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Una catena di fast food ha deciso: robot e automatismi al posto di inservienti umani

Una catena di fast food ha deciso: robot e automatismi al posto di inservienti umani

20 Marzo 2016 Redazione SoloTablet
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Una nuova catena di ristoranti denominata Eatsa, simile a molte altre realtà del mercato del fast food ha deciso di differenziarsi con un approccio destinato a provocare probabili reazioni critiche ma anche molta curiosità. L’idea è di avere dei punti vendita completamente automatizzati e privi di lavoratori umani. Un’idea neppure molto innovativa in un’era dominata dalle macchine ma capace di fare da apripista a una infinità di esperimenti e progetti simili.

Il punto vendita di Eatsa, un Brand premiato per i suoi progetti innovativi,  è quasi completamente automatizzato e funziona come una specie di macchinetta distributrice di cibo ma con dimensioni ben più grandi delle macchine che oggi vengono usate per la vendita di snacks, patatine, panini o barrette energetiche. Le macchinette del ristorante sono in grado di preparare e servire piatti freschi.

Il processo di acquisto automatizzato inizia con l’ordine che viene fatto ad un chiosco dotato di tavolette iPad che permettono di selezionare gli ingredienti da usare per comporre i piatti proposti nel menu. Completato l’ordine ci si mette in fila davanti a un muro di cubi con sportelli di vetro dietro i quali appariranno i piatti ordinati e preparati da addetti alla cucina nascosti al pubblico. Il cibo quando è pronto viene introdotto in uno dei cubi liberi che si illuminerà mostrando il nome del cliente che lo ha ordinato.

Mentre la cucina continua, per il momento, a essere gestita da persone in carne e ossa, l’intero processo di vendita e di interazione cliente-ristoratore non comporta alcun tipo di relazione umana.

Essendo il ristorante una specie di grande macchina computerizzata di cui i clienti sono degli ingranaggi, è in grado di riconoscere e ricordarsi il profilo di ogni cliente e di semplificare la sua nuova esperienza culinaria presentando piatti già scelti o ingredienti graditi in base a preferenze e gusti individuali.

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L’approccio tecnologico viene presentato da un punto di vista marketing come scelta democratizzante. Automatizzare il processo ha permesso di ridurre i prezzi e quindi di permettere a un numero maggiore di persone di accedere a cibo di probabilmente non abbordabile se servito in ristoranti diversi e serviti da personale in carne e ossa.

A oggi la nuova catena di fast food così automatizzata ha due punti vendita, uno in San Francisco e il secondo a Los Angeles ma punta all’apertura di altri 10 ristoranti entro la fine del 2016.

L’dea di automatizzare i processi tipici di ristoranti e servizi di ristorazione non è nuova, anzi risale a molto tempo fa, ai primi del ‘900. Ciò che è nuovo è l’evoluzione tecnologica, l’avvento delle macchine, il cambiamento della economia mondiale che ha creato una generale riduzione dei salari ma anche una crescente precarietà, il nascere di nuovi bisogni, stili di vita e comportamenti, anche nel modo di cibarsi e alimentarsi fuori casa.

Se la pizza a domicilio potrebbe già oggi essere consegnata dal robottino DRU della Domino’s Pizza, perché meravigliarsi di un ristorante senza interazione umana? Anzi forse è proprio questa la soluzione desiderata da nuove generazioni che non riescono più a staccarsi dai loro dispositivi mobili e che sono, probabilmente, ben contenti di poter gestire tutto, compreso l’acquisto di pasti al ristorante, attraverso di essi.

La progressiva automazione del fast food è giustificata dalle grandi catene dall’eccessivo costo e dal fatto che, negli Stati Uniti, esiste un limite minimo di salario orario fissato dal governo. Un minimo cresciuto con Obama e che potrebbe crescere ulteriormente se vincessero Sanders ma anche la Clinton.

I benefici finanziari non sono comunque garantiti. L’automazione non è semplice, deve funzionare senza interruzioni e difficilmente riesce al momento a sostituire in flessibilità, versatilità e capacità di capire i bisogni un inserviente in carne e ossa.

Per il datore di lavoro un robot o una macchina sono perfetti: non si lamentano, non vanno mai in vacanza, non protestano o fanno sciopero, sono sempre cortesi e non si arrabbiano mai perché non sono umorali, non invecchiano. Per il cliente dovere interagire con una macchina potrebbe al contrario essere poco piacevole e una esperienza non ripetibile.

Nulla è oggi in grado di bloccare gli esperimenti di automazione in ambiti diversi. Forse non ci resta che abituarcisi e adattarsi alle macchine. Almeno fino a quando noi stessi agiremo e interagiremo come se fossimo macchine. Oggi possiamo ancora avere la consapevolezza della differenza tra un cameriere robot e uno umano, domani non rendendocene conto potremmo essere felici lo stesso. In alternativa meglio già oggi evitare qualsiasi fast food, in particolare quelli automatizzati, frequentare ristoranti e pizzerie ‘umane’ e nelle quali socializzare in modi diversi dai social network o semplicemente rimanere in casa e cucinare in allegria e compagnia.

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