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IoT: non tutti gli oggetti vogliono essere connessi

IoT: non tutti gli oggetti vogliono essere connessi

20 Maggio 2015 Redazione SoloTablet
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Il 2015 è descritto da molti come l’anno delle tecnologie indossabili e della Internet degli oggetti. Le due cose sono strettamente collegate e sono il risultato naturale della evoluzione tecnologica in corso. Così come non tutti stanno in Rete o su Facebook anche gli oggetti possono desiderare di non essere connessi.

Tutte le indagini indicano una evoluzione verso la Internet degli oggetti in via di costante accelerazione. Un numero crescente di oggetti è dotata di dispositivi tecnologici, sensori, che permettono la loro interconnettività. Molte aziende stanno ridisegnando le loro infrastrutture informatiche, operative e organizzative mettendo in rete oggetti diversi, non solo dispositivi mobili e banche dati ma anche mezzi di trasporto per la logistica e altre apparecchiature aziendali. Obiettivo della messa in rete degli oggetti è la possibilità di raccogliere maggiori dati e di condividerli con l’obiettivo di rendere più efficienti e produttivi i processi e generare vantaggi per tutti gli attori delle numerose filiere che caratterizzano gli ecosistemi di ogni azienda.

Il fatto che tutti gli oggetti possano essere messi in rete non significa che convenga farlo. Creare reti degli oggetti diffuse può creare nuovi problemi, ad esempio la maggiore quantità di dati da gestire, invece di risolverli e distogliere investimenti importanti da altri ambiti nei quali potrebbero essere più necessari e produttivi. Meglio puntare su una rete di oggetti limitata nel numero e nelle funzioni e fare ricorso a tecnologie intelligenti capaci di portare reali benefici e vantaggi.

Punto di partenza di ogni strategia IoT (Internet of Things) deve essere l’assunto che non tutte le persone devono essere connesse e tanto meno tutti gli oggetti. In alcuni casi, per questioni di sicurezza o di privacy, persone e cose dovrebbero essere tenute sconnesse, soprattutto se la distanza che le separa impedisce controlli adeguati a garantire la sicurezza su cui molte organizzazioni hanno costruito i loro asset strategici e vincenti. Benchè tutti gli analisti prevedano il boom dell’IoT, non tutte le tecnologie disponibili sono in grado di fornire elevate garanzie di sicurezza.

 

 

La messa in rete di tanti oggetti implica la crescita esponenziale del big data aziendale con tutti i problemi relativi associati ad essa. La grandezza dei problemi potrebbe mettere a rischio investimenti e obiettivi prefissati. Soprattutto se questi obiettivi non sono misurabili perché non si è ancora imparato a misurare l’impatto delle nuove tecnologie sull’azienda, lIT e l’organizzazione.

Il problema non è hardware. Le tecnologie per interconnettere oggetti diversi tra loro sono tutte disponibili. Mancano esperienze adeguate e buone pratiche capaci di trasformare le nuove tecnologie in asset aziendali, di gestire i flussi di comunicazione e interazione tra oggetti che usano tecnologie diverse, di analizzarne le prestazioni, di orchestrare i segnali che li caratterizzano e di garantire la sicurezza delle informazioni. La Internet degli oggetti ha senso solo se non è un fine a se stesso ma lo strumento per dare forma a nuove strategie, a cambiamenti di processo e a trasformazioni nei modelli di business.

Mettere al primo posto gli obiettivi e le strategie aziendali potrebbe portare a creare reti di oggetti ridotte, limitate e confinate in ambiti lavorativi e territoriali definiti. Gli oggetti che sono rimasti fuori possono essere connessi in futuro e non è detto neppure che siano interessati ad esserlo.

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