In passato Microsoft si è sempre preoccupata del software, lasciando ai partner lo sviluppo dell'hardware, Google ha sempre lasciato che altri si occupassero del ferro. Oggi Microsoft ha cambiato rotta e arriverà sul mercato con un dispositivo tablet Surface e Google ha deciso di acquistare la divisione Motoroal Mobility con l'intenzione di produrre in propdio dispositivi hardware. Per il momento sia Google che Microsoft si appoggiano ad altri produttori per la produzione dei dispositivi ma è chiaro il cambio di strategia e trasparanete la direzione degli investimenti futuri.

Entrambi i modelli sono perseguibili all'interno di strategie più generali che si sono dimostrate vincenti. Microsoft non aveva bisogno di produrre piattaforme hardware PC, Google non aveva ancora deciso di diventare un player globale. La scelta dell'approccio è stata determinata da ragioni puramente economiche, oltre che strategiche. L'approccio non integrato  costa meno e richiede meno investimenti. Rispetto ad un approccio integrato più costoso però comporta frizioni maggiori fra i vari componenti hardware e software e rischia di creare, come nel caso di Andorid, eccessiva frammentazione che si traduce in minore qualità e maggiori problemi per gli utenti.

Le scelte diverse dei produttori possono essere analizzate e meglio comprese con una riflessione generale su come un nuovo prodotto si afferma sul mercato. La stragarnde maggioranza dei nuovi prodotti non vede la luce o si traduce in fallimenti commerciali. Tutti i prodotti devono superare quello che Moore chiamava, nel suo libro Crossing the Chasm, il Chasm (la voragine, l'abisso). I prodotti che riescono a farlo sono quelli che incontrano il favore di un numero sufficiente alto di innovatori da riuscire a raggiungere audience e meracti sempre più ampi. Il tablet non è stato inventato da Apple ma il successo del tablet è arrivato con l'iPad. Tutti i prodotti nella loro infanzia manifestano problemi e non sono quasi mai sufficientemente buoni per i loro utilizzatori.

Tutto ciò può essere analizzato oggi anche attraevrso le lenti di Clay Christensen e della sua teoria delle  disruptive technology. Secondo questa teoria la tecnologia  evolve in tempi più rapidi e con migliorie maggiori di quanto non evolva al tempo stesso la domanda. Quando poi un dispositivo ha raggiunto livelli elevati di qualità e prestazioni, spesso il mercato non è disponibile a pagare un prezzo più elevato per avere prestazioni migliori. Al produttore non rimane che lavorare sui costi e sulla filiera di produzione e limare i costi. Un approccio che spesso, almeno nel passato, ha portato a suddividere la produzione su fornitori diversi e ad operare in modo non integrato.

Se la teoria di Christensen fosse corretta c'è da chiedersi quando i tablet raggiungeranno un livello di qualità tale da rendere l'approccio non integrato migliore e più remunerativo di quello integrato. Ad oggi la domanda continua a crescere e non sembrano esserci cedimenti da parte di quei segmenti di mercato che stanno premiando la scelta integrata di Apple pagando un prezzo alto. Probabile che il trend continui ancora per alcuni anni e questo spiegherebbe perchè anche Microsoft e Google abbiano deciso di passare da un approccio non integrato, tipico del mondo dei personal computer, ad uno integrato, più consono per i nuovi dispositivi mobili.

Per il momento ad essere premiata dalla scelta di un approccio integrato è solo Apple. Indicativo della capacità di quest'azienda di comprendere per tempo fino a che punto alcune innovazioni tecnologiche siano effettivamente 'disruptive', capacu cioè di creare cambiamenti radicali non soltanto nell'evoluzione della tecnologia ma anche nei comportamenti e nella vita di tutti i giorni delle persone.

* Per chi non conoscesse il lavoro di Clay Christensen, può visitare la sua pagina web.  Sul tema delle disruptive technology suggeriamo anche la lettura dei molti lavori e articoli di approfondimento scritti da Paola De Vecchi Galbiati e pubblicati su Solotablet nella rubrica Disruptive Projects.