Vite mobili

21 Gennaio 2016 Redazione SoloTablet
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LIBRI DI TECNOLOGIA - In un passato ancora prossimo l'identità personale veniva costruita sulle radici, sull'appartenenza a un luogo e sui legami con esso. Oggi tutto questo è ormai sostituito dalla capacità di servirsi, approfittare e anche godere di una mobilità, fisica e virtuale, praticamente illimitata: dal pendolarismo tra mutevoli sedi di vita e di lavoro, al flusso ininterrotto di informazioni globali in rete; dal turismo al consumo crescente di merci de-localizzate; dalla possibilità di comunicare con chiunque praticamente da ogni luogo allo sviluppo di relazioni intime a distanza. Esperienze inedite, che portano con sé benefici straordinari ma anche costi non sempre immediatamente visibili.

Il libro di John Urry e Anthony Elliot VITE MOBILI è pubblicato in Italia da Il Mulino


 

Il primo è un testo dedicato ai cambiamenti in atto a sui stiamo tutti assistendo più o meno passivamente e che stanno determinando nuovi equilibri geo-politici, competitivi ed economici sempre più definiti dal livello di innovazione tecnologica raggiunto. I cambiamenti toccano anche la sfera personale e individuale andando a ridefinire il rapporto uomo-macchina come una co-abitazione finalizzata a nuove forme di evoluzione, non più solo umane, ma ibridate dalla tecnologia.

In “Vite Mobili” gli autori usano la tecnica del racconto di storie individuali per evidenziare come, una società intensamente mobile, stia rimodellando il sé, le attività quotidiane, le relazione interpersonali con gli altri e il modo di stare in contatto con il resto del mondo. Il cambiamento è tale da suggerire l’introduzione di un nuovo lessico e nuove terminologie per parlare di ‘personalità portatili’ che servono a descrivere identità riarticolate in termini di capacità di movimento e di riorganizzazione cognitiva e psichica di noi stessi.

La vita mobile richiede a tutti grande flessibilità, ancor più grande adattabilità e capacità riflessiva per poter essere pronti di fronte all’inatteso e per gestire in modo efficace le novità. Una vita di questo tipo comporta rischi e offre numerose opportunità. Il pericolo maggiore sta forse nel rimodellamento costante della personalità che avviene a causa di una interazione con ‘sistemi computerizzati sempre più complessi e che focalizza l’esistenza sul breve periodo, l’episodico, su frammenti sparsi di informazione e spicchi di socialità. Questo rimodellamento avviene ad una velocità accelerata dai ritmi evolutivi della tecnologia che ci obbliga a ‘mantenere compatti il proprio sé e la propria rete sociale riconfigurando il tutto intorno a click del mouse o del cellulare e a comandi preconfigurati di copia e incolla’. 

Nel loro libro Elliott e Urry non si limitano all’analisi del sé ma allargano lo sguardo ai sistemi di mobilità, alle politiche di mobilità, ai processi e alle risorse che li rendono possibili. Di fronte alle possibili conseguenze tragiche che la mobilità tecnologica sta determinando gli autori non offrono ricette ma si limitano a formulare domande e interrogativi e a chiedere ad altri di contribuire con le loro riflessioni o possibili risposte. La domanda cardine è ‘Come vivranno le generazioni future?’ e ‘Che futuro potranno avere i figli e i nipoti di coloro che hanno visto la loro vita trasformata dalla mobilità’ e di cui il libro ha raccontato alcune storie? Quali potranno essere i contorni futuri delle loro vite mobili e tecnologiche?

La riflessione forse più interessante arriva alla fine del libro quando viene suggerito alle scienze sociali di sviluppare nuove risorse utopistiche e emancipatrici e di confrontarsi con la capacità immaginativa delle persone nel creare nuove opportunità anche nelle situazioni globali e mobili più sfavorevoli. Per farlo è necessario recuperare il senso della parola utopia e osservare le pratiche utopiche sociali e porsi altre domande come ad esempio: “Come possiamo ipotizzare i nuovi futuri mobili a partire dal presente?”, “Quali nuove forme di pensiero richiedono le vite mobili di oggi per delineare le possibili vite mobili di domani?”.

Ciò che è importante sapere è la consapevolezza che se l’utopia futura prevedesse futuri virtuali, la vita sullo schermo non sarebbe mai la soluzione ottimale perchè meno interessante rispetto a frequentazioni sociali e incontri di persona. Siamo nati per vivere socialmente ma anche per farlo con un contatto fisico determinato dalla possibilità di conversare, emozionandosi e parlandosi di persona.

Costruire vite mobili future e sostenibili implica affrontare enormi complessità. In questo scenario opportunità e rischi viaggiano insieme ma non impediscono che si continui a ricercare percorsi da percorrere e nuove utopie. Probabilmente non è possibile perseguire questo obbiettivo pianificando e programmando ma una maggiore conoscenza e consapevolezza dei fenomeni e dei cambiamenti in corso può aiutare a comprendere ciò che è ancora in fieri e sta emergendo e ciò che è destinato a dare forma ai prossimi futuri possibili.

 

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