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Cosa fare per gestire socialmente la propria presenza online

Cosa fare per gestire socialmente la propria presenza online

24 Settembre 2015 Redazione SoloTablet
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Abituati come siamo a connetterci, a navigare la rete e ad abitare i social network, potremmo pensare che gestire in modo efficace la nostra presenza online sia la cosa più semplice del mondo. Sbagliato! Si deve fare i conti con le proprie convinzioni sbagliate, le scarse conoscenze delle dinamiche della rete, la pigrizia, la mancata perseveranza e le molte abitudini che impediscono buone pratiche e attività attentamente pianificate e ripetute. Conviene rivolgersi a uno specialista?

La risposta immediata è no se la presenza online è legata a un profilo individuale, non necessariamente se il profilo è aziendale, di prodotto o marchio, di Marca o progetto. Le azioni da intraprendere sono per lo più ripetitive ma devono essere programmate, calendarizzate e eseguite con attenzione e cura. Nulla deve essere lasciato al caso ma soprattutto bisogna fare molta attenzione a quello che si scrive e alla comunicazione praticata. Il linguaggio inganna sempre e ciò che viene scritto e pubblicato si presta sempre a letture diverse, a volte diverse dalle intenzioni di chi lo ha scritto.

 

 

La presenza online e sociale di una azienda o marchio obbliga ad alcune attività quotidiane, da affidare a un giovane stagista o responsabile marketing o ad una entità esterna:

  • Nessun messaggio ricevuto deve rimanere inevaso. Il canale dei media sociali è diventato da subito uno strumento potente di interazione con i clienti, in particolare per tutti gli ambiti lavorativi in diretto contatto con la clientela. I media sociali possono essere usati in modo efficace per comunicare, informare ma soprattutto soddisfare bisogni e curiosità, per creare conoscenze  e fornire le motivazioni che possono aiutare un potenziale cliente a concludere un processo decisionale di acquisto. L’errore più grave, da un punto di vista marketing e commerciale è di ignorare il cliente e il suo bisogno reso palese attraverso un media sociale. Il rischio di un eventuale passaparola negativo dovrebbe consigliare a tutti di acculturarsi e di fare pratica attiva di social network e di altri ambienti abitati della Rete.
  • Prestare attenzione a cosa dicono di una Marca o dei suoi marchi. Gli spazi sociali online possono essere visti come bar, piazze e spazi fisici nei quali persone reali si scambiano pettegolezzi e informazioni, suggerimenti e commenti su prodotti e loro qualità, produttori, loro immagine e reputazione. I dialoghi di utenti che in rete parlano di un marchio devono essere attentamente e periodicamente monitorati per individuare commenti o conversazioni negative che potrebbero creare situazioni pericolose. Il monitoraggio può essere fatto con strumenti adeguati come SproutSocial e molti altri.
  • Presenziare la rete con conversazioni e narrazioni. Molti marchi godono già di fan che di loro iniziativa ne decantano le qualità e li suggeriscono a contatti e amici trasformandosi in potenti testimoni e attivi promotori grazie al semplice passaparola. Un’attività non determinata dagli uffici marketing e che non comporta alcuna allocazione di budget. Questi utenti soddisfatti potrebbero essere ingaggiati per produrre nuove conversazioni e narrazioni e alimentare la reputazione di un marchio o di un Brand online e all’interno di ambienti ad altga frequentazione.
  • Coltivare relazioni forti con clienti soddisfatti investendo sul loro capitale sociale per l’azienda o la Marca. E’ un’attività simile al monitoraggio delle conversazioni online ma che si focalizza sulla identificazione di queste tipologie di clienti, sulla creazione di adeguati contatti e lo sviluppo di una relazione. L’identificazione e il monitoraggio può essere effettuato con strumenti come la ricerca avanzata di Twitter, Google Alert, il motore di ricerca di Facebook e SproutSocial. Questi strumenti si possono usare per investigare aree diverse legate al nome delle Marche e dei Marchi e di quelli ad essi associabili, i bisogni espressi e condivisi socialmente dei potenziali clienti, i loro sentimenti e comportamenti online e quello che fanno i concorrenti.
  • Mantenersi informati e acculturati sul mondo degli strumenti social. Nuove applicazioni possono rendere obsolete piattaforme consolidate e diffuse e dare forma a nuovi fenomeni e tendenze che spostano i potenziali clienti e condizionano le loro attività e conversazioni online.

