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Editoria al bivio, che ne sarà del libro?

Editoria al bivio, che ne sarà del libro?

14 Ottobre 2011 Carlo Mazzucchelli
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Carlo Mazzucchelli
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Il futuro dell'editoria è incerto perchè i cambiamenti in atto nel comportamento dei consumatori e lettori e le nuove tecnologie obbligano editori e operatori del settore a ripensare strategie, modelli di business e programmi. Il futuro non è prevedibile ma vale per l'editoria il concetto di Marshall McLuhan: il futuro del futuro è il passato. Bisogna cambiare ora per avere un futuro cambiato domani!

Nel caso in cui qualche editore od operatore del settore non se ne fosse accorto, il mondo dell'editoria è nel bel mezzo di una vera e propria rivoluzione che parte dall'interrogativo sul futuro dell'oggetto libro ( Che ne sarà del libro nei prossimi anni?) e sui modelli di business ( Quale il modello di business dell'editoria libraria? ). La costante crescita in popolarità degli e-book, il proliferare di tablet, e-reader, kindle, iPad e il collasso di molti canali di distribuzione tradizionali e di librerie storiche sono tutti elementi di una rivoluzione in atto che non può essere negata nè sottovalutata ma anzi usata per una riflessione seria per identificare quale possa diventare la ragione d'essere dell'editore del prossimo futuro.

Su questi temi si stanno confrontando gli operatori anche italiani alla fiera del libro Buchmesse in corso di svolgimento in questi giorni a Francoforte e che vede anche la partecipazione di oltre 300 editori italiani e la presenza di un apposito Punto Italia realizzato dall’Associazione Italiana Editori (AIE), dall’ex Istituto per il Commercio Estero e dal Ministero per lo Sviluppo nel quale verranno presentati ed esposti i 1400 titoli di 51 editori italiani e sarà possibile consultare online il database dei libri in commercio.

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Quando si parla di editoria l'attenzione è solitamente concentrata sul mercato nord-americano, oggi le novità e i cambiamenti in atto anche sul mercato europeo obbligano ad analizzare i segnali che arrivano soprattutto sul fronte e-book come sintomo di un grande cambiamento in corso. Su questo fronte il mercato americano vale un 20% del mercato del libro complessivo e in UK vale il 10% ma la novità viene dalle sperimentazioni che in tutte le nazioni vengono fatte sul digitale e dalla certezza che a Natale l'ebook sarà un protagonista certo delle vendite di fine anno.

In Italia il numero di libri disponibili in formato digitale è ancora troppo basso per contribuire a modificare alla radice un settore ma il numero di 1000 titoli al giorno scaricati dalla rete sono molti se rapportati al numero ancora esiguo di dispositivi hardware in circolazione e al numero di titoli disponibili. Senza contare che sul mercato nostrano si stanno affacciando i grandi operatori internazionali con l'apertura delle loro attività e l'introduzione di nuovi dispositivi a prezzi sempre più convenienti per l'utente e competitivi grazie anche ad un ampliamento dell'offerta editoriale. Tutti questi elementi portano molti operatori e analisti di mercato ad ipotizzare che nel 2015 l'ebook possa rappresentare il 10% dell'intero mercato editoriale italiano.

Questi trend obbligano editori tradizionali come Mondadori a cambiamenti profondi, mantenendo alto il livello qualitativo delle attività tradizionali ma anche preparando tutto ciò che serve per passare alla nuova fase e ambiente digitali con una proposta competitiva a livello globale. Il modello di business su cui impostare questa migrazione non è ancora definito. Alcuni operatori infatti sposano modelli chiusi con l'obiettivo di legare i lettori/clienti alla casa editrice. Altri operatori ricercano nuove strade per disintermediare e/o aggirare i canali distributivi tradizionali e offrire direttamente i loro prodotti ai clienti. Infine ci sono anche operatori che hanno abbandonato il modello tradizionale basato sulla carta e si pongono nel digitale in modo alternativo cercando nuovi percorsi e approcci ma anche con l'obiettivo futo di poter giocare un ruolo chiave nel marcato editoriale e controllarne lo sviluppo per la componente digitale. Tutti gli operatori sono oggi chiamati a qualche forma di discontinuità e a tradurre percezioni e visioni del meracto in nuove strategie, prodotti e programmi. La discontinuità può essere più o meno radicale e drastica ma deve tenere conto, anche nel caso della ricerca di una transizione morbida, delle rivoluzioni in corso in due ambiti fondamentali quali quello del social networking e della distribuzione di contenuti.

