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Facebook, Cambridge Analytica e narrazioni mediali

Facebook, Cambridge Analytica e narrazioni mediali

30 Marzo 2018 Redazione SoloTablet
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Il caso Cambridge Analytica - facebook è diventato oggetto di innumerevoli narrazioni mediali. Un numero così elevato da far riflettere su un sovraccarico informativo e un surplus cognitivo che potrebbero avere reso ancora più confuso e complicato comprendere di cosa realmente si stia parlando. Soprattutto perchè era già noto da tempo che la trasparenza radicale predicata da Facebook agli utilizzatori dei suoi social network (non bisogna dimenticare che Facebook possiede anche WhatsApp e Instagram) non era altro che un invito alla complicità e alla cessione di dati e informazioni in cambio di servizi e della gratuità della piattaforma.

Nel raccontare e riflesstere sul caso Cambridge Analytica - Facebook non è sufficiente fare riferimento alle narrazioni dei media. Bisogna riuscire a fare riflessioni libere, non conformistiche, tecno-critiche e tecno-ciniche insieme. Un modo per continuare a rimanere tecno-conspevoli.

Per questo motivo segnaliamo una lunga e interessante riflessione plurale proposta dal portale DataMediaHub. Una riflessione che SoloTablet suggerisce a tutti di legegre!


 

La scorsa settimana solamente le principali testate online in lingua anglosassone hanno pubblicato 683 articoli relativamente alla questione Facebook - Cambridge Analytica. Complessivamente fiumi di inchiostro e zettabyte [10 alla 21esima byte, pari a 1 triliardo di byte] hanno riempito le cronache di questi ultimi giorni sul tema. Per provare a fare chiarezza al riguardo abbiamo raccolto i contributi e la visione di professionisti con professionalità diverse ed integrate.

Pierluigi Vitale [Social Media Analyst  DataMediaHub / PhD Student Università di Salerno]:

Siamo di fronte probabilmente di fronte a una delle più grandi "rivolte" mediatiche degli ultimi anni. Al di là delle supposizioni, o congetture, di carattere politico e strategico, c'è bisogno di dissipare ed abbassare i toni di un'opera di terrorismo [tra molte virgolette] nei confronti di Facebook, su cui sembrano essersi avventati i media tradizionali che tra una dinamica di sostituzione fisiologica e un'altra di incapacità di adattamento vedono in Facebook il grande nemico. Lo stesso nemico che, se dovesse chiudere come da molti paventato, li risucchierebbe in un baratro che al momento sembrano non aver prefigurato.

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