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In ritardo nella digitalizzazione

In ritardo nella digitalizzazione

11 Ottobre 2015 Redazione SoloTablet
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Le imprese italiane si stanno convertendo alla digitalizzazione, ma devono fare di più per riuscire a sfruttare sino in fondo il potenziale delle iniziative digitali. Da noi solo il 15% — la percentuale più bassa di tutta Europa — ritiene che le applicazioni e i servizi web-based siano cruciali per rafforzare il legame con i clienti e sviluppare il mercato.

E’ quanto emerge dallo studio “Exploiting the Software Advantage: Lessons from Digital Disrupters”, promosso da CA Technologies e condotto da Freeform Dynamics, società di analisi specializzata nel settore informatico su un campione di 1442 responsabili IT e dirigenti d’azienda, tra i quali oltre 500 manager europei provenienti da Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Svizzera e Spagna.

Lo studio rivela che il 58% delle organizzazioni italiane — percentuale lievemente superiore alla media europea del 56% — ha posto in essere un processo di trasformazione digitale  che ha assunto la forma di programma strategico coordinato.

Le iniziative digitali di maggior successo fra quelle in atto o pianificate riguardano lo sviluppo di prodotti e servizi (citato dall’88% dei soggetti italiani interpellati), l’efficienza e l’efficacia della forza lavoro (81%) e l’integrazione con fornitori/partner (80%). Il 19% del campione italiano continua tuttavia a intraprendere iniziative digitali su singole aree in modalità tattica e non sempre coordinata, e il 20% adotta tendenzialmente un approccio alle tecnologie digitali volto ad ampliare il modello di business esistente anziché attuare una reale trasformazione aziendale.

 

Nonostante il desiderio di digitalizzazione, le imprese italiane non stanno ancora mettendo in campo le innovazioni necessarie per attuare una trasformazione in tal senso. Ad esempio, solo il 15% — la percentuale più bassa di tutta Europa — ritiene che le applicazioni e i servizi web-based siano cruciali per rafforzare il legame con i clienti e sviluppare il mercato. E soltanto il 20% considera la tecnologia mobile essenziale per creare “engagement” e incrementare il business — distinguendosi anche in questo caso come percentuale più bassa di tutta Europa.

Le aziende che hanno conseguito un buon livello di digitalizzazione stanno invece già raccogliendone i frutti. A seguito delle iniziative digitali intraprese, il 79% dei manager italiani intervistati ha riscontrato o prevede una maggiore fidelizzazione dei clienti, il 75% ha ottenuto o si attende una crescita del fatturato, mentre il 75% ha constatato o prevede un incremento del numero di clienti.

“La trasformazione digitale è oggi indispensabile per guadagnare un vantaggio competitivo nella cosiddetta Application Economy”, ha dichiarato Vittorio Carosone, Sales & Partner Director, CA Technologies. “Questo studio ha evidenziato disparità significative nei livelli di maturità complessiva delle iniziative digitali messe in atto dalle aziende italiane — riscontrando tra le più innovative una crescita consistente del fatturato e della fidelizzazione dei clienti, nonché  un positivo impatto sugli utili e sul bilancio aziendale. Intimamente legato al concetto di trasformazione digitale è un impiego efficace del software che diviene in tal modo fattore di efficienza, competitività e successo”.

I risultati dello studio hanno inoltre portato all’elaborazione del “Digital Effectiveness Index” (DEI), un indice sviluppato con la collaborazione di Freeform Dynamics. Le risposte relative all’impatto della trasformazione digitale sulla competitività e sugli indicatori delle performance aziendali sono state convertite in punteggi numerici e successivamente aggregate fino a formare l’indice DEI. I partecipanti all’indagine sono stati quindi suddivisi in diverse categorie in base ai punteggi totalizzati.

Dall’applicazione di questa metrica è emerso un gruppo di ‘Digital Disrupter’: imprese che hanno realizzato importanti risultati grazie agli investimenti digitali effettuati in un’ottica di creazione di discontinuità sul mercato e nelle organizzazioni. In Italia queste realtà rappresentano, in base al DEI, il 4% del campione intervistato rispetto a una media mondiale pari al 14%. Lo studio rivela che, fra le fila dei Digital Disrupter, la crescita del fatturato è il doppio di quella registrata fra le organizzazioni tradizionali, mentre la crescita dei profitti è ben due volte e mezza superiore.

I Digital Disrupter si differenziano per alcuni tratti comuni ed elementi distintivi che le aziende italiane potrebbero assumere per sviluppare le loro potenzialità. Ad esempio, il 52% dei Digital Disrupter in Europa è convinto della necessità di far leva sulle potenzialità offerte dal mondo delle app, e più in generale sul software, contro il 34% della totalità del campione italiano intervistato. Circa il 79% dei Digital Disrupter europei ha adottato strumenti e metodologie per lo sviluppo agile delle applicazioni, contro il 40% del panorama aziendale italiano intervistato. Inoltre il 68% dei Digital Disrupter europei ricorre alla gestione delle API (Application Programming Interface) per la creazione di applicazioni web, rispetto al 40% delle imprese italiane.

Dallo studio è anche emerso che i principali promotori di iniziative digitali all’interno delle aziende italiane sono i “team transfunzionali”, citati dal 22% del campione, la percentuale più alta fra tutti i Paesi partecipanti allo studio. Per contro, sempre in Italia, solo il 13% delle iniziative digitali viene promossa dall’amministratore delegato o dal consiglio di amministrazione, contro una media mondiale del 24%. E’ interessante notare invece che il 12% delle organizzazioni italiane consultate preveda la figura del Chief Digital Officer, percentuale leggermente più alta rispetto alla media mondiale pari al 10%.

gielle


 

 

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