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Gli hacker fanno il loro mestiere, noi lo facilitiamo

Gli hacker fanno il loro mestiere, noi lo facilitiamo

18 Giugno 2018 Redazione SoloTablet
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La Rete, in termini di sicurezza, non è un colabrodo ma quasi. I reati e gli attacchi cybercriminali sono in costante aumento, diversificati e sempre più intelligenti. Hacker e cybercriminali fanno il loro mestiere ma sono facilitati dalle azioni di utenti che aprono loro porte e finestre per portare al successo i loro attacchi.

Singoli individui, professionisti e dipendenti d'azienda condividono tra loro la stupidità o la scarsa conoscenza con cui si muovono in Rete. Parlare di stupidità è forse eccessivo perchè in Rete sono vulnerabili ance persone molto intelligenti e per nulla stupide. A renderle tali sono la loro scarsa conoscenza del mondo della Rete e le loro cattive pratiche nell'abitarlo.

Online nessuno si può sentire sicuro e protetto per sempre, tutti sono potenzialmente hackerabili, alcuni più di altri, altri avendo preso giuste precauzioni forse un po' di meno. La non sicurezza deriva dall'accresciuta aggressività e capacità dei cybercriminali ma anche dalla incapacità a concettualizzare e a comprendere i rischi che si corrono online abitando le piattaforme di social networking, navigando la Rete e o lavorando in azienda con applicazioni Mobile.

La scarsa consapevolezza dei rischi porta neo-patentati a fotografare la propria patente e a metterla online, proprietari di casa fotografare le chiavi di casa per celebrare il loro ingresso in un nuovo appartamento o villetta a schiera o dipendenti di un'azienda pubblicare selfie fatti in ufficio che mettono in bella mostra montagne di informazioni presenti sulle pareti o sulle scrivanie, compresi eventuali post-it contenenti promemoria per password o credenziali di accesso a siti e applicazioni aziendali. La lista potrebbe continuare ed evidenziare le numerose pratiche che mettono a rischio, con la semplice condivisione di informazioni, la sicurezza individuale e aziendale.

Queste pratiche nascono tutte dall'essere vittime e complici del tempo presente che domina la vita online. Un tempo reale che impedisce di riflettere prima di compiere un'azione quale quella di postare un messaggio, una foto o un selfie. La mancanza di riflessione impedisce di comprendere cosa e quanto si stia condividendo, in termini di dati e informazioni, senza averne alcuna contezza o consapevolezza. Basti pensare a quanto viene postato su facebook da chi condivide selfie fatti in casa e che possono trasmettere informazioni importanti ad eventuali malintenzionati interessati alle ricchezze delle proprietà rientrate nel mirino della fotocamera digitale di uno smartphone. Foto digitali che possono rivelare dettagli nascosti all'occhio ma percepibili grazie a semplici funzionalità digitali.

Numerose sono anche le cattive pratiche nella gestione delle password e delle credenziali di accesso. Da queste pratiche derivano vulnerabilità e rischi dagli effetti imprevedibili e costosi. Per ridurre il rischiop bisogna trasformare le cattive pratiche in buone pratiche che si traducono in una gestione attenta delle password. Ad esempio cambiandole spesso o usando sempre password diverse per ogni tipologia di accesso da effettuare. Usare i meccanismi predisposti per aumentare la sicurezza, come ad esempio la domanda di sicurezza, con intelligenza e furbizia.

Consapevoli di non poter eliminare completamente il rischio non rimane che eliminare al meglio le opportunità offerte ai cybercriminali di cimentarsi in un attacco. Eliminarle significa ridurre al massimo le informazioni che si distribuiscono in Rete o diffonderne di false in modo da ingannare e misinformare i criminali. Rendere loro la vita complicata può spingerli a rivolgersi altrove, là dove continuano a prevalere le cattive pratiche e a sussistere vulnerabilità. Per fare questo però bisogna rallentare la propria corsa online, darsi il tempo di osservare i contesti abitati e ciò che scorre nello sfondo, e soprattutto riflettere su ogni azione intrapresa. In termini di opportunità offerte ai cybercriminali per i loro attacchi e in particolare di informazioni disseminate online.

Far perdere le proprie tracce in un ambiente Internet diventato paludoso è cosa complicata ma se ci si riesce a finire nelle sabbie mobili potrebbe essere l'assalitore e non chi sta camminando o scappando.

 

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