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Orologi da polso, un’evoluzione tecnologica, convergente e intelligente in corso!

Orologi da polso, un’evoluzione tecnologica, convergente e intelligente in corso!

17 Ottobre 2013 Redazione SoloTablet
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L’orologio non è un meccanismo complesso, semplicemente complicato! I suoi mille meccanismi operano all’unisono in modo semplice e ritmato con un solo obiettivo: fornire l’ora giusta ed eventualmente altre informazioni aggiuntive. Dall’aggiunta di informazioni sono nati i primi Patek Pìhilippe e altri orologi simili con informazioni sui cicli solari e mappe stellari. Oggi le informazioni, sempre più digitali, sono in incremento continuo. Un segnale dell’evoluzione in atto.

Inutile ripercorrere l’evoluzione dell’orologio da polso. Facile trovare online storie ricche e aggiornate in una miriade di siti web specializzati o legati a marchi più o meno noti. Altrettanto facile e forse più interessante acquistare libri dedicati al tema e contenenti anche informazioni di tipo culturale, psicologico e sociologico sulla percezione e sulla nozione del tempo da un punto di vista storico.

Più interessante notare che se si ritorna a parlare di orologi da polso, dopo la rivoluzione anche di costume degli Sawtch, è perché lo impone la tecnologia e la sua evoluzione verso prodotti indossabili e ibridati con altri dispositivi ma anche con il corpo umano. Ciò che sta avvenendo non è che l’evoluzione di un prodotto datato ispirata dal successo di nuove tipologie di prodotti come gli smartphone e i tablet. Le loro caratteristiche tecniche fatte di sensori, chip sempre più compatti e piccoli, schermi tattili e applicazioni ne hanno fatto uno strumento e un fine. Uno strumento in termini di tecnologie da applicare ad ambiti e prodotti diversi, un fine fatto di innovazione allo scopo di integrare nuove funzionalità su prodotti esistenti, cambiandoli.

 

Sul terreno dell’innovazione ad innovare e fare evolvere l’orologio da polso non sono più i produttori e le marche tradizionali ma nomi nuov come Samsung, Google, Apple, Sony e altri minori. Questi operatori hanno avuto la brillante idea di potenziare i nuovi dispositivi da polso collegandoli in modalità wireless (Wi-Fi o Bluetooth) con i dispositivi smartphone e/o tablet di cui è dotato il consumatore. Da questo connubio né è derivata un’evoluzione dell’oggetto orologio ma soprattutto nuovi e tangibili benefici per l’utente.

Rispetto all’orologio tradizionale, quello digitale e intelligente regala all’utente una esperienza completamente nuova nell’uso di un dispositivo da polso e nuovi modi più naturali e semplici per accedere alle informazioni di quanto non lo sia attraverso uno smartphone. A rendere semplice la cosa è la maggiore semplicità di consultazione di un oggetto da polso rispetto ad uno che riposa in qualche tasca del vestiario dell’utente o in una borsa da viaggio. Sena contare che, socialmente parlando, il semplice gesto di guardare l’ora è comunemente accettato, a differenza di quanto non lo sia l’utilizzo di uno smartphone in una conversazione e due, in gruppo o in una riunione di lavoro.

Fin qui gli aspetti positivi di un prodotto che sfrutta l’evoluzione delle nuove tecnologie. In negativo va sottolineato che benefici e vantaggi diventeranno esperienze reali solo quando l’evoluzione in atto avrà raggiunto una nuova fase. Quella attuale, rappresentata dagli orologi da polso intelligenti in circolazione mostra infatti tutta la sua immaturità e insufficienza. Gli orologi in circolazione sono per il momento ancora troppo simili a quelli tradizionali. Sono solo diventati più complicati, in termini di meccanismi e funzionalità e di utilizzo. Il risultato insoddisfacente nasce anche dalla volontà dei produttori di soddisfare bisogni differenziati per poter proporre i loro prodotti al mercato intero. Così facendo hanno rinunciato ad innovare realmente ed hanno condizionato l’evoluzione verso prodotti e tecnologie più dirompenti.

