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Smart technologies in forte ascesa

Smart technologies in forte ascesa

07 Marzo 2016 Gian Carlo Lanzetti
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Gian Carlo Lanzetti
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Una ricerca di Wakefield Research per Avanade (joint venture tra Accenture, socio di maggioranza, e Microsoft) evidenzia che la maggior parte dei dirigenti d'azienda sta già investendo e ricevendo benefici dal crescente utilizzo di tecnologie intelligenti (smart technologies) nei luoghi di lavoro. C’è la disponibilità a spendere fino al 10% del budget IT aziendale per far fronte nei prossimi 5 anni alle questioni etiche poste dal crescente utilizzo delle tecnologie intelligenti in azienda.

Con smart technologies si intende l’insieme di tutte quelle tecnologie, come device connessi, dispositivi indossabili e soluzioni di intelligent automation, che permettono ai computer o alle macchine di svolgere lavori o prendere decisioni solitamente ad appannaggio degli esseri umani.

Una delle principali motivazioni dell’adozione di queste tecnologie è l’aumento dei ricavi che, secondo le previsioni dei leader del settore business e IT, cresceranno del 33% entro i prossimi cinque anni (del 38% secondo i manager italiani che hanno partecipato alla ricerca).

Inoltre, le aziende stanno prevedendo di aggiornare professionalmente la propria forza lavoro attuale, con la creazione di nuove figure professionali e una riorganizzazione della struttura interna, dal momento che nel futuro è attesa una riqualificazione del 20%, nella media globale degli intervistati (il 25% secondo i manager italiani), degli attuali ruoli aziendali.

Ecco alcune delle indicazioni salienti della ricerca:

  • Il 63% delle aziende nella media globale (addirittura il 79% in Italia) ha già fatto importanti investimenti in smart technologies ed inizia ad ottenerne benefici, tra i quali emergono appunto l’incremento dei ricavi, il miglioramento della customer experience e un innalzamento del livello di soddisfazione dei propri dipendenti.
  • Il 92% dei manager a livello globale (in Italia addirittura il 96%) crede che sarà più facile attrarre e trattenere i migliori talenti grazie all’aumento dell’utilizzo di smart technologies nell’ambiente di lavoro.
  • Il 73% degli intervistati a livello globale (in Italia il 69%) afferma che le aziende avranno bisogno di assumere dipendenti più qualificati per prendere decisioni sempre più complesse. Le abilità più apprezzate in un vero e proprio digital workplace, secondo la media dei decision maker intervistati a livello globale, saranno: capacità di problem solving (61%), capacità di raccogliere e analizzare i dati (59%), pensiero critico (51%) e spirito di collaborazione (51%). Per i dirigenti italiani questa classifica è leggermente diversa, con la capacità di raccogliere e analizzare i dati a primeggiare con il 63%, seguita dal problem solving con il 54%, e dal pensiero critico e lo spirito di collaborazione con “appena” il 44%.
  • Circa il 60% della media dei manager intervistati a livello globale (il 63% in Italia) crede che le smart technologies avranno un ruolo chiave nelle attività di supporto alla customer experience. Sempre il 60% della media globale pensa che dette tecnologie avranno la capacità di identificare le opportunità di vendita (67% per gli italiani intervistati), e il 49% pensa che saranno capaci di individuare i clienti a rischio (38%).
  • La media del 78% dei manager a livello globale (83%) che ha preso parte alla ricerca confessa che la propria azienda non ha posto ancora abbastanza attenzione ai problemi etici creati dall’utilizzo progressivo delle smart technologies.

Ma non siamo del tutto pronti: il focus sull’etica digitale (digital ethics) crescerà di pari passo con l’evoluzione degli ambienti di lavoro digitalizzati (digital workplace)

Mentre i benefici derivanti dall’adozione delle smart technologies appaiono chiari ed evidenti, i top manager aziendali sono tuttavia alle prese con alcune questioni etiche derivanti dall'uso delle stesse, con la maggior parte degli intervistati (a livello globale e italiano) disposti a spendere fino al 10% del budget IT aziendale per far fronte nei prossimi 5 anni alle questioni etiche poste dal crescente utilizzo delle tecnologie intelligenti in azienda.  

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