politiche.

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La facilità d’uso e la cassa di risonanza che ogni cinguettio è stato capace di creare hanno spinto un numero crescente di personalità politiche a farne grande uso. A cinguettare non c’è solo Renzi o Gasparri. A cinguettare ormai sono tutti e anche le leggi di stabilità e le diatribe politiche in sede europea si combattono attraverso cinguettii. L’obiettivo non è di consegnare in tempo rapido e in modo sintetico un messaggio ai destinatari ma di far conoscere ai media che una discussione o una lite è in corso. I media e la stampa si fanno poi carico di trasformar i 140 caratteri in paginate intere di narrazione con retroscena e racconti da cui scaturiscono altri cinguettii a formare concerti non sempre apprezzati e con un pubblico sempre più calante.

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Calante come lo è il pubblico normale di Twitter che aveva compreso da subito e in modo chiaro le potenzialità dello strumento ma che oggi non lo trova più indispensabile. Da strumento innovativo per l’utente finale e per il business, Twitter si è trasformato, grazie a politici, rock star, giocatori e atleti famosi e altre celebrità, in una specie di riserva indiana nella quale a prevalere è la ricerca di notorietà, visibilità e auto-affermazione del sé.

Invece di servire da potente passaparola e trend-setter o trend-hunter, Twitter è diventato veicolo di propaganda politica, strumento per aumentare la comunità di folle adoranti e di fan per un cantante o per un calciatore come Balotelli e per farsi motore di pettegolezzi su fatti non sempre reali o neppure verosimili. Twitter è servito in diverse occasioni, in tutte la parti del mondo, per alimentare campagne elettorali, definire e comunicare la agende dei candidati e per dare forma alla comprensione degli eventi da parte dei giornalisti con l’obiettivo di influenzarli fornendo loro utili informazioni strategiche, competitive e utili per la scrittura di articoli o commenti. Twitter è stato anche usato, ad esempio nelle campagne elettorali americane, per misurare le prestazioni dei candidati durante i dibattiti televisivi e il clima della opinione pubblica, contando e analizzando (percezioni, emozioni, sentiment, riflessioni, ecc.) i cinguettii inviati dal pubblico.

In una platea occupata da celebrità e di politici attrezzati per farsi largo e sovrastare con il loro cinguettio rumoroso e urlante quello degli altri, gli utenti normali si sono sentiti schiacciati, in minoranza, fuori luogo e senza interlocutori. Difficile pensare che ci si possa divertire a cinguettare con molti personaggi della scena politica italiana o con calciatori che acquistano la loro fama per avere distrutto la loro Ferrari o per le provocazioni razziste cinguettate online.

La ricca offerta alternativa esistente ha così finito per attrarre un numero crescete di utenti contribuendo a fermare l’onda montante di Twitter e a far emergere l’attuale crisi. Una situazione dai risvolti complessi e dagli scenari futuri ancora non scritti. L’idea del fondatore Jack Dorsey, da poco rientrato a capo dell’azienda, sembra quella di trasformare il micro-blogging di Twitter aumentando il limite dei 140 caratteri ma è chiaro che una scelta di questo tipo non sarà sufficiente. Per il rilancio di Twitter servono nuovi capitali, servono nuovi manager in grado di capire le ragioni del calo e di definire nuove strategie vincenti per un rilancio. L’utilità e l’uso fatto di Twitter da parte degli uffici marketing delle aziende potrebbe favorire acquisizioni o fusioni con altre applicazioni di social networking ma la solzuione potrebbe non bastare.

Ciò che sembra essere entrato in crisi è il modello di comunicazione che è emerso dal cinguettare come pratica diffusa di auto-promozione e di auto-celebrazione ma anche di manipolazione e semplice promozione. In assenza di un valore pragmatico della comunicazione cinguettante, il destinatario e utente di Twitter finisce per far emergere l’indifferenza e l’apatia. La prima porta a non recepire il cinguettio in entrata, la seconda a non usare lo strumento per reagire, per comunicare un feedback o per attivarsi tramite il passaparola.

Superata l’indifferenza e stanchi dell’apatia molti utenti hanno deciso di guardarsi intorno e di scoprire molti altri strumenti capaci, come Twitter, di offrire loro servizi di micro-blogging e di interazioni in tempo reale. E contineranno a farlo anche se Dorsey dovrebbe aumentare la lunghezza del cinguettio a 10.000 (#twitterlong) caratteri come sembra intenzionato a fare per rincorrere Facebook. Il venie meno della magia del cinguettio breve cambierebbe la natura della sua comunicazione creando più disagio che benefici nella platea dei suoi fan.

Difficile pensare a un mondo senza cinguettii ma se cinguettare è diventato sinonimo di abbaiare o ululare è facile comprendere come chi non è in grado o non vuole farlo, voli via e vada alla ricerca di nuovi ecosistemi “Gasparri free-zone”, magari liberi da politici e celebrità varie.

In alternativa Dorsey potrebbe pensare a rilasciare due versioni differenti di Twitter, una per il grande pubblico che vuole dare libero sfogo alla sua creatività e vuole cinguettare felicemente e liberamente per esprimere le proprie impressioni in tempo reale condividendole con amici e conoscenti, la seconda per i politici in modo che la possano usare per le loro attività e iniziative.

Se così facesse la prima piattaforma potrebbe diventare utile veicolo pubblicitario e richiamare gli investitori e gli inserzionisti che oggi vogliono scappare e la seconda potrebbe permettere di dare forma digitale ai partiti della postmodernità. Partiti come riserve con pochi abitanti molto felici per la loro condizione di privilegiati e anche per disporre di una versione esclusiva di Twitter. Sempre naturalmente con il limite dei 140 caratteri, tanto a che serve averne 10.000 per "#lavoltabuona", "#Italiariparte", "#cambiaverso". "#madovevivono", “#labuona scuola”, "#amicigufi", #Matteorisponde o semplicemente #buongiorno.

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