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I servizi applicativi: ecco perché sono fondamentali

I servizi applicativi: ecco perché sono fondamentali

15 Marzo 2016 Gian Carlo Lanzetti
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Gian Carlo Lanzetti
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F5 ritiene fondamentali questi servizi e si impegna a supportarli tramite il proprio hardware, in modo virtuale attraverso le piattaforme cloud-based. Non tutti però la pensano allo stesso modo. Nel seguito alcune riflessioni di Di Lori MacVittie, Principal Technical Evangelist F5 Networks.

Sia che li chiamiate SDAS (Software-defined Application Services) o semplicemente servizi applicativi di base, la sostanza è più o meno identica: ci riferiamo a quei servizi che si trovano in mezzo tra le applicazioni e i loro utenti (che possono essere persone, cose, o anche altre applicazioni) e servono a garantire la sicurezza, la disponibilità e il rapido scambio dei dati. Si tratta di "servizi di rete" che si trovano ai livelli 4-7; i servizi stateful che esistono in ogni data center, che ne siate a conoscenza o meno. Spesso questi servizi sono chiamati semplicemente “bilanciamento del carico” o “ottimizzazione della WAN”, e raramente si riserva loro l'attenzione che meriterebbero .

“Attraverso un sondaggio promosso in EMEA, Italia inclusa siamo giunti alla conclusione che i servizi applicativi sono fondamentali e sempre più pervasivi. Immergendoci nello scenario dei servizi, aggiunge MacVittie, abbiamo ricavato intuizioni interessanti non solo su di essi ma anche sui progetti e le preoccupazioni che le organizzazioni oggi hanno rispetto alle nuove architetture, approcci e tecnologie emergenti e ai nuovi trend di mercato”.

Se si analizzano, ad esempio, la crescita sostanziale che l’adozione dei servizi applicativi vedrà nel corso del 2016 (in Italia il 68% delle aziende intervistate stima che entro la fine del 2016 più del 50% delle app sarà ospitata nel cloud), si scopre che buona parte delle organizzazioni si sta attrezzando per affrontare le criticità in ambito security che il dominio del cloud ibrido comporterà per tutti i settori.

 

In Italia, in particolare, l’ID federation (28%) e il Single Sign On (23,4%), così come la Secure Web Gateway (21%) sono stati indicati come servizi applicativi fondamentali per affrontare le principali preoccupazioni in termini di sicurezza e produttività legate al cloud ibrido.
“Effettivamente, la federazione delle identità, puntualizza il nostro interlocutore, è il mezzo principale per garantire la governance rispetto a un numero di applicazioni SaaS business-critical sempre maggiore, assicurando un accesso basato sulle identità e le responsabilità aziendali, non solo sull’identificazione dell’utente. E anche il SSO (single-sign on) svolge un ruolo importante nel garantire che le applicazioni distribuite su più ambienti (cloud ibridi) non intralcino la produttività degli utenti aziendali, imponendo vincoli relativi a come gestire (e memorizzare) password diverse”.

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Tra i primi cinque servizi applicativi indicati come già adottati, quattro sono relativi alla sicurezza, sicurezza della rete, delle comunicazioni e dei dati. Il quinto? Ovviamente il bilanciamento del carico (disponibilità) perché la sicurezza senza la scalabilità è come un pianoforte senza tasti.

Si apprende così che un’azienda media in Europa ha attualmente undici diversi servizi applicativi distribuiti, molti dei quali sono concatenati tra loro per distribuire, proteggere e ottimizzare ogni applicazione.
La maggior parte delle organizzazioni impiega dieci o più servizi rispetto ai ventiquattro che abbiamo indicato loro nel sondaggio e un non banale 30% utilizza ogni servizio possibile per garantire alle applicazioni sicurezza, disponibilità, mobilità, prestazioni e controllo degli accessi in tutto il proprio data center. Quelli che ancora non lo fanno, potrebbero arrivarci il prossimo anno, dato che il 25% delle aziende in Europa ha intenzione di distribuire quattro o più servizi di sicurezza nel 2016 e il 55% afferma che ne distribuirà almeno uno.

 

 

 

 

 

 

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