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Mercati tecnologici futuri, non più solo USA ma molta Cina, India, Russia...

Mercati tecnologici futuri, non più solo USA ma molta Cina, India, Russia...

22 Aprile 2014 Redazione SoloTablet
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Lo storico predominio tecnologico e scientifico degli Stati Uniti comincia ad essere messo in ombra dall'emergere di nuovi protagonisti. Cina, India, Giappone e Russia ma non solo. Lo rivela un rapporto che ha analizzato gli ambiti nei quali si stanno confrontando le conoscenze e gli investimenti tecnologici e produttivi. Non solo tecnologie dell'informazione ma anche farmaceutica, produzione high-tech e energia.

Il mondo sta attraversando un periodo di grandi cambiamenti, epocali, profondi e globali. Ad essere interessati sono i paesi occidentali e quelli emergenti. Il confronto non è solo economico ma politico e geo-strategico e passa anche attraverso la capacità a competere in termini tecnologici. Gli Stati Uniti, il paese che domina da decenni il panorama tecnologico mondilale, si deve oggi confrontare con i crescenti investimenti, pubblici e privati, dei paesi emergenti in tecnologia, in ricerca e sviluppo. Lo deve fare nel momento in cui, per affrontare la crisi economica che persiste dal 2008, sono calati gli invetimenti in ricerca e sviluppo.

Lo scenario che ne deriva è un passaggio (shift) di potere nel campo scientifico che vede emergere come protagonisti nuovi paesi, prevalentemente quelli asiatici, ma anche le quelli con ecnomie emergenti come ad esempio il Brasile. Sono paesi che hanno compreso il ruolo e l'importanza dell'innovazione e della scienza sul mercato globale e che vi investono somme considerevoli con l'obiettivo di competere meglio e battere la concorrenza.

Un recente rapporto americano della National Science Board ha illustrato come il fenomeno sia più importante di quanto sia stato fin qui percepito e ha richiamato l'attenzione sul ruolo che gli investimenti in tecnologia possono avere per il futuro economico e politico del mondo.

Per il momento a guidare gli invetimenti sono ancora gli Stati Uniti (250 miliardi di dollari annui) ma Cina (205 miliardi) e Giappone (147 miiardi) non sono poi così lontani. Il problema principale è che mentre gli investimenti americani sono diminuiti del 30% e in Europa del 22%  negli ultimi tre anni, quelli, quelli asiatici sono aumentati del 34%. Il risultato è che complessivamente i paesi asiatici sono protagonisti della maggiore quota di investimenti in ricerca del mondo e che la Cina da sola abbia oggi la stessa capacità manifatturiera high-tech degli Stati Uniti.

Il cambiamento non tocca solo l'ambito delle tecnologie dell'informazione ma anche l'energia. Ad esempio i paesi emergenti hanno investito nel 2012 100 miliardi di dollari in energie pulite, 60 dei quali spesi dalla sola Cina ( 26 quelli spesi dagli Stati UNiti nello stesso periodo di tempo).

Tutto ciò sta avvenendo mentre gli Stati Uniti sembrano usciti dalla fase recessiva che li ha clpiti dal 2008 e nonostante numerose aziende americane che avevano delocalizzato all'estero abbiano deciso di riportare la loro produzione a casa (178 aziende lo hanno fatto nel 2013). Il recupero economico non ha per il momento inciso in modo significativo sui tagli avvenuti negli ultimi anni agli investimenti così come non sono cambiate le politiche federali su programmi di ricerca e nuovi investimenti.

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Un esempio di quanto sta succedendo può essere preso dal mercato delle tecnolgie Web. Un ambito nel quale si stanno confrontando i protagonisti assoluti quali Google, Facebook, Twitter. E' un ambito popolato nel quale si muovono con successo numerosi alri protagonisti, di cui si parla molto poco mentre invece bisognerebbe forse farlo e anche con maggiore attenzione. I nomi di questi protagonisti sono quelli di Baidu (mototre di ricerca concorrente di Google), Alibaba (corrispettico di Amazon e eBay), del portale di micorblogging cinese Sina Weibo, QQ.come (corrispettivo di Facebook) e altri ancora.

Nonostante i nuovi protagonsti manifestino una difficoltà oggettiva a superare i loro confini nazionali, la loro crescita è imponente perchè dispongono di mercati geografici numericamente più importanti di quelli occidentali. A limitare per il momento la loro capacità competitiva globale c'è anche la difficoltà a raccogliere fatturati pro-capite sufficienti a permettere futuri sviluppi e anche quotazioni borsistiche capaci di raccogliere finanziamenti utili ad espanzioni maggiori.

Per capire csa sta succedendo sul mercato è sufficiente guardare al grafico sottostante che illustra le quote di mercato del web a livello internazionale, così come sono state misurate da Alexa:

Fonte: http://techpinions.com/

 

Come si può notare il mercato non è più solo statunitense ma è diventato bipolare. Cina e USA si contedono il predominio del web, anche se le differenze tra i due paesi e i loro rispettivi protagonisti sono numerose e per il momento ancora a favore degli Stati Uniti. Continua comunque a crescere  il protagonismo di India e Russia oltre a quello del Giappone, un paese che da anni ha fatto dell'innovazione un asset strategico.

La prima differenza tra Cina e USA sul web è la composizione del pubblico di naviganti e visitatori di cui godono le loro presenza online. Mentre i principali portali americani hanno un pubblico composto nei due terzi da cittadini che non vivono negli Stati Uniti, quelli cinesi hanno per il 90% una presenza prevalentemente nazionale.

L'incapacità attuale a superare i confini nazionali limita in modo determinante colossi come Baidu e Alibaba di competere con Google e Amazon nell'offerta di servizi web impedendo loro di superare in fatturati e profitti quelli dei loro concorrenti americani.

I limiti attuali sembrano quasi cercati. La strategia sembra infatti puntare prima di tutto alla saturazione dei mercati nazionali, forse per tenere lontano i concorrenti stranieri. E' una strategia che non sembra per il momento prevedere cambiamenti rapidi ma che potrebbe mutare rapidamente in un prossimo futuro e portare a nuovi scenari mondiali. Esattamente quello che è successo, in ambito hardware, nel mercato dei dispositivi mobili e che ha visto Samsung rubare importanti quote di mercato alla Apple conquistando la leadership nel segmento degli smartphone.

Per chi fosse interessato su Techpinions l'analista Jan Dawson offre una interessante riflessione sul mercato analizzando le IPO di alcune realtà tecnologiche asiatiche. L'articolo contiene anche alcuni grafici ricchi di informazioni.

 

 

 

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