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Being digital vent’anni dopo

Being digital vent’anni dopo

29 Dicembre 2015 Redazione SoloTablet
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Vent’anni fa veniva pubblicato Being Digital (Essere Digitali) di Nicholas Negroponte. Il libro suggeriva che il modo migliore per apprezzare i vantaggi e le conseguenze dell’essere digitale era di riflettere sulla differenza tra bit e atomi. Oggi che tutto è diventato digitale, i bit sembrano essere diventati immortali e gli atomi condannati alla sparizione, per ragioni biologiche, economiche, di convenienza ed evolutive. A circolare non è più solo l’informazione ma molto altro, soprattutto software e algoritmi capaci di risolvere problemi, prendere decisioni, dare vita a processi e eseguire attività.

La digitalizzazione è avvenuta grazie alla pervasività dei bit che per le loro caratteristiche (nessun colore, nessuna dimensione o peso) hanno viaggiato alla velocità della luce per trasportare dati e informazioni ma anche per dare forma a piattaforme e infrastrutture reticolari che oggi costituiscono il motore e l’intelligenza di molte attività umane.

La percezione visiva racconta una rivoluzione tecnologica guidata da dispositivi hardware. Nella realtà la vera rivoluzione è avvenuta grazie alla crescita esponenziale di miliardi di bit di informazione e software che oggi collaborano e si mescolano ai nostri neuroni per prendere decisioni, risolvere problemi e costruire relazioni. Il processo binario (0,1 – SI, NO) tipico dei bit ha permesso di costruire nuovi alfabeti ricchi di lettere e vocaboli che oggi sono alla base di contenuti testuali, audio e video e della loro condivisione sociale in tempo reale, di profili e identità digitali, di reti sociali e comunità e di attività lavorative e professionali.

La rapidità con cui è avvenuta la rivoluzione digitale ha trasformato la nostra percezione del mondo, solitamente analogica a livello macroscopico, in digitale e legata ai cambiamenti microscopici e discreti che caratterizzano le molteplici realtà interconnesse che abitiamo e frequentiamo (Social Network, Internet, IoT, Mobile, Wearable, Realtà Virtuale e Aumentata, streaming media, web TV, ecc.).

Il mondo macroscopico che percepiamo come realtà analogica (dispositivi, Data Center, Storage, dispositivi di rete, ecc.) è quello dell’hardware ma quello che viviamo e con cui facciamo esperienza ogni giorno è quello delle interconnessioni e relazioni tra miliardi di bit software digitalizzati, codificati e organizzati in algoritmi e sempre disponibili grazie a infrastrutture di cui non sappiamo nulla e che sono diventate invisibili come i Data center in cloud computing o le grandi banche dati che riempiono i Big Data.

L’invisibilità dell’hardware è stata determinata dalla proliferazione di codice e software a oggetti che si è reso nel tempo sempre più indipendente dalla componente hardware anche grazie a soluzioni come quelle che hanno virtualizzato dispositivi client, server e intere componenti tecnologiche infrastrutturali. Molte applicazioni e numerosi servizi in cloud computing sono oggi disponibili attraverso macchine virtuali, anch’esse formate e gestite da software e contenitori di codice usati al posto di strumenti hardware.

La trasformazione in bit della realtà è stata resa possibile dalla diffusione delle reti, piccole e grandi, che hanno assunto il ruolo giocato in altre rivoluzioni tecnologiche del passato da cavi elettrici, rotaie, linee telefoniche, cavi in fibra ottica e satelliti. La Rete esiste perché il software le ha permesso di estendersi e conquistare il mondo in modo tale da creare una piattaforma capace di esistere e funzionare in modo continuativo e coerente, anche quando gli atomi di cui sono composti i componenti hardware, vengono periodicamente smantellati o sostituiti per la loro obsolescenza o incapacità a erogare i servizi e le funzionalità del nuovo software. I componenti hardware muoiono e vengono sostituti, quelli software e digitali sopravvivono, evolvono, si integrano e assumono un ruolo e una importanza crescente.

Il software sta cambiando radicalmente anche il nostro modo di percepire la realtà. Prodotti tecnologici come Oculus VR, Magic Leap, Hololens di Microsoft e Galaxy VR di Samsung sono strumenti potenti per la creazione di Realtà Virtuali e Realtà Aumentate. Realtà che un tempo erano disponibili solo nei grandi studi cinematografici, attraverso i videogiochi o in ambiti di elite e oggi, grazie alle tecnologie software applicate, lo sono a tutti, in modo democratico e globalizzato. Basta disporre del budget necessario per il loro acquisto.

L’uso diffuso che viene fatto dagli utilizzatori di dispositivi mobili è paradigmatico della rivoluzione software in atto. Tramite smartphone e tablet si naviga, si comunica, si socializza e si fa acquisti grazie alla miriade di applicazioni in essi disponibile. Tramite videocamere, tecnologie RFID e sensori vari si gestiscono sistemi di sorveglianza e controllo della sicurezza, filiere logistiche e distributive e soluzioni per il benessere individuale grazie ad applicazioni e soluzioni software capaci di accedere in tempo reale a miliardi di dati e di elaborare le conoscenze che servono per prendere rapidi decisioni come identificare un criminale, individuare dove si trovi un container o un prodotto in consegna o segnalare problemi di salute durante una attività fisica.

La rivoluzione del software ha reso obsoleta anche la tradizionale dicotomia tra realtà fisica e realtà virtuale. Con la sparizione o minore importanza degli atomi i due mondi non sono più separati ma viaggiano e co-evolvono in parallelo. Se la maggior parte del tempo dedicato alla socializzazione avviene attraverso strumenti software come Facebook o Twitter non ha più senso distinguere una realtà fisica sociale da una virtuale e in Rete. Internet non è più alternativo al mondo reale, ma la piattaforma software che lo fa vivere, anche nelle sue espressioni psicologiche, sociali, politiche e economiche (sharing).

Viviamo tempi interessanti, dominati dalla rivoluzione tecnologica e governati da quella software. Ai tempi in cui dominavano gli atomi tutto scorreva più lentamente e si prestava a scelte alternative. Il mondo non era ancora globalizzato e le scelte sempre localizzate. Oggi tutto si è mescolato e corre a velocità folli e imprevedibili. Il cambiamento è scandito dalle nuove applicazioni e dal codice che le fanno funzionare. Queste applicazioni offrono servizi e nuovi strumenti per gestire il mondo tramite le loro interfacce digitali che hanno reso semplice il mondo complesso dei computer. Inutile opporsi, meglio adattarsi e co-evolvere con esse!

Fonte: http://martinwittfooth.com/

 

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