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Non ci resta che piangere e basta tagliare teste!

Non ci resta che piangere e basta tagliare teste!

17 Giugno 2013 Redazione SoloTablet
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Un rapporto e un’indagine raccontano quanto lontana sia ancora la fine della crisi e quanto complicata stia diventando la vita lavorativa di professionisti, manager, dirigenti e titolari d’azienda. Il rapporto rivela l’andamento in negativo di un mercato. L’indagine narra delle difficoltà di manager chiamati a tagliare ‘teste’ più che a contribuire al cambiamento e all’innovazione.

Il rapporto è quello di Assinform che evidenzia nel primo quadrimestre del 2013 un calo nel mercato ICT del -7,5% con, in prospettiva, un calo complessivo del -4,2% su base annua. L’indagine è una ricerca condotta dall’Osservatorio Innovation Practice del Politecnico di Milano  che mostra come i dirigenti delle risorse umane siano stanchi di essere chiamati in causa solo e soltanto per il taglio di personale e di ritrovarsi in ruoli amministrativi che non prevedono il loro coinvolgimento nella definizione e nella elaborazione di nuove startegie aziendali.

Il rapporto di Assinform ci racconta di una situazione di mercato sempre più difficile per l’intero comprato ICT italiano. Si conferma il crollo del settore delle telecomunicazioni  ma anche dell’information technology e i ritardi accumulati nel rendere operativa l’agenda digitale mettono a rischio una eventuale prossima e rapida ripresa.

Sul fronte delle direzioni delle risorse umane si assiste ad un demansionamento constante che genera frustrazioni e anche alcuni barlumi di reazioni e ribellioni contro direzioni aziendali che sembrano usare le loro HR come nel medioevo si utilizzavano i boia e i carnefici sulle piazze pubbliche.

Tutto ciò e il disappunto che ne emerge è stato ben fotografato dalla ricerca del Politecnico che ha evidenziato come il 53% dei manager interpellati abbia compiti essenzialmente amministrativi e ritenuti poco gratificanti perché non collegati con le sfide di cambaimento e innovazione su cui le aziende sono impegnate. Il mancato coinvolgimento delle risorse umane non sembra dipendere da una precisa volontà finalizzata all’esclusione ma piuttosto dalla mancanza di coraggio e di detyerminazione nell’affrontare la crisi con iniziative volte al cambiamento. Le aziende sembrano essere più interessate a tagliare risorse e ad usare la direzione delle risorse umane per farlo, nel modo meno costoso e più rapido possibile.

Tutti i mercati soffrono ma il mercato ICT soffre più di altri. Le telecomunicazioni pesano negativamente e contribuiscono in modo importante al calo generale dell’intero comparto ICT.  Chi sperava nell’agenda digitale o nell’innovazione per un rilancio del mercato deve fare i conti con i ritardi e i rinvii della pubblica amministrazione e con il conservatorismo di molta parte del mondo industriale italiano. L’Agenda Digitale va posta al centro del progetto di sviluppo del paese al fine di creare le condizioni per la modernizzazione della pubblica amministrazione e delle sue transazioni con cittadini e imprese. Il settore privato deve investire di più in nuove tecnologie e soluzioni digitali.

La realtà è ben diversa.

L’Agenda Digitale non è ancora partita e il privato non investe.  Il ritardo italiano misurato in cifre da Assinform racconta di investimenti diminuiti per le grandi aziende del 1,7%m per le medie del 2.1% e per le piccole del 3%. Mentre la media europea del fatturato di ecommerce cresce del 15%, in Italia è fermo al 6%. Le abitazioni italiane con accesso alla banda larga sono il 55% mentre la media europea è del 73%. Gli individui che dichiarano di non avere mai usato internet sono il 37%, quelli che acquistano online il 15% ( 22/35% in Europa).

Il risultato è in negativo nonostante il web e soprattutto le tecnologie mobili crescano rispettivamente el 7,5% e del 62%.  Il fatturato è in calo e le prospettive non sembrano rosee, soprattutto perché sembra continuare a prevalere un approccio basato su provvedimenti spot e come tali incapaci di generare un circolo virtuoso di crescita.

Questa situazione di mercato si riflette anche sulle aziende, sempre più in crisi e nella necessità di riorganizzare, ristrutturare e licenziare.

Situazione che vede coinvolte numerose aziende anche al di fuori dle mercato ICT come testimonia l’indagine della Innovative Practice del Politecnico. I numeri forniti dall’indagine parlano di difficoltà generalizzate che vede la direzione delle risorse umane coinvolta nel 35% del campione intervistato, impegnata in processi di razionalizzazione e reingegnerizzazione, con l’obiettivo di ridurre i costi della struttura.  Il 30% del campione prevede una riduzione dell’organico, in particolare quello impiegato in ruoli amministrativi e legati al budget del personale.

 

 

Questa situazione è vissuta problematicamente all’interno degli uffici delle risorse umane, perché le nuove tecnologie e i nuovi approcci IT aziendali permettono interventi che possono introdurre grande innovazione e cambiamenti organizzativi importanti. Gli ambiti di possibile intervento sono quelli dell’outsourcing, della business intelligence, delle tecnologie digitali e sociali utili per nuove forme di collaborazione e culture aziendali.

Dal rapporto Assinform la conclusione da trarre è che, nonostante le grandi opportunità offerte dalla tecnologia, non ci resta che da piangere. Dall’indagine del Politecnico emerge invece una stanchezza rispetto a pratiche di taglio del personale e di riduzione dei costi e una volontà crescente di sfruttare al meglio le tecnologie per contribuire al rinnovamento e alla innovazione aziendali in modo da essere pronti a trarre vantaggio della situazione appena la crisi attuale sarà superata.

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