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Vogliamo una Internet delle persone (IoP)

Vogliamo una Internet delle persone (IoP)

10 Giugno 2015 Redazione SoloTablet
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Secondo tutti gli analisti Internet degli oggetti e tecnologie indossabili sono i due mantra tecnologici del momento. I media ne parlano molto, i produttori si muovono altrettanto e i consumatori per il momento osservano interessati e divertiti per le innumerevoli novità e innovazioni.

Grazie alla proliferazione di irresistibili schermi, di tutte le dimensioni e risoluzioni, sia mobili che indossabili, e di oggetti dotati di tecnologie per la comunicazione, la visione della Internet degli Oggetti sta trasformandosi in una realtà. La trasformazione sta avvenendo grazie alla evoluzione delle tecnologie hardware (miniaturizzazione, mobilità, connettività, ecc.), allo siluppo del software e alla pervasività di sensori, processori miniaturizzati, infrastrutture tecnologiche ad hoc che stanno connettendo oggetti diversi tra di loro.

L’interesse verso le nuove tecnologie è diffuso perché esse sembrano costituire il nuovo eldorado dei produttori ma anche l’oggetto desiderato per nuove narrazioni in grado di sostituire quelle numerose ma ormai già conosciute che hanno accompagnato il successo e la diffusione dei dispositivi mobili e delle loro APP.

 

Fonte: www.gft.com


Il passaggio da una narrazione a un’altra ha sempre caratterizzato la storia delle tecnologie dell’informazione. Nel tempo abbiamo assistito all’innamoramento per Unix come piattaforma aperta alternativa ai mainframe, a quello per il client-server, Windows e il personal computer, il laptop e i primi dispositivi mobili in formato PDA, Internet, i dispositivi mobili e relative APP. Oggi è tempo nuovamente di cambiare narrazioni e la IoT, unitamente alle tecnologie indossabili, sembrano perfette per farlo.

Per il momento tutto il dibattito è altamente polarizzato tra commentatori che non nascondono il loro ottimismo e altri che esprimono un elevato tasso di scetticismo ma che, ciò nondimeno, continuano a usare l’argomento come tema delle loro successive narrazioni. Stranamente tra le due posizioni è difficile trovare una narrazione capace di riportare tutti con i piedi per terra sullo stato dell’arte delle tecnologie oggi disponibili ma soprattutto di suggerire alcune sane riflessioni critiche su come le nuove tecnologie si stanno presentando e su come sono raccontate.

Nessuno mette in dubbio il risultato finale della rivoluzione IoT incombente. Il frigorifero che invia email al negoziante sotto casa per ripristinare la scorta di yogurt è già una realtà e domani sarà anche in grado di interagire con altri elettrodomestici casalinghi allo scopo di anticipare i bisogni dell’utente e di soddisfare le sue necessità. L’automazione di oggetti inanimati come un forno o un frigorifero e la loro capacità di automatizzare attività prima svolte da persone umane finirà per rendere ancora più inutile il personale di casa e di trasformarci in semplici gestori. Se il progetto di Amazon delle consegne a domicilio tramite droni dovesse funzionare e confermarsi economicamente profittevole, il latte ordinato dal frigorifero potrebbe essere consegnato sul balcone di casa da un drone nostrano della Coop o dell’Esselunga. A quel punto potremmo anche liberarci dell’accusa di eccessivo consumismo, essendo state le scelte di nuovi acquisti decise direttamente dalla ‘macchina’.

Una rete degli oggetti, per come si sta prefigurando e in assenza di normative adeguate, potrebbe diventare un grosso problema per la privacy dei dati personali. Oggetti intelligenti e interconnessi potrebbero raccogliere moli crescenti di dati e attivare meccanismi di monitoraggio, sorveglianza e spionaggio fino a oggi impensabili. Se gli elettrodomestici dei numerosi inquisiti di Mafia Capitale fossero stati interconnessi oggi sulla stampa conosceremmo anche quanta aragoste o bottiglie di champagne sono state consumate, quando è avvenuto e da chi (sensori GPS dei dispositivi mobili attivi e anche loro interconnessi). Il fatto che queste informazioni potrebbero aiutare degli inquisitori non deve far dimenticare che a essere raggiungibili e utilizzabili sarebbero i dati di tutti coloro che hanno rinnovato il loro parco macchine domestiche dotandosi di oggetti tecnologici IoT.

 

 

Una riflessione attenta sulle nuove tecnologie potrebbe servire a demistificare molti degli ottimismi espressi in numerose narrazioni web ma anche ad allontanare i mondi distopici che alcuni disegnano nella forma di grandi fratelli tecnologici e panottici futuri. La riflessione diventa tanto più utile quanto più si pone al centro dell’attenzione la destinazione di scopo e l’utilità delle nuove tecnologie e ci si interroga sulle motivazioni che dovrebbero portare i consumatori al loro acquisto. L’attenzione rivolta agli oggetti è ovvia perché sono loro a cambiare e a guidare la nuova rivoluzione tecnologica in arrivo e a farlo in modalità sempre più intelligente e automatizzate. Meglio però non dimenticare che a forza di affidarci abitudinariamente alla tecnologia stiamo rischiando di diventare troppo compiacenti, meno intelligenti e meno abili nell’avventurarci nel pianeta mondo. Demandando al frigorifero l’acquisto della mortadella rischiamo di perdere la capacità di comunicare e di interagire con il droghiere o dimenticare che ne esiste uno, girato l’angolo del condominio, e non solo al supermercato o online.

I nuovi oggetti, nella forma di computer integrati in apparecchi domestici ( ma anche gatti, cani e qualsiasi altra cosa) e di gadget tecnologici indossabili si presentano con le loro interfacce visuali e display più o meno grandi, proponendoci una interazione intuitiva e tattile ma umanamente limitata perché ripetitiva, predefinita e automatizzata. Il display trasforma qualsiasi oggetto in qualcosa che si può usare ma non favorisce lo sviluppo cognitivo di nuova informazione, di nuove abilità e dell’apprendimento. Se un medico tirocinante passa più tempo con una cartella clinica digitale sul display di un terminale che con il paziente, in quale modo potrà sviluppare la sua conoscenza e le abilità che potrebbero servirgli in futuro per individuare una cura adeguata?  Lo schermo di un computer, di uno smartphone o di un televisore ha come primo effetto quello di eliminare la ricchezza dei contesti che li circondano facendoci dimenticare che il nostro sguardo desiderante e aperto al mondo è lo strumento principale delle nostre esperienze e conoscenze.

Gli effetti potenzialmente negativi delle nuove tecnologie e le problematiche legate alla privacy sono solo due degli elementi di una riflessione che potrebbe portare a narrazioni diverse del futuro IoT e Wearable. Spostando l’attenzione dagli oggetti e dai gadget ai loro utilizzatori si potrebbe dare forma a nuove narrazioni ma anche scoprire i numerosi e reali vantaggi che potrebbero derivare da un uso intelligente delle nuove tecnologie. Uguali narrazioni potrebbero essere fatte su un uso libero e democratico di Internet, oggi sempre più opaco, manipolato  e controllato da monopolisti e istituzioni governativi, e sulla protezione della privacy da pubblicità e iniziative marketing finalizzate esclusivamente a convincerci a consumare di più.

 

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