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Si naviga molto, si legge sempre meno!

Si naviga molto, si legge sempre meno!

13 Marzo 2017 Redazione SoloTablet
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A guardare i dati che ogni anno emergono dalle indagini che analizzano quanto si legge in Italia si scopre la lettura non è un passatempo per molti. Si legge sempre meno o forse, per continuare a essere ottimisti, si legge diverso. In entrambi i casi il quadro che emerge vede un calo costante della lettura, nonostante una produzione libraria crescente.

Il dato riferito alla lettura di libri nel corso del 2016 è deprimente, almeno per chi ama leggere e pensa che la lettura sia importante per la formazione individuale, per la società e per la cultura. Nel 2016 a leggere almeno un libro è stato il 40,5% della popolazione italiana con un'età superiore ai sei anni. Un dato numericamente importante, quasi 24 milioni di italiani, ma molto inferiore rispetto a quello registrato nel 2010 quando era del 47% con quasi 27 milioni di lettori. Un calo del -12% che evidenzia un vero e proprio crollo, certamente non determinato dalla crisi economica in corso e nonostante in Italia siano stati pubblicati più libri, quasi settantamila nuovi libri che hanno raggiunto le librerie, siano esse fisiche o online.

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Mentre si moltiplicano i saloni del libro e le iniziative culturali finalizzate alla lettura, mentre i media investono in nuove iniziative dedicate alla lettura e mentre proliferano i corsi di scrittura e si consolida con un +5% il mercato dell'ebook, in Italia si assiste a un calo costante che sta interessando soprattutto i cosiddetti lettori abituali. Il calo in questo segmento del mercato è stato valutato in quasi il -20%, un calo a cui corrisponde una maggiore quantità di tempo passata davanti al video del televisore o di uno schermo.

Il dato assume contorni ancora più preoccupanti se si analizzano in dati nel dettaglio. Un'analisi che fa emergere la supremazia della narrativa (il 40,5% de mercato) rispetto alla saggistica (il 15%). A seguire ci sono i libri per i bambini e per i ragazzi e l'editoria specialistica o tecnica.

Il calo delle vendite e le difficoltà crescenti delle librerie determinano scelte espositive nei punti vendita che finiscono per penalizzare ulteriormente la saggistica privilegiando l'autore del momento, la narrativa, i libri trainati da qualche presentazione televisiva come quelle di Che tempo che fa. E' una scelta che penalizza la saggistica e la sua offerta qualitativa. Non è un caso che questo tipo di libri siano confinati in spazi angusti o meno visibili e che non abbiano nessuna o scarse attività promozionali o non trovino spazio neppure nei canali televisivi. In assenza di una dovuta attenzione mediatica è sempre più diffusa la pratica di autori di saggistica che si auto-promuovono.

Il calo della lettura e le difficoltà della saggistica e dei libri di qualità in generale, illustra le tendenze in atto di una società sempre più dipendente dall'informazione e dalle conoscenze reperibili in Rete. Conoscenze spesso superficiali e poco approfondite, riassunte o raccontate e che danno la percezione di essere sufficienti allontanando molte persone dalla lettura dei saggi che le hanno originate.

Il calo della saggistica è tanto più preoccupante se si prende in considerazione il pubblico di coloro che di questo tipo di produzione dovrebbe avvantaggiarsi. Persone adulte, dai 30 ai 55 anni, che occupano posti di lavoro o esercitano professioni che suggeriscono un aggiornamento continuo per tenere il passo con le nuove conoscenze e le trasformazioni economiche, organizzative e professionali in corso.

Il dato sulla saggistica è tanto più allarmante se si guarda ai numeri. In Italia negli ultimi dodici mesi ha letto un libro di saggistica solo 1,2/1,5 milioni di persone e solo la metà ne ha letto almeno quattro. Dati incredibilmente bassi soprattutto se si pensa al numero di persone impegnate in processi decisionali, di professionisti e di classi dirigenti. E' come se la lettura anche per essi fosse diventata una semplice opzione e non al contrario una necessità.

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