 

 

  • Pianificare con cura i contenuti da pubblicare e condividere nelle reti sociali online calendarizzando e gestendo con cura la loro diffusione attraverso i diversi canali presidiati. L’azione deve evitare attività contradditorie e percepibili come inutili perché troppo promozionali o commerciali. Un’attenta schedulazione impedisce anche di pubblicare duplicati di contenuti in ambiti diversi.
  • Sfruttare la potenza e visibilità dei cinguettii. Twitter dovrebbe essere usato frequentemente ma senza esagerare ogni giorno (3-6 cinguettii) tenendo conto che i cinguettii diffusi ogni giorno sono più di 500.000 e creano un surplus informativo difficilmente penetrabile e eliminabile.
  • Pubblicare e presenziare Facebook. Coloro che si dicono esperti suggeriscono almeno due post al giorno su ogni pagina o gruppo del muro delle facce possedute. Bisogna fare attenzione a quando e quanto pubblicare perché gli algoritmi di Facebook cambiano in continuazione e non garantiscono una lettura certa, una attenzione diffusa e tutti i MiPiace che si vorrebbero. Meglio comunque evitare di essere troppo marketing, promozionali o commerciali.
  • Non dimenticare Google Plus. Rispetto a Facebook il social network di Google presenta modalità diverse di organizzazione dei contenuti centrata sull’idea della comunità (circle) che favorisce la circolazione di idee e di contenuti all’interno di cerchie omogenee di persone. Ne deriva spesso una maggiore attenzione alle cose pubblicate e una conseguente condivisione oltre che di generazione di utili feedback. Inoltre essendo una applicazione di Google, Google Plus ha una maggiore attenzione da parte del motore di ricerca che ne riporta spesso i contenuti tematici nei risultati delle ricerche.
  • Rendere visuale la propria comunicazione sfruttando spazi sociali di condivisione come Pinterest e Instagram. Il secondo è perfetto per la propagazione virale di immagini e messaggi associati a marchi e Marche. Pubblicare foto capaci di suscitare interesse e emozioni facilita la loro circolazione online e la generazione di nuovi memi capaci di cambiare la conoscenza e la percezione di un marchio e di aumentarne l’autorevolezza. L’uso di Instagram obbliga a praticare con intelligenza l’arte della comunicazione visuale. Un compito che non è alla portata di tutti e richiede grande creatività, capacità immaginifica e visionaria e molta cura.

 

