Cloud: un viaggio a tre tappe

07 Novembre 2014 Redazione SoloTablet
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Ospitiamo un contributo sul cloud di Colin Lacey, vice president, VP, Data Center Transformation Solutions & Services di Unisys

Durante un recente webseminar organizzato da Forrester e dedicato a come ottenere il massimo valore dagli investimenti in cloud, mi sono trovato a dibattere su quali siano gli aspetti essenziali quando si sceglie di abbracciare una strategia cloud e intraprendere il viaggio verso l’IT as a service.

L’IT spesso guarda al cloud come se fosse “l’inizio della distruzione” e cerca quindi di limitarne l’adozione. Certo, il cloud è una forza distruttiva, ma in senso positivo perché abilita nuove possibilità all’insegna dell’innovazione, della velocità e dell’agilità. Saper cogliere questo cambiamento in futuro significherà avere a diposizione una forza che consentirà di battere i propri concorrenti. Infatti, mano a mano che i processi di business diverranno più digitali, virtuali e personalizzati il cloud sarà sempre meno limitato alle aziende dell’era Internet ma si estenderà a tutto il mondo del business, rendendo possibile sviluppare una strategia hybrid cloud integrata.

Lo confermano le proiezioni di Forrester che mostrano una crescita annuale del 38% nella spesa per il cloud pubblico (IaaS, PaaS) con una spesa annua attualmente di 7 miliardi di dollari, che raggiungerà i 30 miliardi di dollari nel 2018 e i 40 miliardi nel 2020. Il mercato è quindi consistente già oggi e sta vivendo uno dei suoi momenti migliori. I dati Forrester indicano che il 13% delle aziende sta già utilizzando cloud pubblici IaaS/PaaS e il 21% possiede un cloud privato ospitato da terze parti.


Fonte: www.computerworld.co.nz

Contemporaneamente emerge come il punto di partenza preferito dalle aziende che adottano il cloud sia l’implementazione di un cloud privato interno, come confermano il 33% delle aziende intervistate da Forrester che dicono di aver implementato tale cloud e il 10% che dichiara di volerlo fare da qui a fine 2014.

Alla luce di tutto queste possiamo affermare con sicurezza che ci troviamo già nell’era del cloud ibrido ed è ormai necessario sviluppare una strategia IT in grado di fare da ponte tra le risorse on-premise fisiche, virtuali e di private cloud e l’IT Operations, le risorse in hosting private e quelle pubbliche.
Partiamo allora! Ma da dove? Come può un’azienda essere sicura di avere le competenze interne necessarie per implementare una strategia cloud? A mio avviso bisogna ragionare sulle tre tappe fondamentali che caratterizzano il nostro viaggio:

  1. Sperimentare il cloud – In questa fase il focus sarà costruire nel cloud, identificare le priorità degli utenti e utilizzare casistiche, stabilire metriche e concordare criteri di successo
  2. Fare leva sul cloud – In questo caso l’obiettivo è spostare l’operatività, stabilire un catalogo di servizio standard, sviluppare l’automazione e fornire agli utenti un portale self-service
  3. Ottimizzazione nel cloud – Fase che ci porta verso l’orizzonte IT as a service, con particolare attenzione al performance management, introducendo carichi di lavoro ibridi più complessi e facendo leva sulle tecnologie di brokering per consentire una gestione avanzata dei costi e dei vendor

La maggior parte delle aziende in questo momento si trova ancora alla prima fase, alcuni l’hanno superata e si avviano verso il secondo obiettivo.

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