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Ai vostri bimbi regalate fiabe e storie illustrate, poi anche smartphone e tablet!

Ai vostri bimbi regalate fiabe e storie illustrate, poi anche smartphone e tablet!

25 Febbraio 2016 Redazione SoloTablet
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L’idea è venuta dall’incontro casuale con Maria Gianola, un’illustratrice italiana, dedita da sempre al mondo dei bambini per i quali confeziona storie illustrate, deliziose e capaci di catturare l’attenzione, la curiosità e la voglia di scoperta della realtà circostante di molti bambini. Il suo lavoro è disponibile su supporti cartacei e digitali. I libri cartacei possono essere sfogliati in compagnia del bambino o della bambina, quelli digitali possono diventare uno spazio ludico fatto di esperienze visive, tattili e cognitive.

Nasciamo con tutti i neuroni al loro posto

Il nostro cervello è plastico, recettivo, plasmabile e predisposto per un apprendimento continuo. Nasciamo con tutti i neuroni al loro posto ma perché si attivino i contatti sinaptici che daranno forma al nostro essere, al nostro linguaggio, alla nostra consapevolezza della realtà e coscienza, ai nostri ricordi, alla memoria e alla nostra personalità bisogna compiere un lungo viaggio. E’ un viaggio sempre in compagnia di altri e immersi in eventi che possono determinare il suo scopo, i suoi confini e le sue destinazioni.

Rispetto al passato il viaggio è diventato anche virtuale e digitale. Fatto in compagnia di un’infinità di gadget tecnologici che sono andati a sostituire genitori e adulti e ad assumere un’importanza crescente nello sviluppo e maturazione delle nuove e vecchie generazioni. Il loro ruolo è tanto più importante quanto più vale, nell’esperienza di ognuno, il detto che il primo viaggio (amore) non si scorda mai.

Viaggiare in compagnia di smartphone e tablet

Far dipendere il primo viaggio, di bambini nella loro prima fase di formazione e sviluppo, da smartphone e tablet e altri dispositivi tecnologici, può essere determinante nella loro maturazione e felicità futura. Da qui l’importanza di un ruolo attivo (Genitori tecnovigili per ragazzi tecnorapidi) dei genitori e degli adulti nella scelta degli strumenti da usare e la necessità di una maggiore consapevolezza del fatto che lo strumento non deve essere, per forza di cose, tecnologico o non solo tecnologico.

Perché non tornare alle storie, alle favole e alle fiabe? Perché non mettere da parte gli assistenti vocali (Cortana, Siri, Google Now, ecc.) dei dispositivi mobili, i video Youtybe e i podcast, dando la propria voce alle storie, con l’aggiunta di sfumature e significati personalizzati e contestualizzati al momento? Perché non sedersi più spesso e più a lungo vicino ai bambini leggendo loro storie o sperimentando con loro il piacere della lettura e del viaggio fantastico attraverso l’uso di apposite applicazioni tecnologiche, ricche di narrazioni e di illustrazioni? Perché promuovere gli spazi sociali ma virtuali della Rete quando si possono vivere comunitariamente esperienze mentali come quelle di Alice nel paese delle meraviglie con i suoi bianconigli e regine di cuori, cappellai matti e capitan libeccio o i gemelli Pinco Panco e Panco Pinco?

Non siamo nati per leggere

Come ha ben spiegato Maryanne Wolf nel suo libro Proust e il calamaro, non siamo nati per leggere ma siamo dotati di un cervello straordinariamente plastico. Un’osservazione che nasce da ricerche e conoscenze scientifiche legate alla neuroscienza, alla linguistica, alla psicologia e alla pedagogia.

Con l’avvento della cultura digitale e la pervasività dei nuovi strumenti tecnologici siamo oggi nel mezzo di una profonda rivoluzione e di una transizione epocale, un cambiamento paradigmatico che sta riorganizzando il cervello, in particolare quello dei più piccoli. E’ una riorganizzazione determinata dal passaggio dalla cultura scritta e orale a quella prevalentemente digitale e visiva

Negli scritti di Platone si racconta di quanto Socrate preferisse le parole pronunciate a quelle scritte. Era uno strenuo sostenitore della lingua parlata perché considerava la parola scritta come negativa per la memorizzazione, la interiorizzazione e l’approfondimento. La lingua orale era per il filosofo greco uno strumento vivo e sempre in movimento, ricca di significato, suoni, musicalità, accento, ritmo e di entità dinamiche.

Oggi chiunque abbia un computer può imparare molto rapidamente su quasi tutto, dovunque e in ogni luogo e senza guida. E’ come se il “nostro controllo su cosa, come e quanto profondamente la prossima generazione imparerà ci sia sfuggito di mano” (Maryanne Wolf). Socrate ha perso la sua battaglia contro il diffondersi della lettura e della scrittura ma la sua battaglia contro gli effetti collaterali, ad esempio una maggiore superficialità, è ancora attuale.

