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Cambiamenti auspicabili per l’ICT 2016

Cambiamenti auspicabili per l’ICT 2016

12 Gennaio 2016 Gielle
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L’industria del digitale non solo deve rimodellare e riposizionare la propria offerta di prodotti, servizi e soluzioni nella aree innovative del digitale, ma anche ripensare e realizzazione strategie di go to market e di relazione con partner e i clienti radicalmente diverse dal passato. E’ l’auspicio di Ezio Viola, Managing Director, The Innovation Group.

Il 2015 si avvia a chiudersi con una crescita del PIL di 0.7-0,8% sul 2014: ciò indica un cambio di segno che,, però, per essere interpretato come il segnale di una definitiva svolta in positivo della congiuntura economica, dovrà essere seguito da un 2016 con una crescita almeno doppia, quindi di circa 1,5-1,6%.

Risultato ancora più importante, osserva Viola, si avrebbe se la svolta nella crescita economica si materializzasse anche in una crescita significativa della spesa e degli investimenti in tecnologie e servizi ICT e digitali, in tempi più veloci di quelli che mediamente si sono visti finora ( e cioè in meno di 6-12 mesi dall’inizio della ripresa economica). Già negli ultimi tre anni abbiamo assistito ad una divergenza dell’andamento dei trend del mercato digitale tra segmenti di mercato volti al “mantenimento del legacy, non discrezionali e di sostituzione legate al ciclo economico” (con decrescite anche a due cifre in alcuni comparti) e segmenti legati alle tecnologie digitali più innovative, che abilitano soluzioni più moderne e nuove applicazioni, che invece crescono a due cifre. Tuttavia i valori economici in gioco non sono ancora sufficienti, aggiunge, a consolidare una crescita complessiva del mercato significativamente maggiore della crescita economica.

Alcuni fatti devono però accadere sia dal lato della domanda sia dell’offerta perché questa accelerazione e questa auspicata svolta si verifichino. Dal lato della domanda, osserva Viola, elementi fondamentali sono quelli legati alla partenza concreta e definitiva di alcune iniziative a livello paese, iniziative di cui si parla da troppo tempo senza che si concretizzino (la nuova rete a larga banda, l’avvio dei progetti di digitalizzazione legate alla riforma della PA e di quelli dell’agenda digitale, etc), ed altri quali l’estensione di strumenti di incentivazione all’innovazione digitale in alcuni settori industriali, all’interno di un disegno strategico di politica industriale per la crescita del digitale in Italia che è ancora tutto da definire.

Le “buzzword” dell’innovazione digitale (Cloud, Big Data, IoT, Industria 4.0, App e Sharing economy etc.) devono essere “messe a terra” e concretizzarsi in policy e indirizzi strategici, che facilitino l’accelerazione dell’adozione di queste tecnologie e la creazione di nuovi modelli di business non solo nelle medio-grandi aziende, come sta già in qualche misura avvenendo, ma anche nelle PMI a partire da quelle dei settori trainanti dello sviluppo economico. Molti settori, prevede questo osservatore, entreranno nel 2016 in una fase di forte cambiamento dovuta sia alla pressione competitiva a livello globale, sia a cambiamenti strutturali di alcuni mercati, come quelli dei servizi bancari e finanziari in generale, dei trasporti e dei mezzi di trasporto a cominciare dall’automobile, piuttosto che alcuni dei settori industriali del made in Italy, o le utilities dell’energia, solo per citarne alcuni.

Per cogliere le opportunità che la trasformazione digitale di questi settori può offrire è’ necessario anche una accelerazione ed un cambiamento di gran parte dell’industria ICT e digitale presente nel nostro Paese: l’industria ICT non solo deve rimodellare e riposizionare la propria offerta di prodotti, servizi e soluzioni nella aree innovative del digitale, ma anche ripensare e realizzare strategie di go to market e di relazione con partner e i clienti radicalmente diverse dal passato, calandole nelle specificità dei settori e delle aziende italiane.

Per esempio, uno degli aspetti principali da considerare è come deve cambiare il ruolo e i modelli di quello che è sempre stato definito il “canale dei partner” per raggiungere le PMI: il modello di canale tradizionale sta diventano obsoleto o non adatto perché il “canale” deve evolvere verso un “ecosistema di partner e di aziende” che lavorano e si relazionano sia con le PMI sia con l’offerta, e dove gli attori possano essere dinamicamente diversi sia per tipologia (fornitori di tecnologia, di servizi, start-up innovative, aziende utenti con piattaforme abilitanti, PMI etc) sia per localizzazione territoriale o specializzazione di settore. Naturalmente, conclude Viola nel presentare la sua vision,  domanda ed offerta necessitano di competenze e di capacità manageriali e di leadership con visione, capacità di esecuzione e coraggio per intraprendere il cammino di cambiamento necessario.

 

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