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Il futuro incerto del giornalismo

Il futuro incerto del giornalismo

10 Novembre 2016 Redazione SoloTablet
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I media tradizionali e i loro giornalisti sono l'oggetto preferito delle accuse di quanti stanno celebrando la vittoria di Trump avvenuta senza che stampa, sondaggisti e motori di ricerca l'avessero prevista. Le critiche rischiano di essere come gli spari sulla croce rossa. Il giornalismo ha da tempo un futuro incerto e ora un bel libro ne illustra anche il perchè.

Il libro è quello di Scott Reinardy dal titolo Journalism's lost generation: the un-doing of U.S. newspaper newsroom. E' un testo tutto centrato sulla situazione americana ma le cui narrazioni possono trovare collegamenti anche con situazioni italiane.

Il libro illustra i cambiamenti in atto nel mondo della stampa e dell'informazione come non collegabili solo alla crisi dei quotidiani ma anche come crisi delle comunità lovali, alla perdita di professionalità e al vuoto istituzionale. L'analisi è rivolta al giornalismo e come pratica individuale e come realtà industriale e fornisce una visione completa del giornalismo dei quotidiani e dei suoi protagonisti/editori e produttori.

Fonte: The Nation

La rivoluzione avvenuta negli ultimi 10 anni è stata traumatica. Ha portato alla sparizione di innumerevoli posti di lavoro e obbligato gli editori a ridefinire le loro strategie e obiettivi. Questa realtà è raccontata attraverso centinaia di interviste che hanno rivelato e numerose esperienze legate all'incertezza crescente, all'ansia e alla depressione derivante dalla sparizione di migliaia di posti di lavoro, a fusioni e acquisizioni continue e alla costante evoluzione dei modelli di business. Ne è derivata, secondo l'autore, una generazione di giornalisti perduta, professionisti che hanno visto lo tzunami digitale investire il loro mondo ma pensavano che i nuovi media non fossero ancora pronti per sostituirli e per rendere obsoleti i modelli editoriali e di business tradizionali. Ora di fronte alla devastazione che tutti possono osservare, quelli che ancora hanno un lavoro scoprono che i media digitali sono sì un'opportunità ma i guadagni sono molto meno e con la proliferazione dei dispositivi mobili e dei modelli di business lo sono ancora meno. Per anni i giornalisti si sono disinteressati delle strategie commerciali dei loro editori oggi scoprono che devono dotarsi di strategie commerciali loro proprie per cercare di sopravvivere in contesti di mercato completamente cambiati e demoliti dalle nuove tecnologie disruptive che stanno cambiando tutto, non solo il mondo editoriale.

Quando i modelli di un sistema sono arrivati al capolinea probabilmente poche sono le scelte possibili rimaste. Se i nuovi paradigmi o modelli emergenti sono di tipo disruptive non possono che avere effetti dirompenti e devastanti. Ne sono un esempio alcuni dei principali quotidiani del mondo che hanno deciso di andare online ma continuano a vivere situazioni di crisi e di difficoltà.  A testimonianza che non si è ancora arrivati al termine della rivoluzione iniziata almeno dieci anni fa. Mancano nuovi modelli vincenti o non ci sono segnali ottimisti sul fatto che qualcuno di loro possa diventare stabile e profittevole. Ciò che colpisce è che il mercato dei media non è stato destabilizzato dalla mancanza di innovazione ma dal suo eccesso. Il problema è che a trarne vantaggio e beneficio sono altri attori come Google e Facebook che, attraverso le loro tecnologie, sono riuscite ad attrarre flussi di denaro e attenzione prima indirizzati altrove.

A molti giornalisti non è rimasto che aderire alla vasta comunità di fantasmi che in rete si muovono alla ricerca di opportunità, disponibili a competere con qualsiasi arma, per dividersi una torta di reddito e di guadagni sempre più limitata dall'egoismo di pochi e dalla fine di un'epoca che i giornalisti di una certa età hanno avuto la fortuna di vivere con gioia.

Molti di questi giornalisti fanno oggi parte della generazione perduta, i giovani possono aspirare ad una vita da fantasmi, producendo contenuti sottopagati, firmati da altri e sui quali sarà loro reso complicato anche costruire una professionalità.

Questo è in sintesi il racconto del libro citato all'inizio dell'articolo. Per tornare ai fatti di oggi, se la crisi del giornalismo non fosse quella che stiamo vivendo, forse i media sarebbero stati capace di anticipare e prevedere quanto è successo alle recenti elezioni americane. E facile invece che molti giornalisti o aspiranti tali, senza lavoro, sottopagati o alla ricerca di nuove opportunità abbiano anch'essi votato per Trump e le sue promesse mirabolanti.

 

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