Tutto dipende da come si impara a leggere, con chi o con che cosa. Un bambino che passa il suo tempo nel grembo di un adulto che gli racconta storie di fate, di dragoncelli e pinguini, di giganti e terre lontane è un bambino fortunato. Lo è perché sfogliando le illustrazioni di un libro ma anche di un e-book o di una APP su un display e ascoltando la voce di mamma o papà che leggono fiabe antiche e nuove, capisce in che modo dalle lettere, dalle immagini e dalle parole nascono delle storie che in futuro potranno essere ricordate o lette di nuovo. Ancora più fortunato questo bambino lo è perché il suo esercizio di lettura e conoscenza non è fatto in solitudine con un dispositivo elettronico ma in contatto fisicamente con delle persone che lo fanno sentire amato. Cosa che difficilmente uno smartphone o tablet riescono a fare.

Noi siamo quello che apprendiamo e diventiamo…

Secondo il neuroscienziato Edoardo Boncinelli quello che diventiamo da grandi dipende essenzialmente da tre concause, una genetica, una ambientale e culturale e una casuale. Ognuno, compatibilmente con la sua appartenenza sociale, disponibilità economica, volontà di riuscire e fortuna, ha la sua opportunità di volgerle a suo vantaggio. Ognuno dipende però anche dalle scelte che altri fanno per loro quando è in tenera età.

Scrive Boncinelli che “il nostro cervello è in grado di modificare il proprio hardware, ancora incompleto alla nascita, sulla base del software che vi si fa girare nei primi anni di vita.” Questo software è oggi sempre più frequentemente fornito da una macchina tecnologica a cui vengono demandate funzioni e compiti un tempo svolti, più o meno bene, da esseri umani, con la loro sensibilità, fisicità, emotività e altri elementi tipicamente umani che tanta influenza hanno (anche nella loro assenza) nello sviluppo delle nuove generazioni e nello sviluppo e formazione dei più giovani.

Il ruolo delle emozioni e loro rappresentazione

Uno dei motivi del successo delle nuove tecnologie sta nella loro capacità magnetica di produrre emozioni (magnetismo emozionale). Il tablet iPad in particolare è stato capace di proporsi all’utente come lavagna per disegnare, schermo cinematografico per video, programmi televisivi e film, specchio in cui rispecchiarsi e trovarsi, pagina su cui leggere, spazio attraverso il quale socializzare. Oggi sul display di uno smartphone e di un tablet passa il mondo intero e le sue molteplici realtà, fattuali, virtuali, digitali e aumentate.

Le emozioni non sono però appannaggio solo della tecnologia e dei suoi prodotti. Libri, fumetti, storie illustrate sono veicoli potenti e contenitori di sentimenti. Offrono a chi li usa, forse più del display di un computer, la possibilità di sperimentarli, esprimerli ed esternarli. Angoscia, rabbia, paura, odio sono tutti sentimenti specifici che possono convivere e impaurire, soprattutto i bambini alla scoperta del mondo che li circonda. Disporre di strumenti per liberare le energie in essi intrappolate o represse permette di dirigerle verso altre direzioni e destinazioni.

Molte esperienze emozionali non possono essere espresse a parole e neppure con uno smartphone di ultima generazione. Pensieri e parole possono interferire con i sentimenti producendo distorsioni dei significati, incomprensioni e fughe dal mondo. Le immagini sono al contrario veicoli perfetti per esprimere significati e sentimenti.

In un suo libro lo psicanalista Jung ha descritto il ruolo delle immagini come mezzo per evitare depressioni e lacerazioni interiori: “Quando riuscii a tradurre le emozioni in immagini, a trovare le immagini che erano dissimulate nelle emozioni, mi calmai e mi sentii rassicurato.” Tutti possono produrre immagini come mezzo di espressione. Tutti possono usare immagini, opere artistiche, fumetti, illustrazioni per comunicare, educare, apprendere e imparare cose su se stessi o aiutare altri a farlo. I genitori ad esempio possono fare ricorso alle immagini per cogliere le emozioni e i sentimenti dei loro figli in tenera età, dialogare e interagire con loro, elaborare utili metafore capaci di generare sicurezza, senso di protezione e di affetto.

Il ruolo dei genitori è essenziale…

Oggi la maggior parte dei genitori, ignari degli effetti collaterali e del ruolo che avranno nel definire la cornice futura entro la quale si muoveranno i loro pargoli, sceglie di regalare loro uno smartphone puntando sui benefici e i vantaggi percepiti della tecnologia digitale. Il regalo non riguarda solo adolescenti ma anche bambini in tenera età, spesso già abituati a giocare con lo smartphone o il tablet dei genitori. Al posto di raccontare storie, di sedersi al bordo del letto per leggere ad alta voce delle storie, molti genitori preferiscono oggi lasciare che a farlo sia il display illuminato di un dispositivo elettronico o la voce registrata di un avatar tecnologico.

