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Usare e sopravvivere a Facebook

Usare e sopravvivere a Facebook

09 Aprile 2018 Redazione SoloTablet
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Mentre i media tradizionali continuano a occuparsi di Facebook e dei social media, più interessati al mercato pubblicitario che alla privacy degli utenti, gli abitanti della parte abitata della Rete sembrano avere fatto la loro scelta. Hanno in grande maggioranza deciso di non abbandonare Facebook, Twitter, Instagram e gli altri social network che frequentano. Al termine dello scandalo Cambridge Analytica Facebook avrà ancor più utenti, continuerà a usare i dati delle persone e a fare guadagni con gli inserzionisti.

Quando il polverone scatenato dal caso Cambridge Analytica si sarà depositato ciò che resterà sarà una piattaforma Facebook sempre popolata e ricca di attività. Facebook continuerà a usare algoritmi, software e intelligenze artificiali per raccogliere dati e informazioni alimentando i Big Data con i quali continuerà ad arricchirsi e a fare guadagni grazie ad aziende e inserzionisti pubblicitari interessate a promuovere i loro prodotti, il Brand e i suoi marchi.

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Se Facebook e le altre piattaforme di social networking sono diventate spazi e luoghi del vivere quotidiano di milioni di persone, ciò non significa che ognuno di essi debba riflettere sul suo coinvolgimento digitale  e sui propri comportamenti online. Non si tratta solo di mettere sotto scrutinio Facebook ma di riflettere sul fatto che il mondo digitale non è il paradiso terrestre ma un'idea, un luogo sociale e abitato, uno strumento mediatico e promozionale in mano a pochi, un acquario nel quale si è volontariamente deciso di nuotare. La conclusione di questa riflessione non deve necessariamente essere di abbandonare il paradiso terrestre e andare in esilio, ma di rivedere e riconfigurare il modo con cui si sta online.

Un primo modo per farlo, diventando finalmente più tecnocritici, tecnocinici e tecno-consapevoli, è di cercare di capire bene e sempre meglio quali siano le logiche commerciali (lo stretto legame tra informazioni e pubblicità) che fanno funzionare e tengono in piedi le piattaforme social online. Ad esempio cercare di capire come funzionano i meccanismi legati alla privacy e quanto sia illusorio pensare che essa venga sempre rispettata ma soprattutto che vengano resi chiari ed espliciti i meccanismi per limitarla in modo da essere meno trasparenti e/o di impedire che i dati personali vengano usati per entità terze. Dopo avere capito i meccanismi e le logiche delle piattaforme digitali, ma anche prima e nella vita offline, meglio fare attenzione a ogni tipo di informazione che si condivide. Ad esempio perché continuare a condividere felicemente online e su Facebook le foto di bambini in tenera età, magari per celebrare un loro compleanno o anniversario? Perché mettere a rischio per la propria negligenza i dati e le informazioni personali di amici, conoscenti o semplici contatti? Perché non fare una periodica ma attenta manutenzione del proprio account chiudendo APP non più usate, verificare i permessi della privacy da esse impostati, ecc.?

Riflettere sulle piattaforme digitali che si frequentano significa riflettere su sé stessi e i propri comportanti o abitudini. Una di queste abitudini, dopo avere smesso di farlo con i periodici cartacei e/o la televisione, è di informarsi attraverso tutto ciò che viene postato online. Il cinguettio breve serve a conoscere in tempo reale cosa sta succedendo nel mondo e sotto casa. L'aggiornamento di stato di Facebook permette di avere accesso a commenti e report sui fatti del giorno, le foto di Instagram di vedere dal vivo l'ennesima buca che si è aperta nelle strade di Roma, di Napoli o di qualsiasi altra città italiana. La cascata continua di nuove notizie e informazioni crea un sovraccarico informativo dentro il quale è facile illudersi di avere il mondo a portata di mano, pur non sapendo di quale mondo si stia parlando. L'immediatezza del presente continuo non aiuta a fare luce e a convalidare le fonti dell'informazione, facilita la riflessione, il ragionamento e la lentezza che sempre dovrebbero prevalere, soprattutto prima di ogni forma di condivisione, MiPiace o commento. Il rischio è di non essere per nulla informati e aggiornati ma soprattutto di contribuire come complici alla diffusione di false notizie, false verità o post-verità.

Un'altra abitudine che caratterizza la vita sociale online è determinata dalla rapidità con cui si agisce. Una velocità dettata dalla usabilità delle interfacce utente, dal magnetismo dei display e dalla facilità con cui si può navigare, scrollare, postare, condividere, ecc. E' una rapidità alla quale non si riesce più a rinunciare tanto si è diventati dipendenti dalle notizie online e dagli aggiornamenti o messaggi di amici e conoscenti. Per diventare tecno-consapevoli la velocità con cui si sperimenta la vita online andrebbe ridotta per assaporare la lentezza, il rinvio, il ritardo e l'esperienza offline.

Rallentare significa anche capire cosa ci sia di sbagliato nelle relazioni online, sia nel modo con cui si reagisce e si comunica ma soprattutto si costruisce una relazione con gli altri. Ad esempio si potrebbe scoprire, magari rileggendo i messaggi e le conversazioni dei giorni o mesi precedenti, di essere stati scortesi, violenti, poco moderati e educati, e di avere così contribuito a trasformare gli spazi online in luoghi sociali da cui allontanarsi o frequentare di meno. Un problema reale se si vuole continuare a usare i media sociali per rimanere in contatto con amici, aprenti e conoscenti in giro per il mondo, se si vogliono coltivare in modo positivo e profittevole relazioni personali e professionali capaci di scavalcare ogni confine e di rendere possibili relazioni durature nel tempo.

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