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Servono ancora i comunicati stampa? Meglio raccontare storie!

Servono ancora i comunicati stampa? Meglio raccontare storie!

02 Dicembre 2015 Redazione SoloTablet
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Tutti vorrebbero raccontarle ma pochi lo sanno fare veramente. Ci si accontenta di confezionare contenuti precotti per dare forma a comunicati stampa che nessuno legge più e che sono destinati al cestino e a irritare chi li ha ricevuti. Nel tentativo di cambiare si scoprono blog, siti e portali sempre meno visitati, anche se molto navigati, e poco letti o seguiti. Ne deriva la necessità o la voglia di trasformare tutto in narrazione. I siti diventano così riviste e i comunicati stampa…sono destinati a scomparire!

Il Web è come una biblioteca, contiene storie. Le storie contengono universi nei quali ci si può perdere o ritrovare, incontrare tigri pericolose o gatti ruffiani, ragazze misteriose e persino uomini-pecora, centauri e ircocervi. Immersi in mille storie ci si può dimenticare del presente e del reale oppure acquisire di entrambe le realtà maggiore conoscenza e consapevolezza. Con le storie ci si può rilassare, divertire e sentire bene. E ci si può anche innamorare, non solo del racconto e del suo autore ma anche dei personaggi raccontati, della trama, delle immagini associate, della lingua usata e delle loro visioni, narrazioni e sequenze temporali

Con le storie devono oggi fare i conti anche le aziende e le grandi Marche. La rivoluzione tecnologica e digitale le obbliga a fare i conti con la testa mutata dei consumatori e potenziali clienti e a raccontare in modo diverso i loro prodotti e marchi, la loro proposizione commerciale e la loro identità.

Abituate da anni ad approcci tradizionali basati sull’ufficio stampa per la distribuzione di comunicati stampa o su agenzie pubblicitarie per la distribuzione di banner e pubblicità, oggi le aziende scoprono che hanno urgente bisogno di cambiare, utilizzando nuovi strumenti ma soprattutto nuovi approcci e strategie.

Il messaggio promozionale destinato al banner pubblicitario si trasforma così in notizia e il sito istituzionale in rivista. La comunicazione aziendale deve andare alla ricerca di nuove figure professionali capaci di scrivere e raccontare e il nuovo piano editoriale può nascere solo dopo una rivoluzione copernicana destinata a cambiare il modo di comunicare dell’azienda.

Che la Rete fosse alla ricerca di narrazioni e storytelling lo si sa e lo si scrive da anni ma come spesso accade, la realtà raccontata è diversa da quella reale e restia ai cambiamenti delle maggioranze silenziose che pensano di fare la Storia. Oggi, con ritardo, tutti scoprono quanto sia importante narrare storie e farlo in modo da catturare l’attenzione e l’interesse dei potenziali clienti, l’una e l’altro perduti per strada per l’eccessiva insistenza in forme di comunicazione non più efficaci e poco pragmatiche. La fuga dal banner e dai comunicati stampa, così come da molti altri contenuti, è un modo di scappare dal surplus informativo prodotto dalla Rete e per ritrovare il benessere cognitivo perduto dalla eccessiva esposizione alle troppe informazioni in circolazione.

La fuga è anche dal surplus visuale fatto di finestre indesiderate che si aprono sui display dei dispositivi per veicolare banner e messaggi promozionali che la mente degli utenti ormai non percepisce più ma che hanno il potere di creare grande irritazione e la ricerca di vie di fuga.

Le grandi Marche hanno compreso da tempo l’importanza della narrazione, del racconto e delle storie. Per capire quanto per loro sia diventato importante narrare è sufficiente fare delle ricerche online o visitare i nuovi portali e siti che hanno realizzato. In Italia la storia è molto diversa. Siamo in ritardo e lo sono ancor più le aziende, ancora troppo vincolate a siti statici e senza storie interessanti, troppo legate a forme tradizionali di comunicazione come il comunicato stampa e la newsletter e impreparate ad affrontare il cambiamento richiesto da un mercato composto da consumatori e clienti dalla testa mutata. Serve focalizzare strategie e iniziative sul cliente, serve investire in progetti e programmi di fidelizzazione e per farlo è necessario trovare i mezzi di comunicazione più adeguati ma soprattutto avere qualcosa di interessante da raccontare.

Nell’operare il cambiamento le realtà più rapide a farlo sono quelle grandi, in genere ben supportate da agenzie e professionalità che hanno maturato esperienze importanti con i nuovi media digitali e soprattutto la cultura che serve per usarli in modo vantaggioso, strategicamente e commercialmente. 

Per comunicare attraverso storie servono contenuti di qualità da distribuire, sapere dove distribuirli e quali strumenti utilizzare, ad esempio i media sociali della Rete con i loro algoritmi, le loro logiche e i loro linguaggi. La qualità è fattore determinante per farsi leggere e per creare curiosità e sete di conoscenza. Come nella saga del Trono di Spade, nella quale ciò che conta è certamente la qualità della storia ma soprattutto quanto essa sia costellata, in modo sorprendente, di novità.

La produzione di storie è l’approccio usato da grandi realtà come banche e società di telecomunicazioni per raccontare le loro attività, non in modo astratto, ma calandole nella vita concreta delle persone. Le storie costruite non vengono più sparate sui canali di comunicazione in modalità broadcasting come si fa ancora con i comunicati stampa ma fornendo contenuti che possono essere apprezzati, ripresi e condivisi.

Lo stanno facendo le grandi aziende e possono farlo anche le medie e le piccole!



A queste aziende SoloTablet si rivolge proponendosi come strumento per la produzione di storie e narrazioni e per la loro distribuzione. Per saperne di più....

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