Fonte: parkhowell.com

  • Sfruttare al meglio e ogni giorno le potenzialità delle reti professionali di Linkedin. Le aziende che puntano ad un mercato consumer possono trarre vantaggio della partecipazione attenta dei membri di Linkedin alla vita professionale online da esso offerta. Linkedin è diventato luogo di conoscenza e utilizzo pratico del mercato del lavoro ma anche di conoscenze, acculturamento e approfondimento. Lo spazio è popolato da manager d’azienda e persone con una mente attiva perché legata ad attività lavorative e a bisogni espliciti reali. La modalità Pulse offre la possibilità di comporre contenuti belli esteticamente e che si prestano alla lettura. I numerosi gruppi tematici assicurano audience attente e ineterssate.
  • Nessuna delle attività sopra elencate può avere successo se non si è in grado di elaborare narrazioni adeguate. Essse nascono da una riflessione creativa costante sui prodotti e marchi commercializzati in modo da adattare periodicamente narrazioni e messaggi per farli coincidere con bisogni e/o nuove tendenze e comportamenti di consumo emergenti. Questi messaggi sono facilmente condivisi da reti di vendita preparate e motivate, richiedono uno sforzo diverso quando sono assegnati ad uno strumento digitale online.
  • Eseguire constanti benchmarking e tenere d’occhio ogni azione social della concorrenza. La pervasività dei mezzi digitali ha convinto molte Marche e uffici marketing a puntare sulle narrazioni online e a frequentare i network sociali. Ne deriva un sovraccarico di informazione che tutti cercano di bucare. Individuare le azioni della concorrenza permette di analizzare meglio i comportamenti dei consumatori e predisporre adeguate misure e iniziative di reazione.
  • Non dimenticarsi di creare un proprio spazio personale o Blog nel quale raccogliere e prolungare conversazioni e  narrazioni. Il blog deve essere personalizzato e associato a una figura professionale. Può essere gestito in proprio sul sito aziendale, meglio se si trova su portali come SoloTablet visitati da un numero maggiore di utenti e percepito come contenitori di informazioni capaci di generare, senza fini commerciali, nuove conoscenze.

Le azioni elencate fin qui possono riempire la giornata e giustificare la presenza di personale dedicato o di collaborazioni esterne con personale qualificato ed esperto di media sociali. E’ però un’attività inutile se non è accompagnata dalla ricerca costante di ingaggio e condivisione con leader riconosciuti di mercato che possono contribuire a fare conoscere le qualità, i benefici e i vantaggi di un prodotto, a raccomandarlo e a promuoverlo, anche attraverso i canali sociali presidiati da leader di mercato a loro volta impegnati nell’uso dei media sociali per rimanere tali. Ogni settimana è necessario verificare se e quanto funzionino le strategie e le tattiche di comunicazione e partecipazione sociale con l’obiettivo di individuare quali strumenti funzionino meglio e quali no e l’arrivo di nuovi strumenti che potrebbero dare contributi diversi o permettere l’interazione con nuove audience di mercato. L’analisi dei risultati raggiunti può essere svolta con strumenti di analytics dei media sociali per capire se il messaggio funziona, quanto riesca a coinvolgere e chi lo stia condividendo e promuovendo. L’azione non può essere rivolta solo all’esterno ma anche ai dipendenti dell’azienda e ai partner. I dipendenti sono i primi testimoni della bontà di un marchio e del passaparola. Devono essere tenuti informati, aggiornati e motivati, anche invitandoli a contribuire alle finalità aziendali attraverso l’uso dei media sociali. Infine settimanalmente vanno verificati con i partner marketing selezionati i risultati quantitativi e qualitativi raggiunti.

Le verifiche sulla bontà di un media sociale non possono essere ristrette a attività quotidiane e neppure settimanali. La vita dell’informazione e quella sociale online va misurata su tempi più lunghi e tali da permettere una conoscenza reale e approfondimenti necessari. Non solo sui risultati ottenuti ma anche sulla capacità di sfruttare al meglio strumenti tecnologici dinamici che continuano a cambiare adattandosi a nuove tendenze emergenti e nuovi comportamenti delle persone.

L’attenzione costante e le buone pratiche di partecipazione e analisi devono servire nel tempo medio (ogni tre mesi) a condurre azioni di verifica delle prestazioni sulla base degli indicatori scelti come criteri valutazione (visite, post, LIKE, clcik, email, vendite, ecc.). La verifica deve servire ad aggiustare tattiche e strategie e soprattutto a operare delle scelte per privilegiare strumenti, pratiche e risorse che hanno garantito i migliori risultati. Individuati gli elementi di criticità e i punti di forza non resta che investire su di essi. Se prevalgono i punti di debolezza e i risultati persistono nella loro negatività è tempo di cambiare o di abbandonare i media sociali per strategie di marketing e promozionali diverse. Di Rete e mondi digitali si può anche morire!

 

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