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Sviluppo APP, dentro o fuori dell’azienda?

Sviluppo APP, dentro o fuori dell’azienda?

11 Aprile 2013 Redazione SoloTablet
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Meglio uno sviluppo interno o affidarsi in outsourcing ad un partner di fiducia? Conviene investire su risorse e competenze aziendali o affidarsi a quelle esterne? Quali applicazioni sviluppare all’interno e quali fuori? Molti casi di studio indicano la soluzione in una strategia mista.

Il mercato delle applicazioni mobili ha due facce, una legata ai consumatori e agli sviluppatori di APP finalizzate a soddisfare bisogni personali, la seconda legata alle aziende e alla necessità di sviluppare applicazioni per il business, integrate con quelle esistenti e capaci di evolvere nel tempo facendo crescere efficienza e produttività aziendali.

Dopo l’arrivo dell’iPad numerose aziende hanno condotto le loro sperimentazioni interne per verificare utilizzabilità, caratteristiche tecnologiche, portabilità e integrabilità, sicurezza, gestibilità, facilità di supporto e funzionalità dei nuovi dispositivi. Superata la prima fase di sperimentazione che ha visto lo sviluppo di semplici applicazioni o la migrazione su tablet di applicazioni relativamente semplici di front-office come il CRM e/o per la business intelligence, molte aziende hanno iniziato ad interrogarsi su quale approccio prendere per lo sviluppo di applicazioni mission critical.  In una prima fase molte aziende hanno deciso di ricorrere a formule contrattuali in outsourcing, affidandosi a partner o collaboratori esterni dotati di maggiori conoscenze, competenze ed esperienze nel campo mobile.  Altre aziende hanno puntato sulla formazione di risorse interne, sulla creazione di gruppi di sviluppo ad hoc. Infine altre aziende hanno puntato fin dall’inizio su approcci e strategie miste che hanno visto all’opera partner esterni e gruppi di lavoro e di esperti assegnati ai nuovi progetti Mobile in azienda.

Nessun approccio ad oggi può essere valutato come il migliore. Tutti hanno dovuto fare i conti con costi crescenti (uno sviluppatore esperto iOS o Android può costare anche 70.000 euro), risorse non disponibili o difficili da trovare e  competenze da formare. Tutti hanno portato a riflessioni e cambi di strategia determinati dall’urgenza, dai tempi più o meno lunghi necessari per mettere in produzione una applicazione e per rispondere ai bisogni degli utenti.

 

Fonte: http://www.ciklum.com

Per le aziende che hanno scelto l’approccio in outsourcing il problema principale è come riuscire ad adattare le applicazioni ai mutati bisogni degli utenti e di farlo rapidamente. L’assenza di competenze e risorse interne obbliga a ricorrere ai fornitori esterni le cui priorità potrebbero non coincidere sempre con quelle dell’azienda loro cliente. La creazione di un gruppo di lavoro con competenze adeguate si trasforma in un costo aggiuntivo capace di invalidare il vantaggio economico ricercato con la scelta dello sviluppo esterno. Il costo può diventare elevato e impossibile da sostenere se le applicazioni sviluppate prevedono qualità elevata, portabilità multi-piattaforma, aggiornamenti costanti e allineati alle nuove versioni di sistema operativo e aggiornamento del design e delle  interfacce.

Le aziende che hanno optato per uno sviluppo interno lo hanno fatto quasi sicuramente perché dotate di una visione legata al Mobile e alle opportunità da esso offerte, dalla volontà di superare infrastrutture IT obsolete e legate ad una visione PC-centrica e dalla necessità di adattare rapidamente la propria infrastruttura tecnologica e applicativa al mercato e ai bisogni dei clienti. La rapidità diventa un criterio discriminante perché legato alla percezione che una realtà esterna non sia in gardo di comprendere a fondo e in tempi rapidi i bisogni dell’azienda e dei suoi stake holders, siano essi utenti interni, partner o clienti. Un altro svantaggio percepito come sostanziale nell’outsourcing è al dipendenza futura, dovuta anche al ricorso dei partner esterni a librerie di programmi proprietari che obbligano a legarsi a determinate architetture e interfacce e limitano il cambiamento così come l’evoluzione futura. Infine mentre il Mobile è un fenomeno che è qui per sempre, la relazione o collaborazione con un partner esterno è sempre soggetta a variazioni e non dura mai molto a lungo.

In conclusione rimangono aperte le domande poste all’inizio di questo articolo. Quale approccio conviene di più? Sviluppo in casa, esterno o entrambe le cose? Com fare a capire quale sia l’approccio più adeguato e per quale tipologia o ambito di applicazione? Quale approccio costa di più e comporta più rischi?

La nostra risposta prevede uno scenario nel quale prevalga una strategia mista e una combinazione virtuosa dei due approcci alternativi.  Una strategia mista permette di formare e far crescere conoscenze, competenze ed esperienze interne in modo da poter far fronte alle esigenze mission-critical dell’azienda e da rispondere con flessibilità e rapidità ai mutati bisogni della clientela interna. Un approccio misto serve anche a trovare e a formare quelle risorse che sono attualmente scarse sul mercato e che sono molto costose se cercate sul mercato delle professionalità

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