Macchine per pensare

20 Gennaio 2016 Redazione SoloTablet
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BIBLIOTECA TECNOLOGICA - L’uomo si trova a convivere con macchine – dette computer – delle quali pochissimo sappiamo: macchine che interferiscono in ogni ambito e in ogni situazione della vita umana. Macchine affidate a tecnici, quasi sacerdoti del culto, chiusi in un loro sapere specialistico. L’autore mostra, attraverso storie esemplari, esplorando il pensiero dei filosofi, Böhme, Spinoza, Freud, Wittgenstein, Heidegger, Rorty, Cartesio, Leibniz, Russel e Frege, come questa macchina costruita per sostituire l’uomo, possa essere al contrario ‘amica dell’uomo’, in grado di potenziarne il pensiero. Un testo di Francesco Varanini, il primo volume di quattro che andranno a comporre un Trattato di informatica umanistica -

Il libro Macchine per pensare di Francesco Varanini è pubbicato dall'editore Guerini e Assocciati.


Nel giro di mezzo secolo, lo scenario nel quale si muove l’uomo è radicalmente cambiato per via dell’avvento di macchine che ci siamo abituati a chiamare computer. Alla presenza pervasiva del computer nell’esperienza umana non corrisponde, tuttavia, la consapevolezza di cosa il computer sia e possa essere. L’informatica -figlia di un’unica tradizione filosofica, da Cartesio a Turing- ignora Freud, Wittgenstein, Heidegger, rimanendo campo d’azione di tecnici non sempre consapevoli della storia stessa della loro disciplina e delle conseguenze della loro azione. D’altro canto filosofi e scienziati, coloro ai quali deleghiamo la vasta comprensione della vita e dell’universo, privi per lo più di conoscenze tecniche, finiscono per disinteressarsi dell’informatica.

L’emergere, l’affermarsi e l’evolvere dell’informatica offrono l’occasione per guardare, da una prospettiva originale, la storia culturale e sociale del Ventesimo Secolo.

Attraverso la narrazione traspare la doppia natura del computing. L’iniziale progetto pretendeva di costruire una macchina destinata a supplire alla pochezza umana, imponendo controllo, regole, ordine, esattezza, in risposta a un’esigenza politica, drammaticamente incarnata nelle dittature degli Anni Venti e Trenta.

Un altro progetto, che cresce nel clima libertario degli Anni Sessanta, rovescia l’intento: la potenza della macchina può essere usata -ecco il personal computer- per sostenere l’uomo nel suo farsi carico della propria autonomia e nel suo assumersi responsabilità, affermando la libertà individuale.

Si può guardare a un avvenire dove Macchine-Dio pensano e governano il mondo al posto dell’uomo. Si può guardare ad un mondo futuro dove uomini e macchine finiscono per ibridarsi, fino a divenire un nuovo unico essere vivente.
Oppure si può -ed è questa l’ottica che l’autore propone- scegliere di continuare a osservare la scena dal punto di vista dell’uomo.

Macchine per pensare è un saggio, e allo stesso tempo un romanzo storico. E’ anche il primo di quattro volumi destinati a costituire, nell’insieme, un Trattato di Informatica Umanistica.

Francesco Varanini, ha lavorato come antropologo e poi come manager. Consulente e formatore e allo stesso tempo critico letterario, ha fondato periodici settimanali, ha lavorato nella Direzione del Personale, nel Marketing e nell’area Information & Communication Technology. Ha insegnato per undici anni come docente a contratto presso il primo corso universitario italiano in Informatica Umanistica. Per le nostre edizioni ha pubblicato tra l’altro Le parole del manager (2006), Contro il management (2010).

Il testo è il primo di quattro volumi con cui Fracesco Varanini andrà a comporre un suo trattato di informatica umanistica (una visione consistente nel nel considerare l’arte, la poesia, la letteratura, la filosofia -in genere il vasto campo della cultura umanistica- come fonte di ispirazione per immaginare e costruire macchine in grado di accompagnare l’uomo nel produrre conoscenza , un lavoro che lo dura da anni e che è servito a alimentare il suo blog Dieci chili di perle.

Il trattato prevede la pubblicazione di quattro opere:


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