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Mitologia BYOD e pragmatismo dei consumatori

Mitologia BYOD e pragmatismo dei consumatori

20 Maggio 2013 Redazione SoloTablet
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Tutte le indagini di mercato ci raccontano una pratica BYOD pervasiva e coinvolgente. Il 70% dei professionisti e manager d’azienda sembrano essere orientati ad una pratica BYOD con il beneplacito interessato delle loro aziende, di CIO e responsabili IT. Ma è poi così vero?

La domanda non è capziosa. Non esiste ad oggi alcun modello di business vincente o che possa garantire la durata di una pratica che suscita ancora dubbi e controversie.  Per il momento il BYOD è il fenomeno che meglio di altri spiega la consumerizzazione dell’IT che sta avvenendo, grazie al tablet ma anche ad altre tecnologie come quelle sociali e di cloud computing e delle APP.

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Secondo società come Gartner Group e IDC, il fenomeno BYOD non è più arginabile perché risultato e conseguenza dei cambiamenti in atto nei comportamenti, nelle menti e nelle attitudini di consumatori nella loro veste di utilizzatori individuali, professionali e aziendali.  Il consumatore è sempre più mobile e sempre meno stanziale ma soprattutto è sempre più aperto all’uso di nuove tecnologie capaci di favorire la sua produttività e di semplificare la sua vita privata e lavorativa. All’interno di una organizzazione e/o azienda questo cambiamento impone nuovi approcci, nuova cultura organizzativa e nuovi modi di pensare. Gli obiettivi rimangono gli stessi, in termini di efficienza, produttività e utili. Cambia il modo con cui tutto ciò viene perseguito e cambia il ruolo della singola persona coinvolta e il suo potenziale contributo.

Per il momento le reazioni delle aziende variano a seconda della propensione al rischio, della capacità innovativa, della cultura organizzativa e del ruolo del dipartimento IT e dei suoi responsabili. Una cultura organizzativa gerarchica e conservatrice impone di bloccare la pratica del BYOD per evitare potenziali rischi e protagonismi da parte della forza lavoro. Una cultura aperta alla innovazione non impone alcun controllo ed anzi favorisce il fenomeno puntando sul contributo di idee e di nuove pratiche che possono venire dal basso. Infine aziende con approcci e strategie miste e animate da maggiore pragmatismo puntano semplicemente a regolare le pratiche BYOD con l’obiettivo di limitare rischi e pericoli, di valutare effetti e vantaggi e di sfruttarlo per una consumerizzazione dell’IT aziendale che non coinvolga solo i dispositivi mobili ma l’intera infrastruttura hardware e software aziendale (Cloud computing, esternalizzazioni, approcci SaaS, ecc.).

Fonte: www.informationweek.com

Dopo due anni e mezzo di pratiche BYOD, tutte le aziende sono più o meno coscienti dei rischi ad esse associate e dei bisogni di sicurezza che ne derivano. Molte di queste aziende hanno introdotto strumenti, più o meno potenti, di MDM (Mobile Device Management) per permettere alla funzione IT una gestione e controllo ottimale anche in termini di assietnza all’utente finale (spesso un dirigente o il’amministratore delegato dell’azienda).  Tutte hanno costruito modelli di ROI sul fenomeno per valutarne i costi crescenti, derivanti principalmente dai servizi e dalle risorse necessari ad assistere l’utente Mobile, soprattutto in presenza di piattaforme di sistema operativo e di dispositivi tra loro diversi. Costi, rischi, pericoli non sembrano suggerire approcci e strategie diverse anche perché le aziende hanno compreso quali siano i vantaggi derivanti da pratiche ‘imposte’ dai dipendenti allo scopo di soddisfare loro esigenze personali quali ad esempio l’uso di uno stesso dispositivo per gestire informazioni sia private che aziendali.

Il BYOD non è solo una pratica aziendale ma anche argomento costante di articoli e riflessioni mediatiche che ne hanno elaborato e propagato la mitologia. Il fenomeno andrebbe letto con maggiore attenzione e contestualizzato sui comportamenti dei diversi attori in campo. Ci sono i responsabili aziendali impegnati nel tentativo di governarlo senza farsi prendere la mano dalle richieste e dalle volontà che arrivano dai membri dell’organizzazione. Ci sono i dipendenti, interessati molto più pragmaticamente a semplificare la loro vita personale e lavorativa sfruttando al meglio le nuove tecnologie mobile e di farlo anche nel modo più economico e conveniente possibile.

Ad una analisi più attenta quello che emerge è che il consumatore/dipendente non ha sposato il BYOD a prescindere. Lo adotta come una buona pratica se è conveniente economicamente e non solo per l’azienda e se non comporta rischi elevati sui cui effetti dannosi potrebbe essere chiamato a rispondere dall’azienda. I rischi sono quelli della sicurezza, della perdita del dispositivo, del furto, della privacy aziendale. Il BYOD poi non interessa tutti i dipendenti di un’azienda ma solo la sua componente direzionale e manageriale, solitamente ben pagata e con redditi medio-alti.  Nella situazione di crisi economica e di sparizione dei budget di spesa personali una pratica BYOD voluta dall’azienda e che non prevede un conto d’ingresso (acquisto del dispositivo da parte del dipendente) elevato spinge sicuramente verso una adozione diffusa del BYOD ma non ne determina necessariamente una pratica al di fuori dell’orario di lavoro.

L’approccio dell’utente/dipendente rimane pragmatico e utilitaristico e pesa molto di più di altre scelte aziendali, sui risultati ottenibili dalla pratica del BYOD, in termini di benefici e vantaggi aziendali.

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