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Nuove tecnologie di comunicazione e Human Resources: una riflessione aperta

Nuove tecnologie di comunicazione e Human Resources: una riflessione aperta

10 Marzo 2013 Redazione SoloTablet
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Solo Tablet segnala una riflessione di Roberto Ceccarelli cofondatore di Dep Consulting, un progetto finalizzato a fornire consulenza economico-organizzativa attraverso l'Approccio Dep, secondo cui le soluzioni proposte possono trasformarsi in azioni concrete solo a condizione che vengano coinvolte le Persone che le utilizzeranno. Infatti lo specifico di Dep è dare pari dignità agli aspetti economico-organizzativi e a quelli emotivo-relazionali.

La polvere da sparo, le lenti da ingrandimento, il motore a vapore e quello a scoppio, le reazioni nucleari e chissà quante altre invenzioni hanno contrassegnato in modo indelebile il futuro della umanità.
A fronte di queste invenzioni sono cambiati i comportamenti, i pensieri, le relazioni.
Spesso tuttavia il miglioramento tecnologico ha influenzato la sfera fisica del fare, quella intellettiva del pensare e non quella etica dell'agire.
Guerre, conflitti, interessi personali anteposti a quelli collettivi, la conquista o il mantenimento di posizioni di potere ... continuano ancora oggi ad influenzare il comportamento dei cittadini del nostro pianeta, malgrado tutte le invenzioni.

Ciò accade nelle aziende, nelle scuole, negli ospedali ... in tutte le organizzazioni.
Un’organizzazione può essere assimilata ad un organismo con propri coscienza e comportamenti che sono la risultante delle dinamiche relazionali fra le persone che la compongono.
Detto ciò, ci domandiamo come le nuove tecnologie di comunicazione influenzino la sfera etica di un’organizzazione, il modo di relazionarsi, riconoscersi, apprezzarsi delle persone.
E’ importante ragionare di ciò poiché viviamo in tempi dove il ben-essere aziendale è al centro di ricerche e dibattiti.
Su questo aspetto riporto un estratto di un articolo di 2003 di Domènec Melé dal titolo The Challenge of Humanistic Management “ ... On their part, managers have the challenge to strive to build up communities of persons, with all their implications”.
Concetto che si ritrova nelle teorie della Social Organization 2.0.
I nuovi strumenti di comunicazione possono dunque agevolare lo sviluppo di questo approccio umanistico nelle organizzazioni?

Ma quali sono queste tecnologie?
Mi riferisco a tutti quei mezzi che, agevolando lo scambio di flussi di informazioni, hanno permesso di aumentare la quantità di dati scambiati (parole, numeri, immagini, simboli) nell’unità di tempo.
Device come smartphone, tablet, celllulari, video conferenze e software come i social network stanno rendendo possibile uno scambio di informazioni impensabile solo trent’anni fa (fatta eccezione per i ricercatori del campo).
Qualche tempo fa ho sentito qualcuno che mi diceva “Pensa ai macchinari per l’agricoltura. Quelli che ci sono oggi se li riportassimo indietro al XVIII secolo farebbero da soli migliaia di volte il lavoro di tutti i contadini dell’epoca ... eppure oggi si richiede loro di fare una quantità di lavoro che è ancor maggiore di ciò che riescono a fare...”
Messa in questi termini l’applicazione della tecnologia al lavoro può mettere i brividi ... quante informazioni in più ognuno di noi sarà in grado di gestire in presa diretta? L’aumento esponenziale di dati che arriva alle persone impone loro l’adozione di capacità di risposta immediata, perché lo stare insieme agli altri “in modo tecnologico” implica, anche, il rispondere in maniera sempre più rapida. A volte, a scapito della riflessione, del pensiero speculativo, della progettualità, come se si vivesse in un eccesso di presente, mettendo passato e futuro in secondo piano.


La necessaria rapidità di risposta può modificare il nostro sviluppo cognitivo. Su un giornale si cita una ricerca del 2011 della Columbia University che afferma che per chi è spesso “connesso” l’uso della memoria sta cambiando; essa diventerà di gruppo, cioè la capacità di ricordare sarà basata sulla connessione con membri di una rete sociale, anziché essere un processo individuale come è stato fino ad ora. Il tutto è ovviamente fondato sulla rapida reperibilità delle informazioni cercate.
Certo l’efficienza è alla base di molte organizzazioni aziendali ... ma c’è latente (nemmeno troppo) il rischio di spremere l’individuo, renderlo schiavo dell”always on, costringendolo ad un perenne gioco elettronico del tipo azione-reazione.

Come in ogni situazione c’è il rovescio della medaglia.
Grazie alle nuove tecnologie di comunicazione, molte persone riescono a mantenere contatti affettivi con amici e familiari in giro per il mondo, ampliano la loro cultura, realizzano progetti in modo condiviso, dibattono di temi a loro cari, cambiano e scambiano idee, speranze ...
Avete notato che ci sono molte persone che anche nei messaggi di lavoro inseriscono emoticon per l’esigenza di accompagnare il dato, l’informazione asettica con qualcosa di più vitale, più umano?


Possiamo forse dire che non è lo strumento che conta, ma il modo in cui lo si utilizza.
Quindi il tema può diventare un altro.
In un’azienda ha senso disciplinare l’uso di questi strumenti, l’accesso ai quali è evidentemente individualistico?
Per noi è più efficace una risposta di tipo culturale.
Allora, piuttosto che imporre regole e divieti all’uso di tecnologie, sarebbe più opportuno sviluppare una cultura (ovvero condivisione di linguaggio, simboli, aspettative omogenei tra i componenti di un gruppo) che tuteli l’individuo, i suoi spazi, i suoi tempi.

Ogni organizzazione dovrebbe dunque difendere il proprio tesoro ovvero le capacità creativa e produttiva dei suoi componenti, accettando che ci siano momenti dove non si è connessi, dove la risposta ad una domanda può farsi attendere ... insegnando a porre domande per tempo (il che implica il saper progettare, pianificare) anziché contare sulla risposta immediata.

I nuovi strumenti di comunicazione devono essere visti come una risorsa a disposizione per costruire una Social Organization, non uno strumento di sopraffazione che porterebbe a risultati economici scadenti nel lungo periodo e costi nascosti derivanti da conflitti, ansia e bassa innovazione.
Come Progetto Dep Consulting www.depconsulting.net abbiamo fatto un sondaggio tra professionisti di azienda e qualche interessante riflessione può essere fatta, scaricando dal sito il documento riassuntivo in pdf.

A nostro modo di vedere, i responsabili HR dovrebbero riflettere sui vantaggi di costruire una cultura di riferimento intorno all’uso dei nuovi mezzi di comunicazione, pensando ai pregi e rischi di un utilizzo individuale senza linee guida.

Le Persone ed i conti economici futuri ringrazieranno.

Roberto Ceccarelli
Progetto Dep Consulting
www.depconsulting.net

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