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Windows, iOS, Android: gli ultimi sistemi operativi?

Windows, iOS, Android: gli ultimi sistemi operativi?

09 Aprile 2017 Redazione SoloTablet
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Le APP non hanno solo delimitato in qualche modo gli spazi liberi del Web ma si stanno proponendo anche come potenziali piattaforme sostitutive dei sistemi operativi. Forse non è un caso che aziende che non dispongono di piattaforme di sistema operativo potenti come Windows, iOS e Andorid, stiano puntando su approcci e soluzioni diverse.

La storia del mercato tecnologico, sicuramente a partire dall'arrivo del personal computer, è stata anche la storia di piattaforme conosciute come sistemi operativi su cui le aziende tecnologiche hanno costruito le loro strategie vincenti e il loro successo. Oggi a distanza di anni molti hanno probabilmente dimenticato piattaforme come il Vax, il DOS, il CTOS, le varie versioni di UNIX e molto altro. A dominare la scena sono rimaste principalmente tre piattaforme, Windows, iOS e Android che sono i punti di forza e il simbolo del potere di mercato di aziende come Microsoft, Apple e Google, leader di mercato e protagoniste assolute della scena tecnologica. Scomparsi o quasi sono al contrario sistemi operativi come il BlackBerry che pure ha fatto la storia del mercato Mobile ma oggi è associabile con altre piattaforme come WebOS o Tizen tra i nuemrosi zombie in circolazione.

Mentre si è consolidato il predominio di Android come sistema operativo Mobile, tale da superare per la prima volta anche Microsoft come piattaforma più usata per l'accesso a Internet, si è andata affermando sul mercato una proposta diversa, fondata su piattaforme indipendenti dal sistema operativo e tale da calamitare moltitudini innumerevoli di utenti affezionati. Queste piattaforme, solitamente frutto di una visione olistica delle risorse tecnologiche e pensate per un ambiente di connessioni multiple e dispositivi eterogenei, sono disponibili e nate all'interno e per sostenere gli ecosistemi di aziende come Amazon, Facebook ma anche produttori di dispositivi hardware come Samsung. Si tratta di meta-piattaforme, con funzionalità assimilabili a quelle dei sistemi operativi tradizionali, ma costruite su logiche diverse e che fanno uso di risorse non necessariamente ad essi integrate. Un esempio su tutto è la presenza su molte piattaforme di assistenti personali dotati di capacità di apprendere e di intelligenza artificiale, capaci di fornire i loro servizi su una piattaforma di sistema operativo ma in realtà da essa indipendenti perchè realizzati per essere multi-piattaforma per definizione.

Le nuove piattaforme sembrano avere dato forza a una tendenza, in essere da tempo, che punta a sistemi operativi pensati come semplici kernel multipiattaforma sui quali innestare tutti gli altri servizi, oggi tipicamente legati in modo specifico ad ogni tipo di sistema operativo come Windows, iOS o Android. Le nuove tipologie di piattaforme potrebbero aumentare le opportunità per chi sviluppa e per gli utenti grazie all'offerta di servizi comuni e standardizzati, nuove applicazioni, sistemi di autenticazione (ad esempio per transazioni bancarie e operazioni di commercio elettronico) e interazione sociali.

A puntare su questo tipo i piattaforme ci sono in particolare produttori che, pur in una posizione di leadership sul mercato, non posseggono un loro sistema operativo. Aziende come Samsung che, in possesso di una proposizione di prodotti ampia e non solo per il mercato consumer, ha bisogno di costruire infrastrutture, piattaforme e strumenti per connetterli e farli comunicare tra di loro. Queste piattaforme non servono solo per connettere auto con TV e case intelligenti dotate di device Samsung Connect Home smartphone con dispositivi di Realtà Virtuale ma anche per offrire servizi di pagamento online (Samsung Pay), assistenti personali come Bixby (in futuro Viv) o di autenticazione biometrica degli accessi.

La strada che Samsung sembra voler intraprendere conferma una tendenza già in atto da tempo, l'affermarsi di piattaforme general purpose che potrebbero in futuro sostituirsi ai sistemi operativi attuali rompendo le barriere che oggi impediscono loro di parlarsi e integrarsi meglio di quanto già non facciano. Molti di queste nuove piattaforme avranno un cuore Unix, nella sua versione Debiam, Ubuntu, CentOS o Fedora e loro derivativi diventeranno i motori per l'erogazione di servizi. Le nuove piattaforme avranno la caratteristica di unikernel compatto, dotato di tutti i driver e le risorse necessarie per far funzionare un ambiente come quello che oggi conosciamo come sistema operativo ma privato di tutto ciò che è riferito allo spazio utente.

I nuclei centrali delle nuove piattaforme saranno in grado di usare librerie e contenitori di servizi, applicazioni, algoritmi in modo da erogare servizi più o meno nello stesso modo con cui oggi sono erogati servizi di virtualizzazione (OS, desktop, applicazioni, e storage, ecc.). Le nuove piattaforme potrebbero essere sistemi operativi condivisi, distribuiti su server diversi e organizzati come motori per l'esecuzione di applicazioni e contenitori di risorse che potranno essere usate per destinazioni d'uso diverse e su dispositivi eterogenei.

Una possibile evoluzione in questa direzione avrà bisogno di tempo e la soluzione di numerosi problemi tecnici ma soprattutto della collaborazione tra produttori poco propensi ad accettare l'affermarsi di piattaforme standard e a cedere il potere acquisito con i loro sistemi operativi e relativi ecosistemi. Apple, Microsoft e Google dovranno comunque fare i conti con piattaforme come Facebook e Amazon (AWS) che, a loro modo, sono già percepite, più che diventate, piattaforme standard diffuse e distribuite, pur non essendo propriamente un sistema operativo.

 

 

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