La prima rivoluzione è avvenuta e avviene sul web e facilita l'incontro di un numero maggiore e crescente di persone con più solo con il prodotto ma anche con l'autore, altri lettori, comunità d'interesse e di pratica ecc. Dal punto di vista della distribuzione e della diffusione del libro ciò significa che il lettore può entrare in contatto con il suo autore e creare con lui un rapporto di relazione vero in grado di cambiare l'esperienza di lettura ma significa anche che il lettore con il suo passaparola e i suoi numerosi contatti online può facilmente determinare il successo o l'insuccesso di un titolo, di un autore, di una collana e quindi di un editore. Gli editori che non tengono conto di questi cambiamenti sono destinati a sparire mentre al contrario quelli che questi cambiamenti cavalcano devono alimentare con nuove iniziiative il processo sopra descritto con l'obiettivo di estendere l'area di influenza e aumentare il numero potenziale di lettori e di acquirenti di libri digirali.

Le nuove tecnologie digitali introducono poi nel mercato il self-publishing, un altro elemento importante che gli editori non dovrebbero contrastare ma altresì sfruttare per individuare nuovi autori, nuove tendenze e nuovio gusti dei lettori.

La rivoluzione in corso non porterà alla sparizione del libro cartaceo ma gli editori non possono evitare di adottare nuovi strumenti e un ruolo nuovo nella creazione di valore aggiunto nelle varie esperienze alla lettura oggi possibili su mezzi eterogenei, cartacei, online e digitali. Assisteremo probailmente ad una differenziazione nell'offerta e nei comportamenti, con l'ebook che prevarrà in ambiti delimitati e il libro cartaceo che continuerà ad essere oggetto di acquisto da parte di una clientela selezionata alla ricerca della qualità e dell'editoria di pregio. La differenziazione inciderà anche nella distribuzione e sull'intero processo editoriale che dovrà far fronte a nuove forme di disintermiediazioni potenti in grado di determinare probabilmente il futuro degli editori ma anche dei distributori, degli agenti letterari e dellle librerie tradizionali.

Così come l'editore deve far fronte al cambiamento e decidere se optare per una strategia di rivoluzione o di evoluzione/ottimizzazione, anche l'autore si deve oggi interrogare su quale approccio adottare. Il collasso possibili di molti editori e la disintermediazione resa possibile dalla rete potrebbe suggerire infatti scelte radicali di self-publishing abbandonando agenti e agenzie di intermediazione. Un numero crescente di autori potrebbero decidere di evitare di vedersi rifiutare la pubblicazione da parte di un editore della porpria produzione letteraria e di buttarsi nella mischia sfidando e/o ricercando le leggi del passaparola e del social networking in rete. Se ciò avvenisse, e negli Stati Uniti sta già avvenendo, molte agenzie e agenti potrebbero trovarsi in difficoltà. Negli USA ad esempio alcuni autori di fame internazionale hanno già deciso di scavalcare i loro agenti (the big six: HBGUSA, HarperCollins, McMillan, Penguin, Random House, and Simon & Schuster) che avendo nel tempo cercato di ostacolare ogni forma di cambiamento si trovano oggi ad essere impreparati di fronte al cambiamento in atto. Il successo dell'ebook sta producendo grande preoccupazione soprattutto perchè molti nuovi scrittori decidono di sfidare la critica del lettore direttamente online senza sottoporsi al giudizio di specialisti e operatori terrorrizzati dal nuovo che avanza ma soprattutto con un investimento minimo e grandi guadagni (ROI) nel caso di successo.

In conclusione la rivoluzione del mondo dell'editoria è arrivata e sarebbe folle se ognuno degli operatori della filiera produttiva non ne tenesse conto per contribuire a determinarne il quando e il come.

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