E’ probabile che l’orologio intelligente del futuro. Più che fornire e cominciare informazioni,  abbia la capacità di interagire con il suo proprietario in base ad una sua capacità oggettiva nell’apprendere e trarre informazioni dal contesto in cui si trova la persona. Questo dispositivo sarà molto probabilmente un oggetto tecnologico convergente nel quale si troveranno integrate le funzionalità che oggi caratterizzano dispositivi diversi come quelli usati per scopi sportivi e legati al benessere delle persone, di tablet e smartphone usati per la mobilità, di dispositivi musicali e ludici e PC.

 

Per il momento dobbiamo acconetntarci di soluzioni come quelle già in circolazione: Pebble, Galaxy Gear, MetaWatch Frame e pochi altri mentre tutti sono naturalmente in attesa dell’iWatch di Apple e di cosa faranno società come Microsoft, Sony, Facebook, ecc.

Tra i prodotti in circolazione L’ultimo arrivato è il Galaxy Gear di Samsung, che non aggiunge molto di più a quanto non sia già disponibile in Pebble e altri prodotti simili.

Il mercato di questi dispositivi non è destinato ad essere importante. Mancano infatti per il momento le cosiddette ‘compelling reasons to buy”. Un dispositivo indossato e quindi sempre capace di fornire informazioni e di interagire con il suo proprietario deve essere molto bravo a farlo. Al momento questa ‘bravura’ non c’è e le informazioni che è in grado di fornire sono sempre limitate o incomplete e obbligano comunque a ricorrere a dispositivi aggiuntivi e diversi da portarsi appresso come uno smartphone.

La sua inadeguatezza dipende dal fatto che non è ancora sufficientemente intelligente dal segnalare l’arrivo di una email  o di un nuove cinguettio o messaggio Facebook solo quando l’utente è in grado di recepire la notifica e di agire. Incompleta è anche l’interfaccia del suo display che, anche per limiti di spazio, non riesce a visualizzare grandi quantità di informazioni e non ne permette un utilizzo semplificato. Infine abituati come siamo ad orologi che sembrano funzionare senza energia,  i nuovi orologi che  consumano, hanno batterie con carica limitata e obbligano a ricorrere frequentemente a nuove ricariche di energia, rischiano di creare più insoddisfazione che voglia di acquisto.

I prodotti attuali rappresentano l’evoluzione attuale delle tecnologie indossabili e come tali sono ancora in una fase adolescenziale. Le funzionalità di alcuni di questi prodotti illustrano però molto bene cosa sta succedendo, i percorsi possibili e i risultati ottenibili. Ad esempio già oggi l’orologio di Pebble permette di rifiutare una chiamata o di accettarla con un semplice tocco del display e utilizza una tecnologia di inchiostro digitale che rende molto leggibile il testo del display. Il Galaxy Gear permette di passare rapidamente dal display dll’orologio a quello dello smartphone ad esso collegato, nel caso in cui ci sia bisogno di rispondere ad un messaggio email urgente.

La fase adolescenziale è evidenziata ache dal design e dall’estetica dei nuovi orologi. I produttori sono all ricerca di nuove ergonomie e idee stilistiche ma non sembrano aver trovato per il momento soluzioni ottimali. Così anche un prodotto di punta come il Galaxy Gear risulta essere piuttosto brutto esteticamente, in termini di colori, spessore, scarsa maneggiabilità e anche molto lontano dall’uso che dell’orologio da polso si è sempre fatto per raccontare uno status e degli stili di vita. Difficile, per intenderci, che un possessore di un Philip Patek o anche di un più semplice Zenith, possa passare serenamente e senza traumi ad un galaxy Gear….

La differenza la possono fare le applicazioni ma soprattutto la capacità di andare incontro ai bisogni e ai gusti dei consumatori. I bisogni sono dettati dalla mobilità e dalla convergenza tecnologica, i gusti dal design, dall’estetica e dallo stile di vita. Più che focalizzarsi su cosa le tecnologie sono in grado di fare, i produttori dovrebbero focalizzarsi sulle percezioni , reazioni ed emozioni degli utenti che le usano. Il trend è segnato, gli esempi da seguire sono innumerevoli sia in ambito tablet e smartphone ma anche prodotti come Fitbit e FuelBand, la destinazione finale forse nota. L’orologio da polso intelligente di nuova generazione e digitale può trasformarsi in un assistente personale ed aiutarci nelle nostre attività quotidiane.

Che sia questa la destinazione finale effettiva?

Nel frattempo società come emopulse hanno gia implementato soluzioni come SMILE ancora più convergenti ed esteticamente coraggiose:

 

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