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SoftwareONE: cosa fare con Windows Server 2013

SoftwareONE: cosa fare con Windows Server 2013

27 Maggio 2015 Redazione SoloTablet
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14 luglio, una data certa, da tenere bene a mente. Quest’anno segnerà un cambiamento importante nel mondo IT, per fortuna meno cruento dell’inizio della rivoluzione francese, ma che rischia comunque di lasciare virtualmente molti feriti sul campo.

I protagonisti dell’Ict


Microsoft, come annunciato da tempo, abbandonerà il supporto di Windows Server 2003, un prodotto ormai sul mercato da 12 anni ma ancora utilizzato da moltissime aziende, basti pensare che, solo in Europa, si stimano 2,7 milioni di server che ancora fanno uso di questa piattaforma.

Che fare? Ecco il parere di Alessandro Colasanti, Responsabile Divisione SAM di SoftwareONE.

La fine del supporto significherà che non saranno più disponibili aggiornamenti e patch con conseguente esposizione alle vulnerabilità di sicurezza e perdita di conformità per i data center su cui verrà eseguito questo sistema operativo dopo la data indicata.

Come accaduto nel caso di Windows XP un anno fa, i costi legati all’estensione del supporto per le aziende che non saranno pronte saranno estremamente elevati. Un esempio eclatante è quanto sostenuto dal governo britannico lo scorso anno, quando per estendere il supporto a Windows XP di ulteriori 12 mesi ha dovuto sborsare una cifra record di 7 milioni di euro! Un costo non giustificato a livello di business e dovuto alla logica dell’economia di scala.

 

 

Se la soluzione per affrontare tutto questo è avviare quanto prima un progetto di migrazione, purtroppo le resistenze al cambiamento e le criticità da affrontare sono molte, non solo dal punto di vista tecnologico ma anche culturale.

Bisogna ammettere che spesso non si tratta di una semplice mancanza di efficienza da parte dell’IT ma di un problema di complessità nella migrazione della piattaforma server dovuta, soprattutto, alla mancanza di compatibilità applicativa. Capita, infatti, che diversi applicativi già in uso in azienda non siano supportati dal nuovo OS, è il caso ad esempio di alcune piattaforme di CRM per le quali è necessario predisporre una migrazione ad hoc con ulteriori costi aggiuntivi oppure di molti database fondamentali per la Business Intelligence. Dover migrare database e applicativi rende il progetto decisamente più complesso e non alla portata di tutti.

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Molte aziende, soprattutto di medie e piccole dimensioni, inoltre, non possiedono un quadro chiaro delle interazioni tra gli applicativi, non sanno esattamente come si relazionano con il server. Lo scenario applicativo attuale, dove web, mobile, cloud si intrecciano sempre più strettamente tra loro e gli accessi avvengono a ogni livello rende ancora più complesso valutare tutti gli aspetti connessi alla migrazione.

Da dove partire quindi? Quali sono i tre aspetti fondamentali per affrontare il cambiamento necessario? A mio avviso si possono così riassumere:

  1. CREARE UNA MAPPATURA DELLE INTERAZIONI DI TUTTI GLI APPLICATIVI

Il primo punto è possedere un quadro chiaro di quello che accade nei propri ambienti, non sono in termini di relazioni tra gli applicativi ma anche di responsabilità. La piena comprensione dello stato dell'infrastruttura e il mantenerla tracciabile e consistente rappresenta la base per qualsiasi programmazione futura.

  1. PORRE L’ATTENZIONE AL NUOVO SVILUPPO APPLICATIVO

Spesso quando si sviluppa una nuova applicazione non si valuta con sufficiente attenzione il substrato sul quale si appoggerà. Ci si focalizza, giustamente, sulle esigenze di business, sulle richieste degli utenti, ma non si pone attenzione a quello che comporterà la scelta di una piattaforma in termini di supporto garantito nel tempo. Nel caso di Microsoft parliamo di un supporto totale mainstream che dura 5 anni, e di ulteriori altri 5 anni di extended support, aspetti da non tralasciare nella propria scelta.

  1. CAMBIARE PER CRESCERE: EDUCARE ALLA PROGRAMMAZIONE

Fondamentale è comprendere il valore della programmazione. La cessazione nel supporto di un sistema operativo è un momento molto critico ma non avviene all’improvviso. Programmare in anticipo i cambiamenti è possibile.


“In SoftwareONE, precisa Colasanti, lo facciamo accompagnando il cliente con un percorso personalizzato e servizi in grado di fornire una chiara visibilità sui rischi che corre (fase di assessment) grazie alla mappatura capillare dei suoi sistemi. Attraverso l’adozione di best practice lo aiutiamo a valutare gli scenari di licensing e tecnologici a lui più adatti, considerando soluzioni e vendor diversi presenti sul mercato, e abilitando un il suo percorso personalizzato con un team dedicato per la gestione affidabile delle risorse aziendali. In questo modo il cambiamento da criticità si trasformerà

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