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Verso vetture con capacità cognitive

Verso vetture con capacità cognitive

20 Gennaio 2016 Gielle
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Grazie alla sempre più massiccia presenza di sensori e dell’avvento del cognitive computing, i produttori saranno in grado di comprendere meglio i problemi del veicolo, sviluppare tecnologie e raccomandare soluzioni senza che il conducente debba portare l’auto in manutenzione.. Cresce l’interesse per il crowdsourcing e per la partecipazione a giochi e concorsi di progettazione. Sono indicazioni contenute in uno studio di IBM.

Sono stati intervistati oltre 16.000 consumatori a livello globale per determinare come essi si aspettino di utilizzare i veicoli nei prossimi dieci anni. Lo studio "A New Relationship – People and Cars", sviluppato dall’IBM Institute for Business Value (IBV), riferisce che i consumatori mostrano un forte interesse per i veicoli self-enabling: auto che si guidano da sole, “indipendenti”, che possono essere riparate senza l'intervento umano e che possiedono funzionalità di cognitive computing per imparare e assimilare i comportamenti del conducente, del veicolo stesso e dell'ambiente circostante.

I consumatori hanno indicato di essere molto interessati a tutti gli aspetti di questo tipo di veicoli, ma le funzioni di diagnostica e le capacità di prevenzione di possibili problematiche hanno riscosso il più alto grado di interesse (59%) e in dieci su sedici Paesi sono state considerate prioritarie. Grazie alla sempre più massiccia presenza di sensori e dell’avvento del cognitive computing, i produttori saranno in grado di comprendere meglio i problemi del veicolo, sviluppare tecnologie e raccomandare soluzioni senza che il conducente debba portare l’auto in manutenzione.

"I veicoli di oggi si sono trasformati da semplici mezzi di trasporto, in mobile data center con sensori e computer di bordo che catturano grandi volumi di informazioni relative al veicolo e all’ambiente in cui si trova" dichiara Alexander Scheidt, Global Industry Automotive Leader IBM Global Business Services. "Le case automobilistiche di successo stanno riconoscendo l'importanza di sfruttare queste novità, offrendo quelle esperienze e servizi digitali che i consumatori desiderano."
L'auto personale continuerà ad essere una modalità primaria di trasporto, la sua comodità rimane molto allettante per i consumatori. Tuttavia si sta facendo spazio un nuovo modo “di possedere un veicolo”. Tra gli intervistati, il 42% sta considerando modalità alternative come l’acquisto di un abbonamento, mentre un altro 24% è molto interessato alla multiproprietà del veicolo.

Il 39% dei consumatori prenderebbe in considerazione il car-sharing e il 36% sceglierebbe l'opzione on-demand del car-sharing. Possibili soluzioni di car-sharing, di on-demand car-sharing e di noleggio peer-to-peer non solo darebbero ai consumatori la comodità di poter usare un’automobile senza possederla, ma anche ai proprietari di auto l'opportunità di ricevere un ritorno sull'investimento se la loro auto viene sottoutilizzata. Per compensare queste nuove modalità nell'uso dei veicoli, le case automobilistiche dovranno sviluppare nuovi modelli di proprietà in grado di soddisfare le aspettative dei consumatori e creare flussi di entrate alternativi.

Il 46% dei consumatori ha detto che sarebbe molto interessato ad acquistare direttamente da un OEM e il 38% acquisterebbe online attraverso un broker, se ce ne fosse l’opportunità. Lo studio raccomanda alle case automobilistiche di lavorare per trasformare l'esperienza di acquisto e creare interazioni altamente personalizzate con i potenziali clienti attraverso l’uso degli analytics e della social media analysis.

I consumatori si aspettano altresì di giocare un ruolo più ampio nella progettazione
Lo studio conclude che la prossima fase nel settore automobilistico vedrà un rapporto molto più interattivo tra le case automobilistiche e i clienti. Entrambi infatti hanno espresso una maggiore volontà di collaborazione fin dalle prime fasi della progettazione dei nuovi prodotti e servizi.

Gli intervistati hanno mostrato un forte interesse per il crowdsourcing e per la partecipazione a giochi e concorsi di progettazione. Circa il 37% ha indicato che sarebbe disposto a condividere i propri dati di guida e di mobilità per aiutare nella progettazione di nuovi veicoli. Grazie all'installazione di sensori e al cognitive computing, gli OEM saranno in grado di comprendere meglio i problemi dei consumatori, formulare raccomandazioni e offrire aiuto senza che il conducente porti l’auto in assistenza.

"La facilità con cui le idee possono essere generate e condivise in modo digitale e attraverso isocial sta convincendo i consumatori ad assumere un ruolo più ampio nel “plasmare” il veicolo del futuro e nel creare esperienze più personali e personalizzate di guida, estensione naturale della vita digitale di ciascuno di noi", aggiunge Scheidt. "L'industria automobilistica trarrà notevoli benefici dalla possibilità di valutare gli interessi dei diversi gruppi di consumatori sui quali vuole puntare e dall’utilizzo dei giusti canali per coinvolgerli."

L'automobile autonoma secondo Volvo

 

 

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