Il fenomeno del dispositivo tecnologico regalato ai figli o ai nipoti è sempre più diffuso. E’ alimentato dalle scelte dei genitori, è favorito o imposto dalle richieste pressanti dei ragazzi nativi digitali e dal consumismo tecnologico guidato da campagne marketing e promozionali mirate. E’ un fenomeno che è oggi sempre più analizzato anche per i suoi effetti collaterali, spesso poco considerati o neppure percepiti, in termini di stress mentale, di perdita di esperienze reali importanti perché offline e di troppo tempo passato davanti ad un display che può creare varie forme di dipendenza.

Dopo avere regalato uno smartphone al proprio figlio/figlia un genitore può scegliere di diventare tecnovigile applicando alcune buone pratiche: controllare con cura le APP scaricate e usate per verificare la loro affidabilità e sicurezza,  munire il dispositivo di soluzioni software per tracciarlo o cancellarne se necessario, pensare agli effetti collaterali e riflettere sulle azioni da intraprendere per evitare conseguenze negative, fare attenzione ai segnali che indicano una incipiente dipendenza e definire tempi contingentati per l’utilizzo.

Scelte alternative al gadget tecnologico

Una scelta alternativa, forse preferibile e suggeribile, è di dimenticare la tecnologia e dedicare più tempo ai propri figli, leggendo loro ad alta voce delle storie o delle favole e coltivando un rapporto fisico e emotivo diretto. La lettura può essere fatta da un testo cartaceo ma anche da un display di un tablet o smartphone.

Il dispositivo permette di dare forma, colore e immagini al testo, di assistere il bambino nelle sue prime esperienze digitali permettendogli di fare esperienze tattili e sensoriali con le illustrazioni che accompagnano la storia e di instillare l’amore per contenuti e protagonisti del racconto prima ancora che per il dispositivo.

Se le illustrazioni sono quelle di Maria Gianola l’esperienza tattile è arricchita dalle scelte artistiche, estetiche e pittoriche. Le illustrazioni sono curate e pensate senza trascurare l’aspetto ludico e giocoso derivante dalla lettura. Le storie sono costruite per stimolare l’apprendimento e fare crescere i bambini sviluppando il loro apparato cognitivo e facilitando le loro esperienze sensoriali ed emotive. Il tutto attraverso un uso di materiali tradizionali e materici che sembrano album illustrati di cartone e richiamano i fumetti. Facendo uso di materiali diversi come stoffe, tessuti, carta stampata, tela, ecc., colori sempre vivaci, Gianola crea dei collage coloratissimi e pieni di luce, con tinte pastello che nulla tolgono alla nitidezza delle immagini e alla loro leggibilità anche da parte di bambini di due o tre anni.

Nata a Venezia, dove vive e lavora, Maria Gianola ha pubblicato sue creazioni con Mondadori, Giunti, Gallucci, Fatatrac, Del Borgo, Elledici, Helvetia, Edizioni Paoline e altre case editrici. Ha illustrato le favole per bambini “Un amico spaventoso”  e “Laguna l’invidiosa” di Tiziano Scarpa pubblicate da Gallucci Editore. Collabora con varie riviste come Famiglia Cristiana e nel 2014 ha disegnato le scenografie per un cortometraggio prodotto dall’Antoniano per lo Zecchino d’oro.

L'amico spaventoso

Storie in formato e-book e presto disponibili come APP

Una delle sue opere è sul tema della paura (“Paura di niente”) un’esperienza che è vissuta da tutti i minori e a volte è così densa di timori da paralizzarli, soprattutto se nella condizione di non poterne parlare con qualcuno o incapaci di farlo. Un libro illustrato, una storia che parla della paura li può aiutare a non ingigantire le loro paura, a comprenderle e a contestualizzarle. Paura di niente andrà ad aggiungersi alle altre storie giù pubblicate e raccontate come “Mi piaci così”,  “Sono fatto così”. e “Un amico spaventoso” (Gallucci).

L'amico spaventoso

 “Paura di niente” è una delle molte storie in formato APP con cui Maria Gianola ja deciso di rivolgersi ai più piccoli e ai loro genitori sfruttando i muovi canali e mezzi digitali. Ai primi offre personaggi allegri e vivaci, dipinti in acquarello con colori pastello e con una grafica accattivante e pensata per favorire il gusto del bello. Ai secondi offre la grande opportunità di passare più tempo con i loro bambini e di raccontare loro delle storie. Storie già scritte ma che grazie alle numerose illustrazioni da cui sono accompagnate offrono ai genitori e agli adulti la possibilità di creare delle varianti, di aggiungere altre storie, di creare nuove emozioni e soprattutto di riempire di contenuti ed emozioni un rapporto diretto con i bambini capace di farli sentire amati. Dopo avere fatto questo i genitori possono anche dare ai loro bambini il loro smartphone o tablet. Inutile privarli di strumenti diventati tanto importanti quanto lo è stata la scrittura, la stampa o Internet. Inutile anche perché con le storie raccontate e le parole pronunciate si sono prodotti adeguati anticorpi per uno sviluppo più sereno e positivo.

Per chi fosse interessato al lavoro di Maria Gianola può visitare il suo sito.

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